Indice
- Design e costruzione: la maturità estetica che mancava
- Il suono: qui Nothing ha davvero fatto centro
- Prestazioni e connettività: solide, senza sorprese negative
- Autonomia: numeri reali e coerenti con quanto dichiarato
- Nothing X: l’app che completa l’esperienza
- Verdetto: che faccio, le compro?
- Domande frequenti su Nothing Headphone (1) Pro
C’è un momento preciso in cui capisci se un paio di cuffie ti piace davvero, ed è quello in cui te le togli senza accorgertene che è passata un’ora. Con Nothing Headphone (1) Pro quel momento arriva presto, e arriva spesso.
Non è solo una questione di qualità tecnica, per quanto quella ci sia, eccome: è che ogni ascolto ha quella sensazione rara di suono che non si limita ad arrivare alle orecchie, ma trova il modo di arrivare anche a qualcosa di più profondo, quella zona dove si annidano la passione per la musica e l’apprezzamento per un oggetto fatto bene.
Nothing Headphone (1) Pro è la nuova ammiraglia della gamma cuffie del brand britannico, terza generazione dopo le Headphone (1) e le più economiche Headphone (a).
Sono disponibili da fine settembre 2026 al prezzo consigliato di 399 dollari negli Stati Uniti (le prime indicazioni per il mercato europeo parlano di 349 euro, cifra non ancora confermata ufficialmente da Nothing al momento della pubblicazione di questa recensione).
Si rivolgono a chi cerca un prodotto capace di passare dall’ascolto quotidiano al lavoro in studio senza compromessi, grazie a una modalità che azzera qualunque elaborazione del segnale.
Ci abbiamo passato alcune settimane, usandole ogni giorno tra ufficio, spostamenti e sessioni di ascolto più concentrato: l’esperienza è stata eccellente, con un’unica area su cui l’azienda potrebbe ancora lavorare, di cui parliamo più avanti.
Corpo in alluminio e titanio con vetro 9H Panda Glass, peso di 327 grammi, autonomia fino a 68 ore con ANC disattivata. Il prezzo si colloca sui 399 dollari negli Stati Uniti, con l’Europa che secondo le prime indicazioni dovrebbe attestarsi sui 349 euro.
Il limite più evidente è il volume massimo, non altissimo neppure a livello software. Per la fascia di prezzo, resta una delle proposte più complete del segmento.
+ Flat EQ fisica che elimina ogni colorazione
+ ANC fino a 46 dB con gestione eccellente
+ Materiali premium (alluminio, titanio, vetro 9H)
+ Peso contenuto a 327 g
+ Autonomia reale fino a 68 ore con ANC disattivata
Design e costruzione: la maturità estetica che mancava
Diciamolo chiaramente: se le prime Headphone (1) puntavano tutto sull’impatto visivo del design trasparente, questa Pro dimostra una maturità progettuale superiore.
Il telaio unisce alluminio e titanio (quest’ultimo sostituisce l’acciaio usato sul modello precedente, con un guadagno dichiarato del 45% sul peso dei braccetti), mentre le calotte auricolari nascondono la tripla architettura dei driver dietro un vetro 9H Panda Glass resistente a graffi e urti.
Il peso complessivo si ferma a 327 grammi, un dato che nella pratica quotidiana si traduce in sessioni prolungate senza affaticamento, complice anche una fascia più larga del 10% e un’imbottitura più spessa del 12% rispetto alla generazione precedente.
I padiglioni, con una schiuma il 50% più morbida, si adattano bene anche a chi porta occhiali o piercing, grazie al meccanismo di rotazione a 20 gradi.
I controlli fisici restano il tratto distintivo del brand: rotella per volume e riproduzione, paddle per le tracce, un pulsante personalizzabile e, novità assoluta, l’interruttore Flat EQ, di cui parliamo tra poco.
Certificazione IP52 per polvere e schizzi, custodia rigida con anello per portachiavi incluso nella confezione.
Il suono: qui Nothing ha davvero fatto centro
Questa è la sezione dove le Headphone (1) originali avevano deluso, ed è anche quella dove la Pro cambia completamente registro.
La causa principale è l’architettura a tripla driver: un bass dynamic driver da 40 mmdedicato alle basse frequenze (con un incremento dichiarato del 15% di spinta e del 26% di sensibilità rispetto al modello precedente), un driver di precisione con diaframma in PEN per il range medio, e un tweeter xMEMS allo stato solido per gli acuti, con un diaframma in silicio 95 volte più rigido della plastica ma molto più leggero.
Il risultato nell’ascolto reale è una separazione delle frequenze che prima semplicemente non c’era: i bassi hanno corpo senza invadere il resto dello spettro, le voci restano presenti e articolate, gli alti non diventano mai fastidiosi anche ad alto volume relativo (che, va detto, non è comunque altissimo in termini assoluti, ma su questo torniamo nel verdetto).
Qui arriviamo al vero colpo da maestro: l’interruttore fisico Flat EQ, sviluppato in collaborazione con i Metropolis Studios di Londra, realtà storica dell’industria discografica britannica.
Attivandolo, le cuffie eliminano completamente l’elaborazione del segnale: niente equalizzazione, niente audio spaziale, solo il suono così com’è, pensato per chi deve prendere decisioni critiche su un mix o confrontare tracce in fase di produzione.
Non è un segreto che non tutti apprezzeranno l’assenza totale di elaborazione, semplicemente perché le nostre orecchie sono ormai abituate agli artifici sonori delle cuffie consumer.
Ma proprio per questo la scelta di Nothing è interessante: offre un punto di riferimento neutro che raramente si trova su prodotti di questa fascia, e lo affianca a un ventaglio di modalità Dynamic Spatial Audio che vanno nella direzione opposta, ricreando l’acustica di ambienti specifici come una Concert Hall, un Club o, appunto, la Studio B dei Metropolis Studios, la sala dove sono nati alcuni dei brani più celebri della storia della musica britannica.
A completare il quadro, cinque profili EQ personalizzati (Neo-Jazz, British Rock, UK Rap + Grime, Electronica, UK Bass) tarati dagli stessi tecnici dello studio.
Sul fronte della cancellazione del rumore, i 10 microfoni (tre feed-forward e due feedback per lato, posizionati verso l’interno per limitare l’interferenza del vento) permettono un ANC adattiva in tempo reale fino a 46 dB, con un miglioramento dichiarato del 40% di copertura sull’intero range di frequenza rispetto al modello base.
Nell’uso quotidiano, la differenza si sente soprattutto in ambienti ventosi o rumorosi come strada e mezzi pubblici.
Prestazioni e connettività: solide, senza sorprese negative
Bluetooth 6.1, connessione dual-device con passaggio automatico tra le sorgenti, Auracast per trasmettere audio a più cuffie compatibili contemporaneamente (funzione utile per chi condivide contenuti in mobilità), e una modalità a bassa latenza che scende sotto i 120 ms, sufficiente per gaming e streaming senza sfasamenti percepibili.
La codifica LDAC garantisce audio Hi-Res anche in wireless, mentre via USB-C si arriva fino a 24 bit/192 kHz in lossless.
Autonomia: numeri reali e coerenti con quanto dichiarato
Con ANC attiva, l’autonomia dichiarata è di 30 ore, che sale fino a 68 ore disattivandola. Nel nostro utilizzo misto, tra chiamate, ascolto in cuffia e ANC quasi sempre attiva, i numeri riscontrati sono stati coerenti con quanto promesso da Nothing.
La ricarica rapida garantisce due ore di ascolto con ANC attiva da soli cinque minuti di collegamento via USB-C, un dato che nella pratica toglie molta ansia da batteria.
Nothing X: l’app che completa l’esperienza
L’app Nothing X resta il centro di controllo di tutto quello che abbiamo descritto finora: EQ Semplice con preset rapidi, EQ Avanzato con punti di regolazione trascinabili sull’intero range 20 Hz-20 kHz, profilo Personal Sound basato su un test dell’udito personale, e la libreria di equalizzazioni condivise dalla community Nothing.
La funzione di localizzazione per ritrovare le cuffie e gli aggiornamenti firmware regolari completano un ecosistema software ormai maturo.
Verdetto: che faccio, le compro?
Arriviamo al punto dolente, quello del prezzo. Negli Stati Uniti, Nothing Headphone (1) Pro costa 399 dollari; per l’Europa, le prime indicazioni non ufficiali parlano di 349 euro, una cifra che andrà verificata al momento dell’apertura ufficiale dei preordini nel nostro mercato.
Si tratta comunque di un posizionamento che mette il prodotto in diretta concorrenza con riferimenti come Sony WH-1000XM6, Sennheiser Momentum 4 o, per chi guarda all’ecosistema Apple, le AirPods Max.
La verità è che questa Headphone (1) Pro è il prodotto che Nothing avrebbe dovuto lanciare fin dall’inizio. La combinazione tra tripla architettura di driver, la collaborazione con Metropolis Studios e una Flat EQ che elimina davvero ogni compromesso sonoro colma esattamente il vuoto lasciato dal modello originale, senza rinunciare all’identità estetica che ha reso Nothing riconoscibile fin dal primo giorno.
L’unica area in cui l’azienda potrebbe lavorare ancora è il volume massimo raggiungibile, che nel nostro test non è mai risultato particolarmente alto, nemmeno spingendo al massimo i controlli software. Per l’ascolto quotidiano non è un problema, ma chi cerca una presenza sonora molto marcata potrebbe percepirne il limite.
Detto questo, Nothing Headphone (1) Pro resta una delle scelte più solide oggi disponibili in questa fascia di prezzo: materiali curati, software sofisticato e un suono che finalmente può competere alla pari con prodotti ben più blasonati.
Domande frequenti su Nothing Headphone (1) Pro
Nothing Headphone (1) Pro è disponibile in Italia?
Sì, il lancio internazionale è fissato per il 29 settembre 2026, con vendita su nothing.tech, Amazon e nei principali negozi. Il prezzo ufficiale per l’Europa non era ancora confermato al momento della pubblicazione di questa recensione.
Quanto dura la batteria di Nothing Headphone (1) Pro in uso reale?
Con ANC attiva l’autonomia dichiarata è di 30 ore, che sale fino a 68 ore con ANC disattivata. Nei nostri test di utilizzo misto i numeri dichiarati da Nothing si sono confermati coerenti.
Cos’è la modalità Flat EQ di Nothing Headphone (1) Pro?
È un interruttore fisico sviluppato con i Metropolis Studios che disattiva ogni elaborazione del suono, restituendo un profilo neutro pensato per chi deve valutare mix e produzioni musicali in modo oggettivo.
Nothing Headphone (1) Pro è meglio delle Nothing Headphone (1) originali?
Sì, soprattutto sul fronte sonoro: la tripla architettura di driver risolve i problemi di gestione delle basse frequenze che avevano caratterizzato il modello di prima generazione.
Nothing Headphone (1) Pro o Sony WH-1000XM6: quale scegliere?
Le Sony restano il riferimento per ANC e qualità costruttiva generale, ma Nothing Headphone (1) Pro offre una proposta software più sofisticata sul fronte dell’equalizzazione e un design decisamente più distintivo, a un prezzo comparabile.
Nothing Headphone (1) Pro supporta l’audio Hi-Res?
Sì, è certificata Hi-Res sia in wireless con codec LDAC fino a 24 bit/96 kHz, sia via USB-C fino a 24 bit/192 kHz in lossless.
Nella redazione di questo articolo abbiamo utilizzato strumenti di intelligenza artificiale come supporto alla scrittura. Il test del prodotto, l’analisi tecnica e il giudizio finale restano interamente umani: nessuna valutazione qui contenuta è generata automaticamente.
