Videogiochi

Addio ai dischi su PlayStation: il regista del nuovo Resident Evil si schiera con il digitale, ma tra i fan esplode il dibattito

Il regista Zach Cregger con occhiali da vista e maglietta nera mentre gesticola con le mani spiegando un progetto, su uno sfondo con planimetrie ed elementi grafici tecnici.

Mentre Sony programma lo stop definitivo alle copie fisiche entro il 2028, Zach Cregger confessa a sorpresa di preferire i download per questioni di spazio e disattenzione, riconoscendo tuttavia il rischio concreto della cancellazione dei contenuti dalle librerie digitali.

La notizia era arrivata come un autentico fulmine a ciel sereno durante l’estate del 2026: Sony ha ufficializzato lo stop progressivo alla produzione di giochi su disco per le proprie console PlayStation entro gennaio 2028.

Una mossa epocale verso la transizione al cosiddetto digital-only che ha scatenato la ribellione di collezionisti e appassionati, profondamente preoccupati per la tutela della memoria storica dei videogiochi e per la reale proprietà dei titoli acquistati.

In un contesto già infuocato da accese discussioni della community, ad alimentare ulteriormente il confronto ci ha pensato una voce del tutto inattesa: quella del regista Zach Cregger.

Il cineasta statunitense, salito alla ribalta grazie ad acclamati horror come Barbarian e Weapons, si trova attualmente nelle sale di tutto il mondo alla guida del nuovo reboot cinematografico di Resident Evil, co-prodotto proprio da PlayStation Productions e Sony Pictures. Intervistato durante il press tour per la promozione della pellicola, Cregger ha espresso una posizione decisamente controcorrente rispetto al sentimento comune dei videogiocatori, ammettendo di preferire di gran lunga il formato digitale.

Questione di comodità: tra disordine cronico e salotti senza spazio

Nel corso di una lunga chiacchierata concessa ai microfoni della testata IndieWire, il regista non ha cercato scappatoie diplomatiche e ha chiarito senza esitazioni il proprio rapporto con i supporti fisici.

“Non sono un tipo da supporti fisici. O meglio, lo sono stato in passato, ma tendo a perdere o rovinare le cose con una facilità incredibile”, ha spiegato apertamente Cregger. “Quindi scaricare un gioco non mi crea alcun problema, perché so che almeno sarà sempre lì pronto all’uso quando ne avrò voglia.”

Lungi dal voler difendere per forza di cose la casa madre che ha finanziato la sua opera, il cineasta ha ricondotto la sua preferenza a un puro fattore logistico e pratico.

Il regista Zach Cregger con occhiali da vista e maglietta nera mentre gesticola con le mani spiegando un progetto, su uno sfondo con planimetrie ed elementi grafici tecnici.
Il regista Zach Cregger commenta il futuro dell’industria: una preferenza pragmatica per i download digitali dovuta a ragioni logistiche, senza però ignorare i rischi legati al diritto di proprietà e al delisting dei titoli. (mistergadget.tech)

Tra una proverbiale sbadataggine e lo spazio sempre più ridotto sulle mensole del salotto, il download digitale dei giochi si è trasformato per lui in un’irrinunciabile comodità di vita quotidiana.

“Semplicemente non ho abbastanza spazio in casa per conservare tutte le scatole dei videogiochi che vorrei avere. E poi finisco sempre per romperli o smarrirli. Mi succede continuamente. Quindi per me il download va più che bene.”

Il lato oscuro del digitale: il pericolo delle licenze e del delisting

Nonostante prediliga la flessibilità del negozio digitale, Cregger ha dimostrato di non essere affatto all’oscuro delle problematiche sollevate dagli utenti più attenti.

Interrogato sul tema scottante della conservazione delle opere e sull’accesso garantito nel tempo alle collezioni digitali, il regista ha corretto il tiro, riconoscendo la piena legittimità delle obiezioni sollevate dai videogiocatori:

“So bene che molti ribattono dicendo: ‘Guarda che non è sempre così, amico, perché possono semplicemente cancellare il gioco dai server anche se lo hai pagato con soldi veri’. Ed è vero, è una vera disdetta. È una cosa che non piace nemmeno a me.”

Questo commento tocca un nervo scoperto dell’intera industria dell’intrattenimento. Negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di publisher che, complice la scadenza di accordi di licenza per brani musicali o marchi registrati, hanno rimosso dai negozi online film e videogiochi regolarmente acquistati dagli utenti.

Se per le proprie abitudini personali il regista accetta il rischio di una cancellazione da un catalogo, ammette con onestà che la precarietà giuridica del formato digitale rappresenta un enorme problema per il futuro del medium.

Il paradosso di un film che celebra la materia tangibile

La visione disincantata di Zach Cregger contrasta apertamente con le prese di posizione di mostri sacri del calibro di Hideo Kojima, da sempre fiero paladino delle confezioni fisiche come baluardo della memoria culturale.

Scena cinematografica notturna con forte dominante calda e neve che cade, in cui un ragazzo corre allarmato lungo una strada innevata tra automobili coperte di ghiaccio.
Bryan alle strette contro una parete fatiscente: l’adattamento cinematografico di Cregger è stato acclamato proprio per la sua maniacale cura verso la fisicità degli oggetti di scena, dalle armi di fortuna ai telefoni a muro, in aperto contrasto con la dematerializzazione digitale.

Ma il vero paradosso sta proprio nell’opera che il regista ha appena portato sul grande schermo. Il nuovo film di Resident Evil deve il suo straordinario successo proprio all’ossessione visiva per gli elementi tangibili e concreti.

Nella pellicola, il protagonista Bryan trascorre gran parte del tempo a interagire manualmente con gli ambienti: spalanca polverosi cassetti in legno, esamina oggetti reali da vicino e combina artigianalmente polveri da sparo per fabbricarsi munizioni.

La regia costruisce la tensione cinematografica sul conteggio disperato delle cartucce del fucile a pompa rimaste nel tamburo, replicando con fedeltà maniacale la gestione dell’inventario dei primi capitoli firmati Capcom.

Questa evidente contraddizione riassume perfettamente la frattura in atto nel mondo videoludico: da un lato le abitudini del grande pubblico, orientato al consumo immediato in streaming e al download; dall’altro la strenua resistenza degli appassionati storici, intenzionati a non farsi sottrarre il possesso materiale delle opere.

Nel frattempo, la visione del regista continua a convincere pubblico e critica: con uno spettacolare 97% di recensioni positive su Rotten Tomatoes, il reboot di Resident Evil si candida a diventare uno dei migliori adattamenti videoludici mai realizzati.

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