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DLSS 5 e Multi-Frame Generation sulle vecchie RTX: quando i modder fanno saltare i blocchi di Nvidia

Interno di un computer da gioco con due schede video GeForce RTX 5060 Ti collegate in parallelo e una mano che inserisce un cavo, in una configurazione multi-GPU sperimentale.

Nonostante il colosso di Santa Clara avesse blindato la rivoluzionaria tecnologia di rendering neurale per la nuovissima serie RTX 50, la community open-source ha forzato le barriere, svelando però i pesanti compromessi tecnici a cui vanno incontro le schede delle generazioni passate.

Il rapporto tra Nvidia e il mondo del modding è da sempre un eterno gioco di rincorsa tra divieti e geniali forzature. Ad ogni grande salto generazionale si ripete lo stesso copione: una funzione chiave viene presentata come esclusiva assoluta dei modelli più costosi, giustificandola con presunti limiti hardware invalicabili. Pochi mesi dopo, la community dimostra che i blocchi software possono essere aggirati. L’arrivo del DLSS 5 non ha fatto eccezione alla regola.

Il muro di Nvidia e l’esclusività delle RTX 50

Presentato in primavera e approfondito durante il Siggraph ad agosto, il DLSS 5 ha ridefinito le aspettative sul fronte della grafica in tempo reale. A differenza delle versioni precedenti incentrate sulla ricostruzione dei raggi e sulla superrisoluzione tradizionale, questa nuova versione introduce un motore di rendering neurale a guidare il 3D, capace di ricalcolare in tempo reale la propagazione della luce e la complessità delle superfici organiche. A completare il quadro c’è il Multi-Frame Generation (MFG), basato sull’intelligenza artificiale, che promette di inserire fino a cinque fotogrammi artificiali tra quelli calcolati nativamente, garantendo un fattore moltiplicativo di 6X.

Primo piano di un personaggio femminile con capelli biondi in un vicolo urbano notturno e fotorealistico, reso con il rendering neurale del DLSS 5.
I complessi algoritmi di rendering neurale del DLSS 5 gestiscono l’illuminazione e i dettagli organici, spingendo al limite le schede video ma richiedendo risorse hardware enormi. (mistergadget.tech)

Nvidia ha decretato che queste innovazioni fossero un’esclusiva d’élite riservata unicamente alle schede basate sull’architettura Blackwell, ovvero la famiglia GeForce RTX 50. La motivazione ufficiale puntava il dito contro la presunta mancanza di componenti hardware specifici nelle generazioni precedenti per gestire tali flussi neurali. Una spiegazione che non ha convinto i possessori di schede di fascia alta delle serie RTX 30 e RTX 40, decisi a non accettare una presunta obsolescenza precoce.

Come i modder hanno aggirato i blocchi dello sviluppatore

La risposta della community open-source non si è fatta attendere. Analizzando il codice delle librerie Nvidia, diversi sviluppatori indipendenti hanno realizzato soluzioni ingegnose. È nato così il progetto DLSSG SM86 dedicato alle schede con architettura Ampere (serie RTX 30), capace di inserire un proxy nel runtime per ingannare i file eseguibili dei giochi.

Parallelamente, lo strumento DLSS Unlocked ha esteso il funzionamento alle famiglie RTX 20, 30 e 40, sfruttando un trucco astuto: attivare il rendering neurale del DLSS 5 delegando però l’interpolazione dei fotogrammi al codice FSR 3.1 di AMD.

Picata dalla violazione, Nvidia ha tentato di tappare la voragine con un aggiornamento del software di gestione per bloccare le iniezioni di librerie DLL. Il blocco è durato meno di quarantotto ore. Il modder Marcelo Guibout si è persino spinto oltre, resuscitando una configurazione multi-GPU tramite un componente aggiuntivo ReShade chiamato Neural Coprocessor, che unisce due schede RTX 5060 Ti da 16 GB per dividere il carico di Cyberpunk 2077.

I costi nascosti: VRAM satura, latenza e cali di prestazioni

Se la prodezza tecnica strappa applausi, forzare il DLSS 5 su schede come le serie Ampere o Ada Lovelace presenta un conto salatissimo sul piano pratico. Il rendering neurale basato su trasformatori richiede una quantità monumentale di memoria video. Su schede molto diffuse dotate di 8 o 12 GB di VRAM, come la RTX 3070 o la RTX 4060, l’attivazione forzata del mod provoca una saturazione immediata della memoria, generando pesanti scatti (stuttering) e vistosi ritardi di visualizzazione.

Grafica promozionale di Nvidia che mostra la scritta DLSS 5 accanto a una scheda video della serie RTX 40 in un'ambientazione futuristica e metallica.
DLSS 5 e Multi-Frame Generation sulle vecchie RTX: quando i modder fanno saltare i blocchi di Nvidia (mistergadget.tech)

I problemi non finiscono qui, poiché emergono tre criticità che compromettono l’esperienza di gioco:

  • Latenza disastrosa: L’assenza di un’integrazione hardware nativa con Nvidia Reflex fa impennare l’input lag, trasformando i comandi in una risposta imprecisa e gommosa.
  • Consumi e temperature record: Sforzare architetture non predisposte o sommare due schede grafiche fa impennare l’assorbimento energetico (TDP) e il calore dissipato dal sistema.
  • Artefatti visivi: L’abbinamento forzato di tecnologie differenti genera difetti evidenti su schermo, tra cui scie persistenti (ghosting).

Ban nei giochi online, contromosse e la mossa di AMD

Oltre ai limiti tecnici, l’uso di questi strumenti espone a pericoli concreti legati alla sicurezza. L’alterazione dei file di sistema tramite iniezione di codice viene intercettata dai sistemi antitruppa (Easy Anti-CheatBattlEyeRicochet). Usare mod come DLSS Unlocked nei titoli multigiocatore significa rischiare il bando definitivo e irreversibile dai propri account.

Sul fronte dei creatori, l’ombra delle azioni legali (richieste di rimozione DMCA) da parte dei legali di Nvidia resta costante. In questo scenario, AMD ha capitalizzato la situazione posizionandosi come paladina dell’apertura con il suo standard FSR compatibile con qualsiasi marchio. Di fronte alle proteste, Nvidia ha tentato un parziale passo indietro introducendo il supporto ufficiale del DLSS 5 anche sulle RTX 40, seppur vincolato a un interruttore rigido che impedisce di regolare finemente i parametri per alleggerire la VRAM.

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