Indice
- Un vecchio smartphone può diventare un pannello di controllo
- Il vecchio tablet può diventare il centro della casa
- Una vecchia webcam può trovare una seconda vita
- E anche il vecchio router può essere utile
- Prima di recuperare un dispositivo, controlliamo quanto consuma
- Non tutto quello che è vecchio è inutilizzabile
Hai vecchi smartphone, tablet, webcam o router inutilizzati? Ecco come recuperarli e trasformarli in strumenti utili per la smart home.
Quanti dispositivi tecnologici abbiamo lasciato negli anni dentro un cassetto perché ormai sostituiti da qualcosa di più moderno? Vecchi smartphone, tablet, router e webcam spesso continuano a funzionare, ma vengono considerati inutili soltanto perché non sono più adatti al loro scopo originale.
In realtà, soprattutto quando si parla di smart home, molti di questi prodotti possono avere una seconda vita. Non è necessario acquistare sempre un dispositivo dedicato per ottenere una determinata funzione: in alcuni casi possiamo recuperare quello che abbiamo già in casa e trasformarlo in un nuovo componente del sistema.
Un vecchio smartphone può diventare un pannello di controllo, un tablet può essere utilizzato per gestire i dispositivi della casa e una webcam può trovare una nuova funzione all’interno di un sistema di videosorveglianza. Anche un vecchio router può tornare utile per migliorare la copertura della rete.
Il risultato non sarà necessariamente identico a quello ottenibile acquistando prodotti moderni e progettati appositamente per queste funzioni. Ma per chi vuole spendere meno e soprattutto recuperare hardware ancora funzionante, le possibilità sono diverse.
Un vecchio smartphone può diventare un pannello di controllo
Il primo dispositivo da recuperare è probabilmente anche quello che abbiamo più facilmente a disposizione: un vecchio smartphone.
Anche un telefono di qualche anno fa può essere ancora perfettamente utilizzabile per svolgere operazioni semplici. Se lo smartphone non riceve più gli aggiornamenti necessari per essere utilizzato quotidianamente come telefono principale, questo non significa che debba necessariamente essere buttato.
Dopo aver eliminato i vecchi dati personali e ripristinato il dispositivo, possiamo collegarlo nuovamente alla rete Wi-Fi domestica e destinarlo alla gestione della smart home.
Una delle possibilità più semplici consiste nell’installare le applicazioni utilizzate per controllare i nostri dispositivi smart. In questo modo lo smartphone può rimanere in casa e diventare un telecomando dedicato per luci, prese, climatizzatori e altri prodotti compatibili.
Il vantaggio è evidente: non dobbiamo ogni volta prendere il nostro smartphone personale per effettuare una determinata operazione. Possiamo lasciare il vecchio telefono in un punto preciso della casa e utilizzarlo esclusivamente per questo scopo.
Se disponiamo di un sistema più articolato, il vecchio smartphone può anche diventare l’interfaccia per una piattaforma centralizzata di gestione della smart home.
È però importante considerare l’età del dispositivo. Un telefono molto vecchio potrebbe avere problemi di compatibilità con le applicazioni più recenti oppure non ricevere più aggiornamenti di sicurezza. In questo caso è meglio limitarne l’utilizzo alle funzioni realmente necessarie.
Il vecchio tablet può diventare il centro della casa
Un tablet inutilizzato può essere ancora più interessante, soprattutto grazie allo schermo più grande. La sua destinazione più naturale è quella di pannello di controllo fisso. Possiamo installarlo su un supporto da tavolo oppure fissarlo alla parete e utilizzarlo per visualizzare e gestire i dispositivi collegati alla nostra abitazione.
In questo scenario il tablet può mostrare una dashboard con le informazioni più importanti: stato delle luci, temperatura, sensori, telecamere o altri dispositivi compatibili con il sistema utilizzato.
La scelta del software dipende naturalmente dall’ecosistema già presente in casa. Chi utilizza una piattaforma centralizzata può sfruttare la relativa interfaccia web o l’applicazione dedicata.
Anche in questo caso non serve necessariamente un tablet potente. Per una dashboard domestica le esigenze hardware sono generalmente molto più basse rispetto a quelle richieste da giochi, montaggio video o applicazioni pesanti.
Un dispositivo vecchio può quindi continuare a essere utile proprio perché non deve più svolgere tutte le funzioni di un tablet moderno.
C’è però una considerazione da fare: lasciarlo sempre acceso e collegato all’alimentazione significa sottoporlo a un utilizzo continuo. Prima di trasformarlo in un pannello permanente conviene quindi verificare lo stato della batteria e dell’alimentatore.
Una vecchia webcam può trovare una seconda vita
Anche le webcam che abbiamo smesso di utilizzare possono essere recuperate. Una vecchia webcam USB, collegata a un computer o a un mini PC compatibile, può essere utilizzata come base per creare un sistema di videosorveglianza domestica.
La configurazione richiede qualche passaggio in più rispetto a quella di un’applicazione installata su uno smartphone, ma può diventare interessante per chi vuole costruire un sistema più personalizzato.
Una possibilità è utilizzare software specifici per la videosorveglianza, eventualmente integrandoli con una piattaforma di automazione domestica.
In questo modo la webcam non si limita a mostrare un’immagine, ma può entrare a far parte delle automazioni della casa. Un rilevamento di movimento, per esempio, può essere associato ad altre azioni previste dal sistema.
Il vantaggio principale è recuperare un dispositivo che altrimenti rimarrebbe inutilizzato. Anche qui, però, bisogna considerare i limiti dell’hardware: una webcam molto vecchia potrebbe avere una qualità video ridotta, una risoluzione bassa o un campo visivo limitato.
Per alcune situazioni può comunque essere sufficiente. Se l’obiettivo è semplicemente controllare cosa accade in una determinata stanza, non è necessariamente indispensabile una videocamera moderna con sensore ad alta risoluzione.
E anche il vecchio router può essere utile
Tra i dispositivi che finiscono più facilmente dimenticati c’è poi il vecchio router. Quando cambiamo connessione o acquistiamo un modello più recente, quello precedente viene spesso messo da parte. Ma se continua a funzionare, può essere utilizzato per estendere la rete domestica.
A seconda delle funzioni supportate, il router può essere configurato come access point o ripetitore, permettendo di portare la connessione in una zona della casa dove il segnale del router principale arriva con maggiore difficoltà.
La soluzione più efficace, quando possibile, consiste nel collegare il vecchio router tramite Ethernet e utilizzarlo come access point. In questo modo il collegamento tra i due dispositivi non dipende dalla qualità del segnale Wi-Fi.
Alcuni modelli supportano invece modalità wireless che permettono di utilizzare il router come ripetitore senza collegamento via cavo.
Non è necessariamente una soluzione paragonabile a un moderno sistema mesh, ma può essere sufficiente per collegare sensori, lampadine, prese smart e altri dispositivi che non richiedono una connessione particolarmente veloce.
Anche in questo caso bisogna verificare le caratteristiche del dispositivo e soprattutto la possibilità di aggiornarne il firmware. Un router molto vecchio potrebbe utilizzare protocolli ormai superati e non rappresentare la scelta migliore per gestire una rete principale.
Prima di recuperare un dispositivo, controlliamo quanto consuma
Il riutilizzo della vecchia tecnologia ha senso soprattutto quando il consumo energetico rimane contenuto. Un vecchio smartphone utilizzato occasionalmente non rappresenta un problema particolare. Un computer molto datato lasciato acceso 24 ore su 24 per gestire una webcam, invece, potrebbe consumare molto più di un moderno dispositivo progettato proprio per questo scopo.
Per questo il recupero non deve diventare un principio assoluto. Se un vecchio dispositivo consuma troppo, non è necessariamente più conveniente utilizzarlo rispetto all’acquisto di un prodotto nuovo.
Lo stesso discorso vale per sicurezza e affidabilità. Un dispositivo che non riceve più aggiornamenti e che deve essere esposto direttamente a Internet non è una buona scelta.
La seconda vita della tecnologia funziona quindi soprattutto quando troviamo il giusto compromesso tra ciò che il dispositivo è ancora in grado di fare, il consumo energetico e il livello di sicurezza che possiamo ottenere.
Non tutto quello che è vecchio è inutilizzabile
La cosa interessante è proprio questa: un dispositivo tecnologico non smette necessariamente di essere utile quando diventa vecchio.
Uno smartphone può smettere di essere abbastanza potente per le applicazioni moderne, ma avere ancora uno schermo perfettamente funzionante. Un tablet può non essere più adatto al lavoro, ma diventare una dashboard. Una webcam può avere una qualità video modesta, ma essere sufficiente per controllare una stanza. Un router può essere superato, ma continuare a funzionare come access point.
La smart home può quindi diventare anche un’occasione per recuperare tecnologia che abbiamo già acquistato, invece di sostituire ogni componente con un prodotto nuovo.
Prima di buttare un vecchio dispositivo, vale quindi la pena chiedersi una cosa molto semplice: non può più fare quello per cui l’avevo comprato, oppure non può più fare proprio nulla? Spesso la risposta è la prima. Ed è proprio lì che può iniziare la sua seconda vita.
