Indice
La truffa dei chilometri scalati continua a colpire il mercato delle auto usate. In Italia i casi rilevati sono pochi, ma la media arriva a quasi 70mila km cancellati per vettura.
Comprare un’auto usata significa, inevitabilmente, fidarsi anche delle informazioni che accompagnano quella vettura. Tra queste, una delle più importanti è il chilometraggio, perché permette di capire quanto è stata utilizzata l’auto e contribuisce a determinarne il valore. Il problema nasce quando quei numeri vengono modificati.
La cosiddetta truffa dei chilometri scalati continua infatti a rappresentare un problema nel mercato delle auto usate. E in Italia c’è un dato particolarmente interessante: le vetture sulle quali viene rilevata una manomissione sono relativamente poche rispetto ad altri Paesi europei, ma quando il contachilometri viene alterato, la differenza può essere enorme.
Secondo un’analisi realizzata da carVertical su quasi 8.000 acquirenti europei, inoltre, il problema non riguarda soltanto la possibilità di scoprire una vettura con il chilometraggio falsificato. Una parte consistente degli automobilisti non sa nemmeno a chi rivolgersi quando si accorge di essere stata truffata.
Quasi 8 automobilisti su 10 non sanno a chi rivolgersi
Il dato più significativo dell’indagine riguarda proprio la consapevolezza degli automobilisti. Il 76% degli intervistati afferma di non sapere quale ente o autorità contattare per denunciare una possibile manomissione del contachilometri.
È un problema tutt’altro che secondario. Scoprire che l’auto acquistata ha in realtà percorso molti più chilometri di quelli indicati dal venditore significa infatti trovarsi davanti a un danno economico potenzialmente importante. Il prezzo pagato potrebbe essere stato determinato proprio sulla base di un chilometraggio artificialmente più basso.
Eppure, davanti a una situazione del genere, moltissimi automobilisti non sanno come procedere. Il risultato è una sorta di rassegnazione preventiva. L’87,3% degli intervistati ritiene infatti di non riuscire a recuperare il denaro perso a causa della truffa. Soltanto il 12,7% conserva la convinzione di poter ottenere un risarcimento.
Secondo Matas Buzelis, esperto del settore per carVertical, le tutele legali esistono, ma diventano molto meno efficaci quando il consumatore non sa come utilizzarle. Il problema, quindi, non sarebbe soltanto la presenza della frode, ma anche la scarsa conoscenza degli strumenti disponibili per reagire.
In Italia i casi sono pochi, ma i chilometri scalati sono tantissimi
Ed è qui che emerge il particolare paradosso italiano. L’analisi dei dati raccolti attraverso i report della piattaforma tra settembre 2024 e agosto 2025 restituisce infatti un quadro apparentemente positivo. In Italia il 2,91% delle auto analizzate presenta segnali riconducibili alla manipolazione del contachilometri.
La percentuale colloca il nostro Paese al secondo posto in Europa per trasparenza, almeno considerando questo parametro. Il problema, però, arriva quando si guarda a quanto viene effettivamente modificato il chilometraggio.
Quando una vettura italiana viene individuata con il contachilometri manomesso, la riduzione media arriva infatti a circa 69.800 chilometri.
Significa che il fenomeno, pur interessando una percentuale relativamente contenuta delle auto analizzate, può avere conseguenze molto pesanti sul singolo veicolo. Non si parla quindi necessariamente di qualche migliaio di chilometri cancellati per rendere più appetibile una vettura: in media, il dato italiano sfiora i 70mila chilometri.
Il meccanismo è abbastanza semplice. Un’auto con molti chilometri sulle spalle può essere meno appetibile e avere un valore di mercato inferiore rispetto a un esemplare apparentemente più giovane. Ridurre artificialmente il numero visualizzato sul quadro strumenti permette quindi di far sembrare la vettura più recente e meno utilizzata di quanto sia realmente.
Il rischio, per chi compra, è quello di pagare un prezzo superiore a quello che l’auto dovrebbe avere sulla base della sua reale storia.
Il problema diventa ancora più grande quando l’auto arriva dall’estero
A rendere più complicata la situazione c’è anche il mercato europeo delle auto usate. Molte vetture attraversano infatti i confini nazionali durante la loro vita. Un’auto può essere immatricolata in un Paese, utilizzata per anni, successivamente esportata e infine rivenduta in un altro Stato. Il problema è che i database nazionali europei non sono completamente integrati tra loro.
Quando la vettura cambia Paese, quindi, ricostruire la sua storia può diventare molto più difficile. Le informazioni relative a revisioni, manutenzione, chilometraggio e passaggi di proprietà possono essere distribuite tra sistemi differenti.
È proprio questa frammentazione a creare una delle condizioni ideali per la manipolazione del chilometraggio.
Se i dati non vengono condivisi in modo efficace tra i diversi Paesi, diventa infatti più complicato confrontare ciò che la vettura dichiarava prima dell’esportazione con quello che viene indicato successivamente dal venditore.
Cosa rischia chi manomette il contachilometri
Dal punto di vista italiano, la manomissione finalizzata alla vendita della vettura può avere conseguenze anche sul piano penale. Nel quadro descritto dalla fonte, la pratica viene ricondotta alla frode in commercio, con riferimento all’articolo 640 del Codice Penale.
Le conseguenze indicate comprendono la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa fino a 1.032 euro. Per le imprese possono inoltre entrare in gioco gli strumenti dell’AGCM, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nel caso in cui vengano accertate pratiche commerciali scorrette. In questi casi le sanzioni amministrative possono arrivare fino a 5 milioni di euro.
Nonostante questo, la conoscenza delle regole sembra essere ancora molto limitata. Il 45,1% degli automobilisti intervistati ammette di non conoscere le sanzioni previste per chi altera il chilometraggio. Ancora più curioso è il fatto che il 7,1% ritenga addirittura che modificare il numero dei chilometri sia una pratica legale.
Sono numeri che mostrano quanto sia importante, per chi compra un’auto usata, non fermarsi semplicemente al dato visualizzato sul cruscotto.
Come capire se i chilometri sono stati scalati
La difesa più efficace resta quindi la verifica della storia dell’auto prima dell’acquisto. Il primo elemento da controllare sono le fatture e i documenti relativi alla manutenzione. Se, per esempio, un intervento effettuato alcuni anni prima riporta un chilometraggio superiore a quello mostrato oggi sul contachilometri, c’è evidentemente qualcosa che non torna.
Anche lo storico delle revisioni ministeriali può fornire informazioni preziose, perché permette di confrontare il chilometraggio registrato in momenti diversi della vita della vettura.
Bisogna poi incrociare tutti i dati disponibili: manutenzione, revisioni, documentazione del veicolo e storico dei passaggi di proprietà.
Nessun singolo elemento, preso isolatamente, garantisce necessariamente di scoprire una manipolazione. È il confronto tra informazioni provenienti da fonti diverse a rendere più facile individuare eventuali anomalie.
Il punto fondamentale è farlo prima di firmare il passaggio di proprietà. Una volta concluso l’acquisto, scoprire che l’auto ha percorso decine di migliaia di chilometri in più può trasformare una semplice compravendita in una controversia molto più complessa.
Il dato italiano, dunque, racconta una situazione particolare: la percentuale di auto con chilometraggio manipolato è relativamente bassa, ma l’entità della modifica può essere enorme. E con un mercato dell’usato sempre più internazionale e database nazionali che non comunicano ancora in modo completo, controllare la storia della vettura prima di acquistare rimane la precauzione più importante.
