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Recensione Onimusha: Way of the Sword, il ritorno del mito tra duelli all’arma bianca e la filosofia di Musashi

Artwork promozionale di Onimusha: Way of the Sword con Musashi in primo piano che impugna la katana e il guanto Oni dorato, affiancato da un guerriero con cappello a cono e mostruosi demoni Genma sullo sfondo.

Capcom rispolvera la sua storica saga feudale con un’opera raffinata ed esigente testata su PS5 Pro: meno soulslike e più rispetto per la vera arte della spada giapponese, sulle orme del leggendario spadaccino con il volto di Toshiro Mifune.


Onimusha: Way of the Sword
Onimusha: Way of the Sword segna una rinascita trionfale e coraggiosa per una delle saghe storiche più amate di Capcom. Rifiutando con decisione l’omologazione alle formule soulslike oggi imperanti, il team di sviluppo ha scelto di rischiare, confezionando un videogioco d’azione rigoroso, tecnico e profondamente radicato nella vera arte della scherma feudale giapponese.
L’intuizione di plasmare il ritmo di gioco e la letalità dell’Issen attorno agli insegnamenti del trattato di Miyamoto Musashi si sposa alla perfezione con una direzione registica d’ispirazione cinematografica, impreziosita dalla magnetica presenza scenica dell’indimenticato Toshiro Mifune.
I pochi inciampi riscontrabili nella varietà delle missioni secondarie e nell’esplorazione delle rovine cittadine non intaccano la straordinaria solidità dell’opera. Chiunque sia alla ricerca di un sistema di combattimento esigente, capace di premiare la freddezza, il colpo d’occhio e il tempismo assoluto sopra ogni frenesia, troverà in questo ritorno di Onimusha una delle esperienze d’azione più appaganti, autentiche e memorabili della generazione attuale.

Pro

+ Combattimento all’arma bianca profondo, tecnico e gratificante.
+ Straordinario carisma digitale di Toshiro Mifune.
+ Boss fight spettacolari e rigiocabili dall’hub centrale.
+ Meccanica dell’Issen fedele all’autentica scherma feudale.
+ Regia cinematografica di altissimo livello stile Kurosawa.

Contro

– Attività secondarie e missioni urbane talvolta ripetitive.
– Attacchi base volutamente deboli e poco incisivi.
– Curva di difficoltà severa per i meno pazienti.
– Esplorazione meno ispirata rispetto ai dungeon principali.

Il leggendario maestro di spada Miyamoto Musashi si considerava un artista prima ancora che un guerriero. Fine stratega e indiscusso maestro d’armi, Musashi ha lasciato un’impronta nella storia che va ben oltre i fendenti della sua katana: le sue opere pittoriche a inchiostro, monocromatiche ed essenziali, incarnano alla perfezione il principio secondo cui la vera maestria risiede nella sottrazione.

Che sia stata una scelta deliberata o una felice intuizione di sviluppo, sembra proprio che Capcom abbia fatto propria questa filosofia nella creazione di Onimusha: Way of the Sword. Disponibile a partire dal 3 settembre su PlayStation 5, Xbox Series X/S e PC (con una futura versione attesa anche su Nintendo Switch 2), il titolo si ispira liberamente alle gesta del più celebre samurai del Giappone feudale.

Abbiamo messo alla prova l’avventura sulla nuova PlayStation 5 Pro, immergendoci in un’esperienza che applica i precetti marziali del sedicesimo secolo alla struttura di un videogioco d’azione moderno con sorprendente maestria artigianale.

L’arte dell’Issen: quando la pazienza supera la furia

Per restituire la sensazione di padroneggiare la tecnica a due spade attribuita storicamente a Musashi, Capcom ha ideato un sistema di combattimento meticoloso, rifinito grazie al motion capture eseguito da veri maestri d’armi. L’intero gameplay si fonda sulla gestione del momento perfetto e sull’osservazione maniacale dei movimenti avversari.

Innescando un fendente leggero o pesante proprio nell’istante esatto in cui il nemico sferra il suo colpo, è possibile scatenare il leggendario Issen, il contrattacco fulmineo che interrompe l’offensiva nemica e infligge danni devastanti.

Schermata d'azione concitata con Musashi in corsa mentre sferra un fendente che infrange lo spazio visivo in frammenti di luce contro un gruppo di demoni tra impalcature in rovina.
La meccanica dell’Issen in azione: cogliere l’istante esatto dell’attacco avversario permette di ribaltare le sorti dello scontro con un contrattacco chirurgico e devastante. (MisterGadget.Tech)

Non c’è spazio per la frenesia: Musashi, rimasto imbattuto in oltre sessanta duelli mortali nel corso della sua vita reale, combatte come un reattore chirurgico piuttosto che come un aggressore sconsiderato. Riconoscere le finte, i segnali preparatori dei colpi e i tempi di caricamento dei nemici è infinitamente più efficace del lanciarsi in una sterile guerra di logoramento.

Le combinazioni di attacchi base risultano volutamente depotenziate e quasi impacciate, concepite come semplici manovre di disturbo per confondere la guardia avversaria. La vera letalità di Musashi emerge dopo una parata perfetta, una deflessione o una schivata tempestiva. Danzando attorno ai rivali e costringendoli a sprecare vigore andando a vuoto, li si espone a punizioni sia fisiche che psicologiche.

Questo trasforma i duelli più lunghi in sfide logoranti in cui il minimo errore si paga con la vita, regalando un’immedesimazione nel ruolo del samurai di gran lunga più autentica e rigorosa rispetto alle evoluzioni acrobatiche viste in produzioni come Sekiro, Nioh o Wo Long.

Leggere i dettagli: tra Il libro dei cinque anelli e riflessi d’acciaio

Nel suo celebre trattato strategico, Il libro dei cinque anelli (Go Rin No Sho), Musashi raccomandava di prestare costante attenzione persino alle inezie. Capcom ha tradotto questo principio guidando il giocatore a decifrare ogni singolo fotogramma: anche i nemici di basso rango vantano animazioni preparatorie così curate da richiedere uno studio attento prima di essere affrontati.

Musashi in posizione di guardia bassa con la lama della katana che traccia una scia luminosa scintillante, di fronte a un soldato Genma stordito su un ponte di legno di notte.
Muoversi con disciplina e attendere l’errore del nemico: il combat design di Capcom traduce in gioco i principi tattici del Libro dei cinque anelli, premiando la precisione rispetto alla fretta. (MisterGadget.Tech)

Il sistema visivo adotta convenzioni chiare per guidare le decisioni in frazioni di secondo: lampi luminosi per gli attacchi da deflettere, bagliori rossi per i colpi imparabili da evitare assolutamente e scie blu per le manovre che richiedono una schivata obbligatoria.

Sebbene queste indicazioni cromatiche possano ricordare le dinamiche viste in molti titoli hardcore recenti, l’esecuzione confezionata da Capcom rende ogni duello un confronto teso, leale ed estremamente severo, capace di mettere alla prova anche i veterani cresciuti alla scuola dei soulslike.

Tra le rovine di Kyoto: esplorazione, Genma e vista demoniaca

Lontano dagli scontri all’arma bianca, la struttura di gioco alterna corridoi lineari a scenari di media grandezza esplorabili tra le strade distrutte di un’antica Kyoto, assediata dall’invasione dei Genma, le mostruose entità demoniache determinate a sottomettere il regno umano e gli inferi.

L’esplorazione secondaria premia l’utente consentendo di raccogliere risorse preziose per potenziare Musashi attraverso un albero delle abilità dalle sfumature RPG, migliorare armi e armature e sbloccare costumi inediti.

Musashi trasformato in guerriero Oni con armatura a piastre scura e maschera cornuta mentre scaglia un fendente con la katana brillante contro un'aberrazione Genma bianca a più braccia.
La trasformazione Oni scatena la letalità bellica di Musashi: gli scontri contro le aberrazioni demoniache premiano la freddezza e puniscono severamente ogni minima esitazione. (MisterGadget.Tech)

Riprendendo alla lettera la massima di Musashi sul percepire ciò che non può essere visto a occhio nudo, il gioco introduce una modalità visiva demoniaca attivabile tramite il grilletto R2, utile per individuare passaggi segreti e obiettivi primari. Sebbene le missioni secondarie e l’esplorazione urbana soffrano talvolta di una certa ripetitività rispetto ai più riusciti dungeon principali, il ritmo generale rimane compatto e funzionale.

Regia alla Kurosawa e l’immortale carisma di Toshiro Mifune

Il vero punto di forza della produzione risiede nella straordinaria messa in scena e nella qualità degli scontri con i boss, che possono essere affrontati nuovamente in qualsiasi momento dall’hub centrale per sperimentare nuove combinazioni di equipaggiamento.

La regia delle sequenze filmate si rifà direttamente al cinema di Akira Kurosawa per inquadrature, gestione dei tempi e drammaticità. A brillare in modo assoluto è la presenza scenica di Musashi, modellato digitalmente sulle fattezze del leggendario attore Toshiro Mifune.

Musashi visto di spalle mentre incrocia la lama e deflette l'asta luminescente di una sacerdotessa demoniaca mascherata in un'esplosione di scintille e bagliori dorati.
Riconoscere i segnali preparatori dei boss e deviare i colpi all’ultimo istante apre varchi cruciali nella guardia nemica, trasformando ogni duello in una prova di nervi saldi. (MisterGadget.Tech)

Dopo due anni di complesse trattative legali per acquisire i diritti d’immagine dell’icona del cinema nipponico scomparsa quasi trent’anni fa, Capcom ha reso piena giustizia al suo carisma. Le micro-espressioni del protagonista, le smorfie di dolore contro le pareti, i cenni del capo dubbiosi e la sua spavalda ironia donano al personaggio una vitalità magnetica e indimenticabile.

Onimusha: Way of the Sword: che faccio, lo compro?

Completare Onimusha: Way of the Sword richiede circa venti ore procedendo a passo spedito, che salgono comodamente a trenta per chi sceglie di sviscerare ogni segreto e padroneggiare ogni singola tecnica di combattimento.

Primo piano di Musashi in abiti da samurai con espressione dubbiosa e accigliata, con il guanto demoniaco visibile sul braccio destro e una foresta spoglia sullo sfondo.
Il carisma scenico e le micro-espressioni di Toshiro Mifune donano spessore drammatico a Musashi, arricchendo la narrazione di sfumature degne del cinema di Akira Kurosawa. (MisterGadget.Tech)

Pur mostrando qualche lieve incertezza nel riempimento delle attività secondarie, Capcom dimostra ancora una volta la propria maestria nell’action puro, rifiutando l’omologazione ai canoni soulslike per proporre un’esperienza focalizzata sull’autentica disciplina della scherma feudale. Il risultato è un’opera profonda e spettacolare, che incorona il ritorno della saga facendovi sentire veri spadaccini di leggenda.

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