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Tra sparatorie a turni, punti azione e coperture improvvisate, il nuovo strategico firmato Bit Reactor e Respawn Entertainment cattura l’essenza più autentica e nostalgica del gioco con le storiche action figure della saga.
Bastano poche ore in compagnia di Star Wars: Zero Company per rendersi conto di essere davanti a qualcosa di speciale. Una sensazione tanto prevedibile quanto bizzarra, perché a un primo sguardo il titolo si presenta esattamente come un XCOM ambientato nella galassia lontana lontana.
Chiunque abbia passato le notti sugli strategici a turni conosce bene quel brivido: muovere le proprie pedine sulla griglia, calcolare al millimetro quando avanzare o quando restare rintanati dietro una parete, e persino imprecare con affetto davanti a un colpo fallito con il novantanove percento di probabilità di successo.
Disponibile su PC (tramite Steam ed Epic Games Store), PlayStation 5 e Xbox Series X/S, il gioco porta la firma prestigiosa di Bit Reactor — studio fondato da veterani storici di Firaxis — e Respawn Entertainment, sotto l’egida di Electronic Arts.
Oltre la formula classica: tre punti azione e nuova tattica
Il fascino del genere risiede anche nella capacità di reinventare costantemente le proprie regole. Se in passato espansioni come Enemy Within avevano introdotto mech e risorse a tempo, e capitoli come Chimera Squad avevano rivoluzionato l’irruzione tattica e i turni alternati, Zero Company compie un passo avanti ridisegnando la classica struttura dei due punti azione per turno.
Il gioco mette sul piatto una gestione a tre Punti Azione, una modalità di guardia (Overwatch) regolabile tramite un cono visivo direzionale personalizzabile e l’inedita meccanica dei Punti Vantaggio.
A fare da collante troviamo il classico alternarsi tra la gestione dell’hub operativo e missioni urbane ad altissima tensione, dove un passo falso può decretare la morte definitiva della propria unità preferita.
Eppure, persino per chi non conosce a memoria ogni meandro del canone galattico o la geografia di Coruscant, il titolo riesce a colpire al cuore con un’efficacia straordinaria fin dalle prime battute del tutorial.
Una confezione di uova per astronave: il richiamo dell’infanzia
La vera magia di Zero Company non risiede tanto nel voler ricalcare la pomposità visiva dei film cinematografici, quanto nel ricreare alla perfezione la sensazione di giocare con i modellini e le action figure sul pavimento della cameretta.
Per un’intera generazione cresciuta a cavallo degli anni Ottanta, i pupazzetti di Star Wars erano una vera e propria lingua comune. Ricordiamo tutti l’emozione di strappare il blister di plastica dal cartoncino per liberare le piccole armi fissate con il nastro adesivo, così come la fantasia necessaria per mettere in scena epiche battaglie domestiche.
Non tutti potevano permettersi i modellini costosi del Millennium Falcon o dei caccia TIE, e la soluzione più comune era l’ingegno: trasformare i cartoni delle uova in astronavi e basi militari di fortuna, sfruttando gli scomparti interni come sedili per far alloggiare Han Solo o Luke Skywalker.
Quella rozza semplicità di cartone condivideva la stessa anima vissuta e arrangiata delle astronavi della trilogia classica. Zero Company riporta a galla esattamente quello spirito di gioco intimo e artigianale.
La democrazia del turno e il valore della scala ridotta
La struttura di uno strategico a turni si sposa in modo naturale con l’universo delle action figure. L’avanzamento cauto e la necessità di appoggiarsi a ripari e muretti ricordano da vicino quando si cercava di far restare in piedi un pupazzo senza farlo cadere a faccia a terra.
Allo stesso modo, l’alternanza dei turni ricalca la democrazia delle sfide tra amici d’infanzia: muovo io, muovi tu, decidiamo insieme chi vince lo scontro a colpi di effetti sonori improvvisati a voce.
A differenza di produzioni su larga scala come la serie Star Wars Battlefront, dove il caos e la velocità sacrificano l’unicità del singolo soldato, Zero Company sceglie una scala intima e ravvicinata, a metà strada tra un sofisticato gioco da tavolo e una vetrina in cui ammirare i dettagli di ogni singola unità.
Crescendo si rischia spesso di smarrire quella scintilla d’immaginazione infantile capace di dare vita a un pezzetto di plastica inerte. Ritrovare quella stessa meraviglia tra le linee di codice, le animazioni e le regole ferree di un eccellente videogioco tattico è un regalo prezioso che nessun appassionato dovrebbe lasciarsi sfuggire.

