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Come funziona ChatGPT Work e cosa può fare sul web

ChatGPT Work, come funziona l'agente AI che può usare i siti web

Come funziona ChatGPT Work? L’AI può accedere ai siti dopo il login dell’utente e completare attività online. Ecco cosa può fare e quali sono i limiti.

ChatGPT sta facendo un altro passo verso un utilizzo più autonomo del web. Con il nuovo aggiornamento di ChatGPT Work, l’assistente può infatti continuare a svolgere un’attività anche quando incontra una pagina che richiede un login. La differenza rispetto a prima è importante: l’utente effettua personalmente l’accesso, poi l’AI può riprendere il controllo della navigazione.

Come funziona ChatGPT Work sui siti protetti

Il funzionamento è abbastanza semplice. Quando ChatGPT Work raggiunge un sito che richiede autenticazione, non può inserire autonomamente le credenziali. A quel punto lascia all’utente il compito di effettuare il login.

È quindi possibile inserire nome utente, password ed eventuali codici di sicurezza direttamente nella pagina. Una volta completata l’autenticazione, Work può tornare a svolgere l’attività richiesta.

Secondo OpenAI, le credenziali inserite dall’utente non vengono mostrate al modello e non vengono memorizzate da ChatGPT. È inoltre possibile utilizzare un password manager durante la procedura di accesso.

Il cambiamento è rilevante perché elimina uno dei principali ostacoli agli agenti AI che operano sul web: fino a oggi, una schermata di login poteva interrompere completamente un’attività automatizzata.

Cosa può fare ChatGPT Work dopo il login

Una volta autenticato, Work può proseguire con il compito assegnato dall’utente. Gli esempi sono molto concreti: prenotare appuntamenti, preparare pratiche per il rinnovo di documenti, organizzare il ritiro di un pacco o cercare abitazioni rispettando determinati criteri.

In ambito professionale può anche trasferire informazioni dalle email verso altri software aziendali o lavorare all’interno di servizi che richiedono un account personale. La logica, quindi, cambia rispetto a un normale chatbot. Non si tratta più soltanto di chiedere a ChatGPT di spiegare come svolgere un’operazione: l’assistente può provare a eseguirla direttamente nel browser.

ChatGPT può ricordare la sessione

Un altro elemento importante riguarda la continuità delle attività. La sessione può infatti rimanere attiva per operazioni successive, evitando di dover ripetere ogni volta l’autenticazione. Allo stesso tempo, l’utente può eliminare i dati relativi alla navigazione dalle impostazioni.

Resta comunque il controllo umano sulle operazioni più sensibili. Le azioni considerate delicate richiedono una conferma dell’utente prima di essere eseguite.

Questo meccanismo introduce quindi una distinzione tra attività che l’AI può portare avanti autonomamente e operazioni per le quali deve invece fermarsi e chiedere un’autorizzazione.

ChatGPT Work diventa sempre più un agente AI

L’accesso ai siti protetti si inserisce in un’evoluzione più ampia di ChatGPT Work. L’assistente può infatti lavorare anche con Scheduled Tasks e reagire a eventi provenienti da servizi collegati. Tra gli esempi indicati ci sono nuovi messaggi ricevuti su Gmail, attività nei canali Slack e aggiornamenti relativi alle pull request di GitHub.

Questo significa che ChatGPT non deve necessariamente aspettare una richiesta manuale dell’utente. In determinati contesti può essere configurato per reagire a un evento e avviare un’attività.

Le attività possono inoltre essere condivise, permettendo ad altri utenti di configurarne una propria copia con i rispettivi account e permessi.

Per gli account Free e Go il limite indicato è di tre attività attive, mentre per questi account non sono disponibili i trigger basati sugli eventi.

Perché il login cambia il modo di usare l’AI

La possibilità di superare una pagina di autenticazione, con il login effettuato direttamente dall’utente, potrebbe sembrare un aggiornamento tecnico relativamente piccolo. In realtà è uno dei passaggi necessari per trasformare un assistente AI in un agente capace di completare attività reali.

Un chatbot può fornire istruzioni. Un agente può invece utilizzare quelle istruzioni per interagire con siti, servizi e applicazioni. Il nuovo sistema mantiene però un elemento fondamentale: l’utente conserva il controllo delle credenziali e delle operazioni più delicate.

È proprio questo equilibrio tra autonomia dell’intelligenza artificiale e controllo umano a definire la nuova generazione di assistenti digitali.

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