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Come funziona Google Discover con le ultime novità

Come personalizzare Google Discover con la nuova funzione AI

Come funziona Google Discover? Ecco come Google personalizza il feed e cosa cambia con le nuove funzioni AI per scegliere contenuti e fonti preferite.

Google sta cambiando il modo in cui funziona Discover, il feed personalizzato che ogni giorno propone articoli, video e altri contenuti direttamente nell’app Google. Il sistema, già basato sulle abitudini dell’utente, diventa ancora più preciso grazie all’intelligenza artificiale: invece di lasciare che sia soltanto l’algoritmo a capire cosa ci interessa, potremo spiegargli direttamente quali contenuti vogliamo vedere.

La novità permette quindi di capire meglio anche come funziona Google Discover e, soprattutto, quali meccanismi utilizza per costruire il feed che compare sul nostro smartphone.

Come funziona Google Discover

A differenza della Ricerca Google, Discover non aspetta che sia l’utente a inserire una query. Il sistema prova invece a prevedere quali contenuti potrebbero essere interessanti sulla base delle informazioni e delle interazioni raccolte durante l’utilizzo dei servizi Google.

Il feed viene quindi costruito individualmente. Due persone possono aprire Discover nello stesso momento e trovare contenuti completamente diversi. Google utilizza i segnali legati alle attività dell’utente per capire quali argomenti privilegiare. Il sistema può quindi imparare progressivamente quali temi suscitano maggiore interesse e quali, invece, vengono ignorati.

Esistono già strumenti per chiedere di vedere più o meno contenuti relativi a determinati argomenti, ma finora la personalizzazione si è basata soprattutto su ciò che Google riusciva a dedurre dal nostro comportamento. Ed è proprio questo il punto che sta cambiando.

Ora possiamo spiegare a Google cosa vogliamo vedere

La nuova funzione introduce un approccio molto più diretto. Nei prossimi giorni, dall’app Google, sarà possibile indicare con parole proprie quali contenuti vogliamo trovare più spesso e quali preferiamo vedere meno.

L’opzione sarà raggiungibile dal menu con i tre puntini accanto ai contenuti di Discover. Una volta selezionata, comparirà un’interfaccia simile a una chat nella quale sarà possibile scrivere una richiesta.

Non sarà quindi necessario scegliere soltanto categorie predefinite. Potremo formulare indicazioni più specifiche, come chiedere idee per ristrutturare una cucina privilegiando soluzioni sostenibili oppure ricevere contenuti sui viaggi del fine settimana evitando quelli dedicati al campeggio.

L’intelligenza artificiale avrà il compito di interpretare la richiesta e trasformarla in preferenze per il feed.

Google mostrerà anche un riepilogo di ciò che ha capito. Se la personalizzazione non sarà corretta, sarà possibile aggiungere altre indicazioni e modificare la richiesta prima di applicarla. Una volta soddisfatti del risultato, il comando “Refresh your feed” aggiornerà Discover.

La cosa più interessante è che non si tratta soltanto di una modifica temporanea. Le preferenze rimarranno memorizzate e continueranno a influenzare i contenuti mostrati successivamente.

Google Discover impara ancora dalle nostre abitudini

La nuova funzione non significa che Google smetterà di osservare come utilizziamo Discover. Al contrario, il sistema continuerà a utilizzare i segnali già impiegati per personalizzare il feed. La differenza è che ora l’utente può intervenire direttamente.

È un passaggio importante perché permette di superare uno dei limiti dei sistemi di raccomandazione: l’algoritmo può osservare cosa facciamo, ma non sempre riesce a capire perché lo facciamo.

Con le nuove indicazioni testuali possiamo invece fornire un contesto molto più preciso. Per esempio, potremmo essere interessati alla tecnologia ma soltanto a determinati argomenti. Oppure potremmo voler leggere notizie di viaggio, ma soltanto relative a determinate destinazioni. Discover può utilizzare queste indicazioni insieme ai segnali già raccolti per rendere il feed più specifico.

Arrivano anche le Fonti Preferite

La personalizzazione non riguarda soltanto gli argomenti. Google sta introducendo anche il pulsante “Fonti Preferite”, che permette agli editori di offrire direttamente sui propri siti un comando per aggiungere quella fonte alle preferenze dell’utente.

In questo modo non sarà necessario uscire dalla pagina che si sta leggendo e cercare l’impostazione nelle applicazioni Google.

Una volta selezionata una fonte, i suoi contenuti potranno comparire con maggiore frequenza in Top Stories, AI Overviews e AI Mode.

Google ha già fatto sapere che gli utenti hanno selezionato oltre 600.000 fonti uniche attraverso questa funzione.

Anche Google News diventa più personalizzato

La stessa direzione riguarda anche Google News. Su Android, i briefing audio potranno essere personalizzati scegliendo gli argomenti che si desidera includere nel riepilogo quotidiano.

Il sistema continuerà a indicare le fonti e a fornire i collegamenti agli articoli completi, mentre i briefing potranno includere anche contenuti realizzati dagli editori coinvolti nel programma pilota di Google dedicato all’intelligenza artificiale applicata alle notizie.

In sostanza, Google sta cercando di rendere più personale l’intera esperienza di fruizione delle informazioni.

Google Discover cambia il modo in cui scopriamo le notizie

La nuova funzione rappresenta quindi un’evoluzione importante del funzionamento di Google Discover. Il feed continuerà a imparare dalle nostre attività, ma ora potremo anche correggere direttamente ciò che l’algoritmo ha imparato.

È una differenza sostanziale: invece di limitarci a scorrere un feed costruito automaticamente, possiamo iniziare a spiegare a Google quali argomenti ci interessano, quali contenuti evitare e quali fonti preferire.

La personalizzazione di Discover inizierà ad arrivare nell’app Google nei prossimi giorni. Google non ha ancora specificato nel dettaglio quali Paesi e lingue saranno coinvolti nella prima fase del rilascio.

Banner di Mistergadget con invito ad aggiungere il sito alle Fonti Preferite di Google

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