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I robot sono pronti a svolgere i nostri lavori? A quanto pare sì

I robot sono pronti a svolgere i nostri lavori A quanto pare sì

A Pechino un sistema robotizzato ha preparato 202 bevande in un’ora. Ecco come funziona la caffetteria automatizzata e cosa cambia.

Preparare un caffè può sembrare un’operazione semplice, ma trasformare quella stessa attività in un processo capace di gestire centinaia di ordini in pochissimo tempo è tutta un’altra questione. È proprio su questo terreno che la robotica applicata alla ristorazione sta iniziando a mostrare possibilità interessanti.

A Pechino, in Cina, è stato aperto un punto vendita di 7Fresh Coffee progettato per funzionare in modo completamente automatizzato. Il locale, sostenuto da JD.com, si trova all’interno del Galaxy SOHO, nel distretto di Chaoyang, e può operare 24 ore su 24.

Il dato più curioso riguarda la capacità produttiva raggiunta durante l’inaugurazione del 16 agosto: il sistema avrebbe preparato 202 bevande nell’arco di un’ora. Un risultato che racconta bene quale sia la direzione verso cui si sta muovendo l’automazione nel settore: non necessariamente sostituire ogni singolo compito svolto da una persona, ma progettare processi completamente nuovi nei quali le macchine possano lavorare in modo più rapido e continuo.

Un bar che funziona in modo diverso

Quando si parla di un robot barista, viene naturale immaginare un robot umanoide dietro il bancone, con due braccia impegnate a preparare un espresso dopo l’altro. Il progetto di Pechino, però, segue una strada completamente diversa. Il sistema non cerca di replicare il comportamento di un essere umano. È stato invece concepito come una linea automatizzata, nella quale diverse operazioni possono essere eseguite contemporaneamente.

Il cliente effettua la propria scelta attraverso uno schermo e può indicare, tra le altre cose, l’intensità del caffè e il livello di dolcezza desiderato. Una volta confermato l’ordine, la macchina avvia automaticamente la preparazione.

Il tempo indicativo necessario per completare una bevanda è di circa 20-30 secondi. Una volta terminata, la bevanda viene trasferita in un’apposita area dove il cliente può ritirarla. La caratteristica più importante, però, è che il sistema può gestire sette o otto bevande contemporaneamente. È questo il principio che permette di raggiungere una produttività così elevata.

La velocità arriva dalla produzione parallela

Il risultato di 202 bevande in un’ora non dipende quindi semplicemente dalla velocità con cui una macchina prepara un singolo caffè.

Il vero vantaggio è rappresentato dalla produzione parallela. Mentre una parte del sistema si occupa di una determinata fase, altre componenti possono lavorare contemporaneamente su ordini differenti. È una logica molto più vicina a quella di una fabbrica automatizzata che a quella di un tradizionale bar.

Un barista umano deve infatti passare continuamente da un’attività all’altra. Riceve l’ordine, prepara la bevanda, gestisce gli ingredienti, consegna il prodotto e nel frattempo deve occuparsi degli altri clienti presenti nel locale.

Una macchina progettata esclusivamente per la preparazione delle bevande può invece concentrarsi sul proprio compito e ripetere lo stesso processo in modo costante, senza pause e senza la necessità di alternare continuamente mansioni differenti; è proprio questa specializzazione a rendere l’automazione particolarmente interessante quando il numero degli ordini cresce.

I robot sanno già fare il caffè: ecco cosa cambia
I robot sanno già fare il caffè: ecco cosa cambia (mistergadget.tech)

Dove può avere senso un bar automatizzato

Un sistema di questo tipo non deve necessariamente sostituire i bar tradizionali per trovare una propria utilità. Ci sono infatti diversi contesti nei quali velocità e disponibilità continua possono essere più importanti dell’interazione con il personale.

Aeroporti e stazioni sono probabilmente alcuni degli ambienti più adatti. Un viaggiatore potrebbe avere pochi minuti prima della partenza e preferire un sistema capace di preparare rapidamente una bevanda senza dover attendere il proprio turno.

Lo stesso discorso può valere per uffici, centri commerciali e strutture operative 24 ore su 24. In questi luoghi una caffetteria automatizzata potrebbe continuare a funzionare anche durante la notte, quando mantenere un locale tradizionale aperto potrebbe risultare meno conveniente. L’automazione potrebbe inoltre permettere di distribuire punti di ristoro in luoghi dove non sarebbe economicamente sostenibile mantenere un’attività con personale presente in modo continuativo.

Il robot non elimina completamente il lavoro umano

Parlare di bar completamente automatizzati rischia però di creare un’immagine più radicale della realtà. Anche sistemi molto avanzati come quello presentato in Cina non sono necessariamente indipendenti dall’intervento umano. Una macchina deve essere rifornita, controllata e sottoposta a manutenzione. Devono essere gestiti gli ingredienti e devono essere risolti eventuali problemi tecnici.

Questo significa che il lavoro umano non scompare semplicemente perché una parte del processo viene automatizzata, ma può invece cambiare.

Il personale potrebbe occuparsi maggiormente delle attività che richiedono supervisione, gestione e intervento diretto, mentre alla macchina verrebbero affidati i compiti più ripetitivi e standardizzati. È una dinamica già presente in numerosi settori industriali e che ora sta entrando progressivamente anche nei servizi rivolti direttamente ai consumatori.

La vera sfida non sarà soltanto la velocità

Il dato sulle 202 bevande preparate in un’ora è sicuramente quello più facile da comunicare, ma non è necessariamente il più importante. Un sistema automatico può essere estremamente rapido. La domanda è capire se riesca anche a garantire un risultato che il cliente sia disposto a scegliere nuovamente.

Nel caso del caffè, questo aspetto è particolarmente importante. La qualità dipende da numerosi fattori e il semplice rispetto di una ricetta non garantisce automaticamente un’esperienza migliore. L’automazione presenta comunque un vantaggio importante: la costanza.

Una macchina può ripetere le stesse operazioni seguendo parametri prestabiliti e ridurre le differenze tra una preparazione e l’altra. Per un’attività commerciale questo può essere un elemento significativo, soprattutto quando vengono gestiti moltissimi ordini. Ma la qualità percepita dal cliente non dipende soltanto dalla precisione tecnica: conta anche l’esperienza complessiva, e qui il confronto con il bar tradizionale diventa molto più difficile.

Il bar del futuro sarà davvero senza persone?

L’esperimento cinese non dimostra che i baristi siano destinati a scomparire. Dimostra piuttosto che alcune attività tipiche di una caffetteria possono essere automatizzate e che la tecnologia è già in grado di gestire volumi di lavoro molto elevati. Il punto più interessante è quindi un altro: la tecnologia potrebbe creare nuovi tipi di locali, pensati fin dall’inizio intorno all’automazione.

In questi ambienti il robot non sarebbe un semplice sostituto del barista, ma diventerebbe parte integrante di un modello commerciale differente, basato su ordini digitali, preparazione parallela, funzionamento continuo e riduzione delle attività manuali.

Il progetto di 7Fresh Coffee rappresenta in questo senso un esperimento significativo. 202 bevande in un’ora sono un numero impressionante, ma il vero risultato da osservare sarà capire quanto questo modello riuscirà a funzionare nel lungo periodo.

Perché il futuro del caffè automatizzato non si deciderà soltanto sulla base di quante tazzine può preparare un robot. Si deciderà soprattutto sulla base di una domanda molto più semplice: il cliente tornerà a prendere quel caffè?

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