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Come proteggere la tua auto dai furti

Proteggere l’auto dai furti cosa sapere davvero

Tracker, sistemi telematici e intelligenza artificiale possono aumentare la sicurezza, ma nessuna tecnologia può garantire da sola la protezione di un veicolo. Ecco quattro convinzioni da sfatare.

Il furto di un’auto è un rischio concreto per milioni di automobilisti. In Italia vengono sottratte ogni giorno circa 285 autovetture, alle quali si aggiungono quasi 90 tra moto e motorini. Il totale supera così i 136 mila veicoli rubati ogni anno, numeri che mostrano quanto il problema sia ancora rilevante.

La tecnologia ha introdotto nuovi strumenti per proteggere i veicoli e soprattutto per facilitarne il recupero. GPS, sistemi telematici, geofencing e analisi dei dati permettono di sapere dove si trova un’auto e di individuare comportamenti anomali. Ma proprio la diffusione di questi strumenti ha alimentato alcune convinzioni che non corrispondono necessariamente alla realtà.

Un tracker, per esempio, non rende un’auto impossibile da rubare. Allo stesso modo, il sistema installato direttamente dalla casa automobilistica non rappresenta necessariamente l’unico strumento necessario per proteggere un veicolo.

Geotab ha individuato quattro dei principali falsi miti sulla sicurezza dei veicoli. Capire perché sono sbagliati permette di avere un approccio più realistico alla protezione dell’auto.

Un localizzatore GPS non rende un’auto impossibile da rubare

Il primo errore consiste nel pensare che installare un dispositivo GPS risolva automaticamente il problema. Il tracker permette di conoscere la posizione del veicolo e può essere molto utile durante le operazioni di recupero, ma non rappresenta una barriera fisica contro il furto.

I criminali conoscono ormai l’esistenza dei sistemi di localizzazione e possono cercare di individuarli e neutralizzarli. Tra gli strumenti che possono essere utilizzati ci sono anche i jammer, dispositivi capaci di disturbare determinate comunicazioni wireless e rendere quindi più difficile la trasmissione della posizione.

Questo significa che un sistema di localizzazione può diventare inefficace proprio nel momento in cui dovrebbe essere più utile. Il punto, quindi, non è rinunciare al tracker. Al contrario, la localizzazione rimane uno strumento importante. Il problema nasce quando viene considerata come l’unico livello di sicurezza presente sul veicolo.

Una strategia più efficace prevede invece l’utilizzo di più sistemi indipendenti. Se uno viene individuato o neutralizzato, gli altri possono continuare a fornire informazioni. È il principio della ridondanza, particolarmente importante quando si parla di sicurezza.

In altre parole, sapere dove si trova l’auto è importante, ma non dovrebbe essere l’unica cosa sulla quale fare affidamento.

Come proteggere la tua auto dai furti
Come proteggere la tua auto dai furti (mistergadget.tech)

Il sistema installato dalla casa automobilistica non basta sempre

Le automobili moderne sono sempre più connesse. I sistemi telematici integrati dai costruttori possono raccogliere e trasmettere numerose informazioni sul veicolo, dalla posizione agli spostamenti, fino ad altri dati relativi al suo utilizzo. Questo però non significa che il sistema installato dalla casa automobilistica sia automaticamente sufficiente per ogni esigenza di sicurezza.

Secondo Geotab, esistono infatti situazioni nelle quali le funzionalità di privacy del veicolo possono limitare o interrompere la trasmissione dei dati. È un aspetto che può diventare rilevante quando si considera la telematica come strumento per prevenire o individuare un furto.

Anche in questo caso la soluzione indicata è la ridondanza. Affiancare al sistema originale un dispositivo indipendente, caratterizzato da tecnologie o modalità di comunicazione differenti, permette di creare più livelli di protezione.

La logica è abbastanza semplice: se tutti i sistemi utilizzano la stessa tecnologia e dipendono dalla stessa infrastruttura, un eventuale punto debole può compromettere contemporaneamente più strumenti. Sistemi indipendenti rendono invece più difficile neutralizzare l’intera rete di sicurezza.

Questo approccio è particolarmente importante per le flotte aziendali, dove un problema di sicurezza può coinvolgere numerosi veicoli e avere conseguenze economiche molto più rilevanti.

Non bisogna aspettare che l’auto venga rubata

Un altro falso mito riguarda il momento in cui bisogna intervenire. Tradizionalmente la tecnologia di localizzazione viene associata soprattutto alla fase successiva al furto: l’auto sparisce e il proprietario utilizza il GPS per cercare di capire dove si trova. Oggi, però, i sistemi telematici possono permettere di fare qualcosa in più: individuare comportamenti anomali prima che il furto venga formalmente denunciato.

È qui che entrano in gioco strumenti come il geofencing, cioè la possibilità di definire virtualmente determinate aree geografiche e ricevere un avviso quando il veicolo entra o esce da una zona prestabilita.

Lo stesso principio può essere applicato agli orari. Uno spostamento notturno, per esempio, può essere normale per alcuni veicoli e completamente insolito per altri. La differenza sta nella capacità del sistema di conoscere le abitudini del mezzo e riconoscere quando qualcosa si discosta dal comportamento abituale.

L’analisi dei percorsi e degli spostamenti permette quindi di costruire una sorta di profilo di utilizzo del veicolo. Quando emergono variazioni significative, il sistema può generare un alert e attirare l’attenzione dell’operatore.

L’intelligenza artificiale può rendere questo processo ancora più sofisticato. Analizzando grandi quantità di dati, gli algoritmi possono individuare pattern di movimento anomali che sarebbe difficile riconoscere manualmente. Non significa che l’AI possa sapere con certezza quando un’auto sta per essere rubata. Il suo ruolo è piuttosto quello di individuare segnali che meritano un controllo, anticipando il più possibile l’intervento.

È un cambio di prospettiva importante: dalla sicurezza reattiva, che interviene dopo l’evento, alla sicurezza predittiva, che cerca invece di riconoscere i segnali di rischio prima che il problema si concretizzi.

Una strategia di sicurezza non può essere uguale ovunque

L’ultimo falso mito riguarda l’idea che una strategia di protezione efficace in un Paese possa essere semplicemente replicata in qualsiasi altro mercato.

Il fenomeno dei furti d’auto presenta invece caratteristiche differenti a seconda delle aree geografiche. Modalità operative, rotte utilizzate dai criminali, tempi di intervento e procedure di recupero possono cambiare sensibilmente da un Paese all’altro.

Questo elemento diventa ancora più importante in Europa. Un veicolo rubato in Italia può infatti essere trasferito rapidamente oltreconfine, complicando non soltanto la localizzazione, ma anche le operazioni necessarie per recuperarlo.

Per questo motivo non esiste necessariamente un singolo dispositivo capace di risolvere ogni problema. La protezione deve essere costruita considerando il contesto nel quale il veicolo viene utilizzato e i rischi specifici ai quali è esposto.

Anche in questo caso torna quindi il concetto di sistemi indipendenti. Se un criminale riesce a neutralizzare un sistema di localizzazione, dovrebbe trovarsi davanti a un ulteriore livello di protezione basato su una tecnologia differente.

Proteggere l’auto dai furti cosa sapere davvero
Proteggere l’auto dai furti cosa sapere davvero (mistergadget.tech)

La sicurezza dell’auto passa da più livelli

I quattro falsi miti individuati da Geotab hanno quindi un elemento in comune: l’idea che un singolo strumento possa essere sufficiente.

Un tracker è utile, ma può essere neutralizzato. La telematica integrata nell’auto offre numerose informazioni, ma può avere limitazioni. Gli alert permettono di intervenire rapidamente, ma funzionano meglio quando sono basati sulla conoscenza delle normali abitudini del veicolo. L’intelligenza artificiale può aiutare a riconoscere anomalie, ma non sostituisce gli altri sistemi. La protezione più efficace nasce quindi dalla combinazione di tecnologie, dati e procedure.

Il vero obiettivo non dovrebbe essere soltanto riuscire a localizzare un’auto dopo che è stata rubata. Una strategia più evoluta cerca di capire il prima possibile che qualcosa non sta andando come dovrebbe: un movimento insolito, uno spostamento in un orario improbabile o l’ingresso in una zona considerata a rischio possono diventare segnali da verificare.

La tecnologia, in questo scenario, non elimina il rischio di furto. Può però ridurre il tempo necessario per accorgersi che qualcosa non va e aumentare le possibilità di intervenire.

Ed è probabilmente questo il punto più importante: la sicurezza di un veicolo non dipende dal dispositivo più sofisticato, ma dalla capacità di costruire più livelli di protezione che lavorino insieme.

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