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IBM e OpenAI rafforzano la partnership per portare GPT-5.6, Codex e ChatGPT Work nelle aziende attraverso IBM Consulting.
IBM e OpenAI rafforzano la collaborazione sul fronte enterprise con un accordo che punta a portare modelli e strumenti di intelligenza artificiale OpenAI a un numero maggiore di aziende. La partnership coinvolge soprattutto IBM Consulting, che lavorerà con OpenAI sulla vendita delle soluzioni e sulla realizzazione di progetti destinati a settori come finanza, pubblica amministrazione, telecomunicazioni e retail.
L’intesa segna un altro passo nella corsa all’adozione dell’AI nelle grandi organizzazioni. Il punto non è soltanto rendere disponibili nuovi modelli, ma integrarli nei processi aziendali, attraverso consulenza, sviluppo e formazione.
IBM crea una struttura dedicata a OpenAI
Uno degli elementi più concreti dell’accordo riguarda IBM Consulting. La società creerà al proprio interno una struttura dedicata a OpenAI e formerà decine di migliaia di consulenti nei prossimi mesi.
La formazione coinvolgerà in larga parte il personale già presente nell’organizzazione e riguarderà diversi ambiti, tra cui Codex, API, cybersecurity e progettazione di soluzioni AI.
A questa attività si affiancherà un gruppo di specialisti chiamati Forward Deployed Experts, formati attraverso l’OpenAI Partner Network. Il loro compito sarà supportare più direttamente i progetti sviluppati per i clienti.
La strategia è quindi quella di costruire competenze interne sufficienti per accompagnare le aziende non soltanto nella scelta degli strumenti, ma anche nella loro implementazione concreta.
GPT-5.6, Codex e ChatGPT Work entrano in IBM Consulting Advantage
L’accordo prevede inoltre l’integrazione di GPT-5.6, Codex e ChatGPT Work all’interno di IBM Consulting Advantage, la piattaforma AI utilizzata dai consulenti IBM. Questo passaggio è particolarmente rilevante perché sposta l’utilizzo dell’intelligenza artificiale dalla semplice sperimentazione all’interno dei singoli reparti verso processi aziendali più strutturati.
Le aziende potranno quindi essere accompagnate nell’integrazione degli strumenti OpenAI all’interno delle proprie attività, con l’obiettivo di utilizzare l’AI per affrontare flussi di lavoro e progetti più complessi.
Codex, in particolare, è destinato alle attività di programmazione, mentre le API permettono di integrare i modelli AI all’interno di software e servizi sviluppati dalle aziende.
OpenAI punta sempre di più sulle grandi società di consulenza
Per OpenAI la partnership rappresenta un altro tassello della strategia dedicata al mercato enterprise.
La distribuzione dei modelli attraverso grandi società di consulenza e integratori internazionali permette infatti di raggiungere aziende che spesso hanno bisogno di molto più di un semplice accesso a un chatbot. Servono infrastrutture, competenze, sicurezza, integrazione con i sistemi esistenti e personale in grado di progettare nuovi flussi di lavoro.
Nei mesi scorsi OpenAI aveva già stretto accordi con realtà come Infosys e Tata Consultancy Services. La competizione tra i principali sviluppatori di modelli AI si sta quindi spostando anche su un terreno diverso dalle sole prestazioni tecnologiche: conta sempre di più la capacità di trasformare l’AI in progetti aziendali su larga scala.
IBM mantiene una strategia indipendente
L’accordo non significa però che IBM abbia scelto OpenAI come unico fornitore di modelli. La società continua infatti a seguire una strategia indipendente dal singolo modello, affiancando alla propria famiglia Granite anche soluzioni sviluppate da altri operatori.
In questo scenario rientrano anche watsonx e la rete globale di consulenza IBM, che funzionano come livelli di integrazione tra i diversi strumenti disponibili.
Un precedente importante è l’accordo annunciato meno di un anno fa con Anthropic. La partnership con OpenAI si inserisce quindi in una strategia più ampia, nella quale IBM preferisce poter utilizzare tecnologie differenti invece di dipendere da un unico sviluppatore di AI.
È un approccio che potrebbe diventare sempre più importante per le grandi aziende, soprattutto in un mercato nel quale modelli, costi, capacità e condizioni di utilizzo cambiano rapidamente.
L’AI diventa sempre più importante per IBM
La nuova collaborazione arriva inoltre in una fase nella quale IBM sta cercando di aumentare il contributo dell’intelligenza artificiale alla crescita del gruppo.
A luglio la società ha ridotto le previsioni sui ricavi per il 2026 dopo risultati trimestrali inferiori alle attese. Il CEO Arvind Krishna continua però a indicare l’AI come uno dei principali motori di crescita nel lungo periodo.
La collaborazione con OpenAI va quindi letta anche in questo contesto. IBM può sfruttare la propria rete di consulenza e i rapporti con i grandi clienti, mentre OpenAI può contare su una struttura capace di portare i propri strumenti all’interno di organizzazioni complesse.
Dalla cybersecurity ai processi aziendali
IBM e OpenAI avevano già iniziato a collaborare a giugno con il Daybreak Cyber Partner Program, dedicato alla sicurezza informatica.
Il nuovo accordo amplia quella collaborazione e prevede anche l’integrazione dei modelli OpenAI con IBM Autonomous Security, il servizio di cybersecurity basato su sistemi multi-agente. È un ulteriore segnale di come l’intelligenza artificiale stia entrando progressivamente in aree operative sempre più delicate.
La vera sfida, per entrambe le società, sarà ora dimostrare che questi strumenti possono produrre risultati concreti anche fuori dalle dimostrazioni e dai progetti pilota. Per IBM significa trasformare l’AI in servizi vendibili e scalabili; per OpenAI significa dimostrare che i propri modelli possono diventare infrastruttura di lavoro per le grandi organizzazioni.
La partnership va quindi oltre la semplice disponibilità di GPT-5.6, Codex o ChatGPT Work. Il vero obiettivo è costruire un canale attraverso cui l’AI possa entrare direttamente nei processi delle aziende.
