News

Rottamare un’auto non sarà più come prima: cosa cambia in Europa

Addio alle vecchie auto esportate all'estero la nuova stretta dell'UE

Nuove regole UE per le auto a fine vita: riciclo, plastica riciclata, passaporto digitale, rottamazione ed esportazioni. Ecco cosa cambia.

L’Unione Europea cambia le regole per le auto a fine vita. Il nuovo Regolamento UE 2026/1738 entra in vigore il 13 agosto 2026 e introduce un percorso destinato a modificare il modo in cui le automobili vengono progettate, prodotte, demolite e riciclate. Le novità, però, non scatteranno tutte contemporaneamente: gran parte degli obblighi arriverà gradualmente nei prossimi dieci anni.

Il principio alla base del provvedimento è quello dell’economia circolare. Le automobili dovranno essere progettate tenendo conto non soltanto della loro vita su strada, ma anche di quello che accadrà quando arriveranno alla demolizione. Per questo aumenteranno gli obblighi per i costruttori, cresceranno i requisiti per gli operatori della filiera e verranno introdotti nuovi strumenti per tracciare materiali e componenti.

Per gli automobilisti, almeno nell’immediato, non cambia il modo di utilizzare la propria vettura. Il vero impatto sarà progressivo e riguarderà soprattutto nuove auto, rottamazione, riciclo ed esportazione dei veicoli fuori dall’UE.

Auto da rottamare, arriva l’ecodesign

Una delle novità centrali riguarda il principio dell’ecodesign. I costruttori dovranno considerare il fine vita del veicolo già durante la progettazione. L’obiettivo è rendere più semplice smontare, sostituire, recuperare e riciclare i componenti. Un’auto non dovrà quindi essere progettata esclusivamente per essere prodotta e utilizzata, ma anche per poter essere gestita in modo più efficiente quando non sarà più utilizzabile.

Questo comporterà anche una maggiore disponibilità di informazioni tecniche per gli operatori autorizzati. Conoscere quali materiali e componenti sono presenti all’interno di un veicolo sarà infatti fondamentale per stabilire come recuperarli e trattarli correttamente.

Il cambiamento è particolarmente rilevante considerando la quantità di materiali diversi utilizzati nelle automobili moderne. Plastica, metalli e altri componenti dovranno essere gestiti con una maggiore attenzione alla possibilità di recuperarli e reinserirli nel ciclo produttivo.

Arriva il passaporto digitale di circolarità

In questa strategia rientra anche il futuro passaporto digitale di circolarità. Si tratta di uno strumento destinato a raccogliere informazioni sui materiali e sui componenti utilizzati per costruire il veicolo. L’obiettivo è rendere più semplice il lavoro degli operatori quando l’automobile arriverà alla fine del proprio ciclo di vita.

Il passaporto dovrebbe quindi favorire una maggiore tracciabilità dei materiali, fornendo informazioni utili durante le operazioni di demolizione e recupero. La logica è quella di creare un ciclo il più possibile chiuso: i materiali recuperati dalle automobili che vengono demolite dovrebbero tornare, quando possibile, nella produzione di nuovi veicoli.

Più plastica riciclata nelle nuove auto

Il regolamento introduce anche obiettivi specifici per la plastica riciclata utilizzata nelle nuove automobili. Entro sei anni dall’entrata in vigore delle nuove regole, almeno il 15% della plastica utilizzata nei nuovi veicoli dovrà provenire dal riciclo. Il valore salirà poi al 25% entro dieci anni.

La progressione è quindi molto chiara: il settore automobilistico dovrà aumentare gradualmente l’impiego di materiali provenienti dal recupero dei veicoli e da altri processi di riciclo.

Il provvedimento mantiene inoltre gli obiettivi europei relativi al trattamento dei veicoli fuori uso. L’85% del peso mediodovrà essere riutilizzato o riciclato, mentre il 95% dovrà essere riutilizzato o recuperato complessivamente. Si tratta di percentuali che descrivono la direzione verso cui l’Europa vuole spingere l’intera filiera automobilistica.

Cambiano anche le regole sulle auto usate

Una delle parti più importanti del nuovo regolamento riguarda i veicoli usati destinati all’esportazione. L’Unione Europea vuole contrastare il fenomeno delle automobili che vengono formalmente vendute come usate, ma che in realtà sono già arrivate alla fine della loro vita utile. Il rischio è che questi veicoli vengano esportati fuori dall’UE invece di essere correttamente avviati alla demolizione e al recupero dei materiali.

Per questo motivo aumenteranno i controlli sullo stato delle vetture destinate all’esportazione. Il divieto di esportare fuori dall’Unione Europea i veicoli dichiarati non più idonei alla circolazione diventerà applicabile cinque anni dopo l’entrata in vigore del regolamento. Considerando la data del 13 agosto 2026, la stretta arriverà quindi nel 2031.

La distinzione tra un’automobile realmente utilizzabile e un veicolo che dovrebbe invece essere rottamato diventerà dunque più importante.

Più controlli anche sulla vendita tra privati

Le nuove regole interessano anche il mercato dell’usato, seppure con modalità specifiche. Nel caso delle compravendite tra privati, la relativa documentazione sarà richiesta quando la transazione avviene attraverso piattaforme online. L’obiettivo è aumentare la tracciabilità dei veicoli e rendere più difficile utilizzare il mercato dell’usato per trasferire all’estero automobili ormai prossime alla demolizione.

Anche la rottamazione sarà sottoposta a una maggiore tracciabilità. Autodemolitori e impianti di trattamento dovranno rispettare requisiti più stringenti per il recupero dei componenti e per la gestione dei materiali. Il nuovo sistema, quindi, non si limita alla fase di progettazione dell’auto, ma interviene sull’intera filiera.

Cosa cambia per chi possiede già un’auto

La domanda più immediata per gli automobilisti è naturalmente un’altra: bisognerà fare qualcosa con la propria auto?

Nel breve periodo, no. L’entrata in vigore del regolamento non significa che le automobili già circolanti debbano essere sostituite o rottamate. Il provvedimento introduce soprattutto nuovi obblighi per costruttori, produttori e operatori della filiera, con un’applicazione progressiva nel tempo.

Un ruolo importante sarà assunto dalla cosiddetta responsabilità estesa del produttore. Le Case automobilistiche dovranno partecipare maggiormente alla gestione della fase finale della vita dei veicoli, compresi i costi legati alla raccolta e al trattamento.

Potrebbero invece esserci effetti indiretti sui prezzi delle automobili. Progettare vetture più facilmente riciclabili, utilizzare quantità crescenti di materiali riciclati e modificare i processi industriali comporterà inevitabilmente nuovi costi. Al momento, però, non è possibile stabilire se e in quale misura questi costi verranno trasferiti sui listini.

La vera trasformazione arriverà nei prossimi dieci anni

Il nuovo regolamento introduce quindi una trasformazione progressiva, non un cambiamento immediato per chi guida.

Il provvedimento entra in vigore nel 2026, ma diversi obblighi saranno introdotti negli anni successivi. Alcune disposizioni relative alla responsabilità dei produttori arriveranno dopo tre anni, la stretta sulle esportazioni dei veicoli non idonei alla circolazione scatterà dopo cinque anni, mentre gli obiettivi sulla plastica riciclata si svilupperanno nell’arco di sei e dieci anni.

Il 2031 rappresenterà quindi un primo passaggio importante per le esportazioni, mentre il 2036 segnerà il raggiungimento del target più ambizioso previsto per la plastica riciclata.

La direzione scelta dall’Europa è chiara: l’automobile dovrà essere considerata non più soltanto come un prodotto da vendere e utilizzare, ma come un insieme di materiali e componenti da recuperare alla fine del suo ciclo di vita.

Per gli automobilisti le conseguenze saranno inizialmente limitate, ma nel corso del prossimo decennio il cambiamento potrebbe diventare molto più visibile. Le auto saranno progettate sempre più pensando a ciò che succede prima, durante e dopo la loro vita su strada.

Banner di Mistergadget con invito ad aggiungere il sito alle Fonti Preferite di Google

Change privacy settings
×