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Mentre negli Stati Uniti SpaceX lavora per moltiplicare ulteriormente la propria flotta orbitale, in Europa si è appena chiuso un capitolo lungo quasi due anni.
Il 7 agosto la Commissione Europea e il consorzio SpaceRISE hanno firmato l’accordo di attuazione che trasforma IRIS² (acronimo di Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite) da progetto sulla carta a programma in piena fase di realizzazione.
Non sarà un concorrente diretto di Starlink nell’immediato: la sua missione, almeno all’inizio, è tutt’altra.
Una costellazione più grande di quanto previsto
Il dato più sorprendente dell’accordo riguarda le dimensioni della costellazione, cresciute rispetto al piano originale. Grazie all’aggiunta di 66 satelliti in più, la rete arriverà a un totale di 348 satelliti, divisi tra 330 unità in orbita bassa (LEO) e 18 in orbita media (MEO).
Secondo l’Agenzia Spaziale Europea, questo strato aggiuntivo servirà soprattutto a rafforzare le capacità della rete per difesa, sicurezza ed emergenze, con un aumento della capacità governativa sicura stimato nel 60% all’interno dell’Unione Europea e nel 54% a livello globale.
Il paragone con Starlink resta comunque impietoso sui numeri puri: la rete di SpaceX conta oggi oltre 10.000 satellitiattivi in orbita bassa, e come raccontavamo di recente parlando della richiesta di Elon Musk alla FCC per la futura generazione Gen3, l’obiettivo dichiarato è arrivare fino a 100.000 unità.
IRIS² gioca quindi un campionato diverso, puntando sulla qualità del servizio e sulla sicurezza dei dati più che sulla mera quantità di satelliti in orbita.
A chi servirà davvero (per ora)
Il punto più importante da chiarire è anche quello più frainteso: IRIS² non nasce per il consumatore finale.
Nella sua prima fase operativa, la rete sarà riservata a governi degli Stati membri dell’Unione Europea e a partner come Norvegia e Islanda, per comunicazioni sicure durante operazioni critiche: gestione delle emergenze, missioni umanitarie, sorveglianza dei confini e protezione delle infrastrutture strategiche.
Solo in un secondo momento il servizio sarà reso disponibile anche a imprese e cittadini, principalmente nelle aree dove le reti terrestri tradizionali sono assenti o poco affidabili.
I primi lanci sono previsti per il 2029, con un avvio progressivo dei servizi operativi nel corso dello stesso anno.
Chi paga il conto: 15,6 miliardi e contributi nazionali
Il programma ha un valore complessivo stimato in 15,6 miliardi di euro, finanziati con un modello misto pubblico-privato: circa 11,6 miliardi arrivano da fondi pubblici della Commissione Europea e dell’ESA, mentre i restanti 4 miliardi sono messi sul piatto dal consorzio SpaceRISE, composto da SES, Eutelsat e Hispasat.
Al progetto industriale partecipano anche colossi come Airbus Defence and Space, Thales Alenia Space, OHB e Aerospacelab.
A questo si aggiungono gli investimenti diretti dei singoli Stati membri per rafforzare capacità specifiche: la Polonia ha già impegnato 656 milioni di euro, l’Ungheria 500 milioni, mentre la Spagna ha annunciato una cifra compresa tra 1,6 e 2 miliardi di euro. Altri contributi nazionali sono ancora in fase di definizione.
Cosa sappiamo e cosa non sappiamo
Cosa sappiamo:
- L’accordo di attuazione per IRIS² è stato firmato il 7 agosto 2026 tra Commissione Europea e consorzio SpaceRISE
- La costellazione finale conterà 348 satelliti (330 in orbita bassa, 18 in orbita media)
- I primi lanci sono previsti nel 2029, con avvio progressivo dei servizi nello stesso anno
- Il costo complessivo stimato del programma è di 15,6 miliardi di euro
- Nella fase iniziale il servizio sarà riservato a governi, forze di sicurezza e protezione civile
Cosa non sappiamo:
- Non è stata comunicata una data precisa entro cui il servizio verrà aperto a imprese e cittadini
- Non sono ancora noti i prezzi o le condizioni commerciali dell’eventuale offerta destinata al pubblico
- Restano da definire gli accordi con alcuni Stati membri i cui contributi economici sono ancora in negoziazione
Domande frequenti su Iris
Cos’è IRIS²? È la costellazione satellitare sovrana dell’Unione Europea, pensata per garantire comunicazioni sicure e indipendenti da operatori extraeuropei come Starlink.
Quando entrerà in funzione IRIS²? I primi satelliti saranno lanciati nel 2029, con un dispiegamento progressivo dei servizi operativi nel corso dello stesso anno.
IRIS² sarà un’alternativa a Starlink per uso domestico? Non nell’immediato. Nella prima fase il servizio sarà riservato a governi e forze di sicurezza degli Stati membri dell’UE, oltre a Norvegia e Islanda. L’apertura a imprese e cittadini è prevista solo in una fase successiva, soprattutto per le aree non coperte da reti tradizionali.
Quanto costa il programma IRIS²? Il valore complessivo stimato è di 15,6 miliardi di euro, tra fondi pubblici europei, investimento del consorzio SpaceRISE e contributi nazionali di singoli Stati membri come Polonia, Ungheria e Spagna
