Indice
IT-Wallet entra nella fase 2.0: l’app IO potrà ospitare ISEE, certificati di residenza, titoli di studio e altri attestati digitali verificabili.
L’Italia compie un nuovo passo verso la digitalizzazione dei servizi pubblici. Con la pubblicazione del decreto attuativo in Gazzetta Ufficiale, IT-Wallet entra nella sua seconda fase di sviluppo, ampliando le possibilità offerte dall’app IO. Dopo l’introduzione della patente digitale e della tessera sanitaria, il portafoglio digitale potrà infatti ospitare molti altri documenti e attestati elettronici, con l’obiettivo di ridurre la necessità di richiedere, stampare e consegnare certificati cartacei.
La novità non cambia soltanto il numero dei documenti disponibili, ma introduce un nuovo modo di condividere le informazioni tra cittadini, pubbliche amministrazioni e aziende, affidandosi a dati verificati direttamente alla fonte.
Non solo patente: arrivano ISEE, residenza e titoli di studio
Finora IT-Wallet consentiva di conservare alcuni documenti personali in formato digitale all’interno dell’app IO. Con il nuovo decreto, invece, il sistema si apre agli attestati elettronici, ovvero documenti digitali certificati che potranno essere utilizzati per accedere a servizi pubblici e, in alcuni casi, anche privati.
Tra le informazioni che potranno essere integrate figurano ISEE, certificati di residenza, titoli di studio, iscrizioni scolastiche e molti altri dati oggi richiesti sotto forma di certificati cartacei o copie digitali.
L’obiettivo è semplice: evitare che il cittadino debba recuperare ogni volta un documento, scaricarlo, stamparlo o inviarlo a un altro ente quando quell’informazione è già presente negli archivi della Pubblica Amministrazione.
Cos’è la “fonte autentica”
Uno degli elementi centrali della riforma è l’introduzione della cosiddetta fonte autentica.
Si tratta dell’ente che possiede il dato originale, come un Comune, una pubblica amministrazione, un gestore di servizi pubblici o una società a controllo pubblico. Sarà proprio questo soggetto a generare l’attestato elettronico verificato, rendendolo disponibile attraverso IT-Wallet.
In pratica, se un’amministrazione deve verificare la residenza o un altro requisito, potrà acquisire direttamente l’informazione certificata senza chiedere al cittadino di procurarsi ulteriori documenti.
IT-Wallet resta dentro l’app IO
Non cambiano invece le modalità di utilizzo del servizio. IT-Wallet continuerà a essere integrato nell’app IO e non diventerà un’applicazione separata. Le nuove funzionalità arriveranno gradualmente, perché sarà necessario collegare progressivamente le banche dati e gli enti che metteranno a disposizione gli attestati elettronici.
Per le pubbliche amministrazioni, i gestori di servizi pubblici e le società a controllo pubblico non quotate l’adesione come fonte autentica diventerà obbligatoria entro il 3 agosto 2027. I soggetti privati potranno invece aderire su base volontaria.
Identità digitale sempre più integrata
Il decreto attribuisce un ruolo centrale anche all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e a PagoPA, che gestiranno l’infrastruttura tecnologica del sistema.
L’identificazione dell’utente continuerà a basarsi sui sistemi di autenticazione già previsti, come la Carta d’Identità Elettronica (CIE). Dal 3 febbraio 2028 sarà inoltre possibile verificare l’identità anche utilizzando direttamente la carta fisica, senza passare esclusivamente attraverso l’app dedicata.
Gli attestati presentati tramite IT-Wallet avranno valore ufficiale e non dovranno essere nuovamente verificati dall’ente che li riceve. Il decreto stabilisce infatti che l’identificazione effettuata tramite il portafoglio digitale equivale a quella ottenuta con SPID o Carta d’Identità Elettronica.
La vera sfida inizia adesso
L’infrastruttura normativa è ormai pronta, ma il successo di IT-Wallet dipenderà soprattutto dalla velocità con cui amministrazioni, enti pubblici e aziende integreranno i propri sistemi.
Più crescerà il numero delle banche dati collegate, maggiore sarà l’utilità concreta del portafoglio digitale. Solo allora sarà possibile ridurre davvero la quantità di certificati cartacei richiesti nelle procedure amministrative e rendere più semplice il rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione.
