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Gemini Spark può finalmente usare Chrome desktop per automatizzare attività online. L’agente AI di Google arriva in oltre 160 Paesi, Italia compresa.
L’intelligenza artificiale sta smettendo di essere un semplice chatbot per trasformarsi in un assistente capace di svolgere attività concrete. Dopo OpenAI, Anthropic e Microsoft, anche Google continua a spingere sugli agenti AI, sistemi progettati non solo per rispondere alle domande degli utenti, ma anche per utilizzare applicazioni e completare operazioni in autonomia. L’ultima novità riguarda Gemini Spark, che può finalmente interagire direttamente con Google Chrome nella sua versione desktop.
Si tratta di un cambiamento importante, perché fino a oggi Spark operava attraverso un browser remoto controllato da Google. Adesso, invece, può utilizzare il browser installato sul computer dell’utente, accedendo alle sessioni già aperte e lavorando direttamente nell’ambiente di utilizzo quotidiano.
Gemini Spark utilizza Chrome direttamente sul computer
La novità principale consiste proprio nell’integrazione con Chrome per desktop. Dopo aver concesso le autorizzazioni necessarie, Gemini Spark può operare all’interno del browser già utilizzato dall’utente, sfruttando gli account autenticati, le schede aperte e le credenziali salvate.
Per rendere l’attività trasparente, Google ha introdotto un indicatore nella barra superiore di Chrome che segnala quando l’agente AI sta utilizzando il browser. L’obiettivo è permettere all’utente di sapere in ogni momento quando Spark sta interagendo con le pagine web.
Questa integrazione elimina il limite del browser remoto utilizzato fino a oggi e rende l’assistente molto più naturale nell’esecuzione delle attività online.
Dalla ricerca ai viaggi: cosa può fare l’agente AI
Con l’accesso diretto a Chrome, Gemini Spark può automatizzare numerose operazioni che normalmente richiedono diversi passaggi manuali. Google mostra alcuni esempi concreti. L’agente può recuperare appartamenti salvati durante precedenti ricerche, confrontare soluzioni di viaggio, organizzare prenotazioni e accompagnare l’utente durante l’acquisto di biglietti aerei.
L’obiettivo non è sostituire completamente chi utilizza il computer, ma ridurre il numero di operazioni ripetitive, lasciando all’intelligenza artificiale il compito di eseguire le attività più meccaniche.
Pagamenti sempre sotto il controllo dell’utente
Proprio perché Spark può operare direttamente nel browser, Google ha introdotto diverse misure di sicurezza. Le operazioni più delicate, come pagamenti o conferme d’acquisto, richiedono sempre un’approvazione esplicita dell’utente e non possono essere completate automaticamente dall’agente.
L’azienda afferma inoltre di aver implementato sistemi specifici contro gli attacchi di prompt injection, una tecnica utilizzata per indurre un modello AI a ignorare le istruzioni originali e compiere azioni non previste.
L’ecosistema di Gemini Spark continua a crescere
L’integrazione con Chrome si aggiunge agli strumenti già disponibili all’interno di Gemini Spark. L’agente può infatti utilizzare Connected Apps per accedere ai servizi Google Workspace e Search, sfruttare le funzionalità di Personal Intelligence, eseguire codice su computer remoti e utilizzare Canvas per creare e organizzare contenuti e progetti.
Google sta quindi costruendo un ecosistema in cui l’intelligenza artificiale non si limita più alla conversazione, ma diventa uno strumento capace di operare direttamente tra applicazioni, documenti e servizi online.
Gemini Spark arriva anche in Italia
Contestualmente all’annuncio, Google ha confermato l’espansione internazionale del servizio. Dopo il lancio iniziale negli Stati Uniti, Gemini Spark è ora disponibile in oltre 160 nuovi Paesi, inclusa l’Italia, per tutti gli utenti che dispongono di un abbonamento Google AI Pro.
L’estensione del supporto conferma la strategia di Google nel settore degli agenti AI, oggi considerato uno dei principali fronti di competizione con OpenAI, Anthropic e Microsoft. La sfida non riguarda più soltanto quale modello risponde meglio alle domande, ma quale assistente riesce realmente a svolgere il maggior numero di attività al posto dell’utente.
