Indice
- Eventi naturali hanno messo in ginocchio intere reti
- I blackout governativi continuano a essere un problema
- Anche il cloud può diventare un punto debole
- Un errore DNS ha reso irraggiungibili migliaia di siti tedeschi
- Un solo cavo può ancora mettere offline un intero Paese
- Internet resta una rete resiliente, ma non indistruttibile
Dal super tifone Sinlaku ai blackout governativi fino agli errori DNS: il nuovo rapporto Cloudflare mostra perché Internet può ancora fermarsi nel 2026.
Quando si parla di Internet si tende spesso a immaginarlo come una rete distribuita, capace di continuare a funzionare anche in presenza di guasti localizzati. In parte è vero, ma gli eventi registrati nel secondo trimestre del 2026 dimostrano che esistono ancora numerosi punti critici in grado di interrompere l’accesso alla rete per milioni di persone.
È quanto emerge dall’ultimo rapporto pubblicato da Cloudflare attraverso la piattaforma Radar, che ha raccolto gli episodi più significativi verificatisi tra aprile e giugno. Il quadro che ne emerge è molto eterogeneo: calamità naturali, errori tecnici, danni alle infrastrutture e perfino decisioni governative hanno provocato blackout di durata variabile, mostrando quanto il funzionamento di Internet dipenda da una lunga catena di elementi spesso invisibili agli utenti.
Eventi naturali hanno messo in ginocchio intere reti
Tra gli episodi più rilevanti figura il passaggio del super tifone Sinlaku nell’area del Pacifico. Pur transitando a nord di Guam, il ciclone ha provocato interruzioni dell’energia elettrica e problemi alle infrastrutture idriche, con conseguenze dirette anche sulla connettività. Tra il 13 e il 14 aprile il traffico Internet sull’isola è sceso fino all’80% rispetto ai livelli previsti.
Anche il Venezuela ha dovuto affrontare un’interruzione significativa dopo due terremoti avvenuti a circa un minuto di distanza il 24 giugno. Secondo Cloudflare, diversi operatori nazionali hanno registrato un immediato calo del traffico dati, segno delle difficoltà incontrate dalle reti di telecomunicazione.
In Tanzania, invece, è bastato un lungo blackout elettrico per compromettere il funzionamento di Internet. Il 27 giugno il traffico HTTP è diminuito drasticamente per circa cinque ore, con un andamento molto simile a quello osservato durante i blocchi volontari imposti dai governi.
I blackout governativi continuano a essere un problema
Accanto agli eventi naturali, il rapporto dedica ampio spazio alle interruzioni deliberate della connettività. In Iran la rete nazionale ha iniziato a tornare operativa soltanto alla fine di maggio, dopo un blackout durato 88 giorni. Il traffico Internet è inizialmente risalito fino a circa il 90% dei livelli precedenti, per poi stabilizzarsi su valori decisamente inferiori.
Situazione diversa in Iraq, dove il governo ha disposto tre interruzioni della rete durante gli esami nazionali, ciascuna della durata di circa novanta minuti. L’obiettivo dichiarato era limitare i tentativi di copiare durante le prove.
Misure analoghe sono state adottate anche in Sudan, dove tra il 13 e il 23 aprile sono stati registrati dieci blackout programmati della durata di circa tre ore e mezza ciascuno, sempre in coincidenza con lo svolgimento degli esami scolastici.
Anche il cloud può diventare un punto debole
Il rapporto evidenzia come neppure le grandi infrastrutture cloud siano immuni da problemi. Cloudflare cita il caso della regione AWS me-central-1, negli Emirati Arabi Uniti, che ha continuato a registrare livelli di traffico ridotti dopo i danni causati dagli attacchi con droni che hanno interessato infrastrutture presenti negli Emirati e in Bahrein durante il conflitto in Medio Oriente.
L’episodio dimostra come eventi geopolitici possano avere conseguenze dirette anche sui servizi cloud utilizzati da aziende e applicazioni in tutto il mondo.
Un errore DNS ha reso irraggiungibili migliaia di siti tedeschi
Tra gli episodi più curiosi compare quello verificatosi in Germania all’inizio di maggio. Durante una procedura di manutenzione, il registro nazionale dei domini .de ha distribuito firme DNSSEC non valide durante il rinnovo delle chiavi crittografiche.
I resolver configurati per verificare l’integrità delle firme hanno interpretato le risposte come potenzialmente compromesse, bloccando l’accesso a numerosi siti web, servizi online e indirizzi di posta elettronica.
L’anomalia ha prodotto un effetto inatteso: invece di diminuire, il numero di richieste DNS è aumentato sensibilmente. Non potendo memorizzare in cache le risposte errate, computer e server hanno continuato a ripetere le interrogazioni fino alla risoluzione del problema, avvenuta nella notte del 6 maggio.
Un solo cavo può ancora mettere offline un intero Paese
Cloudflare ricorda infine quanto alcune aree del mondo dipendano ancora da un numero limitato di collegamenti fisici. A Saint Lucia il danneggiamento di un cavo in fibra ottica ha quasi azzerato il traffico della rete Karib Cable per circa un giorno. Poiché molti territori caraibici dispongono di pochi collegamenti terrestri e sottomarini, la rottura di una singola infrastruttura è stata sufficiente a ridurre di circa il 60% il traffico Internet dell’intero Paese.
Internet resta una rete resiliente, ma non indistruttibile
Il rapporto pubblicato da Cloudflare mostra come Internet continui a essere una delle infrastrutture più robuste mai realizzate, ma anche quanto il suo funzionamento dipenda dall’affidabilità di numerosi elementi fisici e organizzativi.
Alimentazione elettrica, data center, cavi sottomarini, sistemi DNS e reti di telecomunicazione devono operare senza interruzioni per garantire un servizio continuo. A questi si aggiungono fattori esterni come eventi climatici estremi, conflitti e decisioni politiche, che possono compromettere la connettività di intere nazioni nel giro di pochi minuti.
Le interruzioni registrate nel secondo trimestre del 2026 rappresentano quindi un promemoria della complessità che si nasconde dietro un gesto ormai dato per scontato: aprire un sito web o inviare un messaggio.
