News

Noleggio sociale auto: cos’è e come funziona il canone da 100 euro al mese

Mister gadget noleggio sociale

Un’auto nuova a 100 euro al mese, assicurazione e bollo già dentro il canone. Non è l’ultima trovata di marketing di un noleggiatore, ma una misura pubblica pensata da MIMIT e ACI per chi non può permettersi un’auto nuova e continua a guidare un rottame che inquina più di quanto dovrebbe.

Si chiama noleggio sociale ed è stata presentata il 23 luglio 2026, in attuazione del Dpcm Automotive del 10 giugno.

L’obiettivo dichiarato è duplice: dare una mano alle famiglie a basso reddito e, insieme, svecchiare un parco auto italiano che resta tra i più anziani d’Europa, con una vita media dei veicoli che sfiora i 13 anni.

Il modello di riferimento è il leasing social francese, già collaudato da qualche anno, ma con differenze che vale la pena conoscere prima di farsi troppe illusioni.

Come funziona il noleggio sociale: canone, durata e chilometraggio

Il meccanismo è quello classico del noleggio a lungo termine: nessun anticipo, nessun acquisto, solo un canone fisso mensile per usare un’auto che resta di proprietà del gestore del programma. Il contratto dura minimo 36 mesi e il canone è bloccato a 100 euro al mese, IVA e servizi inclusi.

C’è però un limite da tenere d’occhio: il chilometraggio massimo percorribile è di 12.000 km all’anno. Chi supera questa soglia con regolarità farebbe bene a valutare altre opzioni prima di firmare.

Le vetture ammesse devono rispettare paletti tecnici precisi: nuove, immatricolate in Italia, categoria M1 (le normali autovetture), omologazione minima Euro 6 e emissioni di CO₂ non superiori a 135 g/km. Il prezzo di listino non può superare i 14.800 euro, un tetto che al momento lascia in gara praticamente un solo modello: la Dacia Sandero Essential, a benzina o GPL.

Per ampliare la scelta servirà uno sconto negoziato in sede di gara pubblica, altrimenti il “noleggio sociale” rischia di diventare, di fatto, il “noleggio della Sandero”.

Chi può fare domanda: ISEE e rottamazione obbligatoria

Non basta avere un reddito basso per accedere al programma. I requisiti sono due, e vanno soddisfatti entrambi. Il primo è economico: ISEE inferiore a 30.000 euro. Il secondo è ambientale e un po’ più scomodo: bisogna rottamare un veicolo posseduto da almeno 12 mesi, con classe ambientale non superiore a Euro 4.

Quel vincolo dei 12 mesi non è un dettaglio burocratico casuale: serve a evitare che qualcuno compri al volo un catorcio solo per avere il diritto a rottamarlo e accedere al bonus.

In pratica, la misura premia chi sta davvero guidando un’auto vecchia da tempo, non chi si organizza all’ultimo momento per intercettare l’incentivo.

Cosa succede dopo i 36 mesi: restituzione o riscatto

Arrivati al termine del contratto, ci sono due strade. La prima è restituire l’auto e chiudere il rapporto senza ulteriori impegni. La seconda è riscattarla, pagando il valore di mercato del veicolo in quel momento ma con uno sconto del 10%.

Chi punta al riscatto farà bene a considerare che il valore residuo di una city car dopo tre anni e 36.000 km percorsi non è mai altissimo, quindi il vantaggio economico reale va calcolato caso per caso.

Quando si potrà fare domanda: tempi e click day

Qui arriva la parte meno entusiasmante della storia: non si può ancora fare domanda. Prima serve un bando che permetta all’ACI di individuare e acquistare le vetture sul mercato tramite gara pubblica, poi va creato lo sportello telematico dedicato alle richieste, infine vanno definite tutte le procedure operative. Le stime parlano di almeno dieci mesi di attesa, con un possibile avvio tra aprile e maggio 2027.

Quando lo sportello aprirà, le domande verranno gestite in ordine cronologico di presentazione: chi clicca prima ha più probabilità di rientrare tra i beneficiari.

Con una dotazione iniziale di 50 milioni di euro, sufficiente per circa 3.000 veicoli, è facile immaginare una corsa alla domanda che assomiglierà molto a un vero e proprio click day, con tutte le criticità tecniche che di solito accompagnano queste procedure in Italia.

Il confronto con la Francia: perché il modello italiano è diverso

Il governo ha indicato esplicitamente il leasing social francese come fonte d’inspirazione, ma le differenze sono sostanziali. In Francia il programma è riservato esclusivamente alle auto elettriche, con un contributo statale che nella prima edizione ha toccato i 13.000 euro per veicolo (poi ridotto a 7.000 nelle edizioni successive).

Il risultato è stato un boom di richieste: circa 80.000 domande raccolte in poco tempo, a fronte di una disponibilità iniziale molto più contenuta.

In Italia la scelta è diversa: il tetto di 135 g/km di CO₂ apre le porte anche a motori termici, full hybrid e mild hybrid, non solo alle elettriche. Una scelta di “neutralità tecnologica” che alcuni osservatori leggono come pragmatismo (in Italia la cultura dell’elettrico è ancora acerba) e altri come un’occasione persa per orientare davvero la transizione ecologica.

C’è poi una differenza di governance: in Francia il meccanismo coinvolge direttamente case automobilistiche e società di leasing convenzionate, mentre in Italia la gestione è affidata a un ente pubblico, l’ACI, che si occupa sia dell’acquisto dei veicoli che della gestione delle domande dei cittadini.


Cosa sappiamo e cosa non sappiamo

Cosa sappiamo:

  • Il canone è fissato a 100 euro al mese, IVA e servizi inclusi, per un contratto minimo di 36 mesi
  • Il tetto di percorrenza è di 12.000 km all’anno
  • I requisiti sono ISEE sotto i 30.000 euro e la rottamazione di un veicolo Euro 4 o inferiore posseduto da almeno 12 mesi
  • Al momento l’unico modello compatibile con tutti i criteri (incluso il tetto di prezzo di 14.800 euro) è la Dacia Sandero Essential
  • La dotazione iniziale è di 50 milioni di euro per circa 3.000 vetture, e il programma resterà attivo fino al 30 giugno 2030

Cosa non sappiamo ancora:

  • La data esatta di apertura dello sportello telematico (si stima aprile-maggio 2027)
  • Quali coperture assicurative rientreranno esattamente nel canone e come verranno gestiti manutenzione e danni
  • Se e quando i fondi verranno effettivamente aumentati, come lasciato intendere dal ministro Urso e dal presidente ACI La Russa
  • Se in futuro entreranno in gara altri modelli oltre alla Sandero, grazie a sconti negoziati con altri costruttori

Domande frequenti sul noleggio sociale

Il noleggio sociale è attivo già ora?
No. La misura è stata presentata ufficialmente il 23 luglio 2026, ma prima dell’apertura delle domande serve ancora un bando di gara e la creazione dello sportello telematico. I tempi stimati sono di circa dieci mesi.

Chi può richiedere il noleggio sociale?
Le persone fisiche con ISEE inferiore a 30.000 euro che rottamano un veicolo posseduto da almeno 12 mesi, con classe ambientale fino a Euro 4.

Quali auto si potranno avere con il noleggio sociale?
Vetture nuove, categoria M1, con omologazione minima Euro 6, emissioni fino a 135 g/km di CO₂ e prezzo di listino non superiore a 14.800 euro. Al momento il modello che rispetta tutti i criteri è la Dacia Sandero Essential.

Cosa succede alla fine del contratto di noleggio sociale?
Dopo 36 mesi si può restituire l’auto oppure riscattarla con uno sconto del 10% sul valore di mercato del momento.


Banner di Mistergadget con invito ad aggiungere il sito alle Fonti Preferite di Google

Change privacy settings
×