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Recensione Halo Campaign Evolved: a 25 anni di distanza, il re degli sparatutto merita ancora il trono?

Master Chief in armatura verde scuro impugna un fucile d'assalto in posa eroica su una spiaggia, con le nuvole e la gigantesca struttura dell'anello visibili in lontananza.

Dopo aver scritto la storia nel 2001, Master Chief torna su Xbox Series X, PC e, incredibilmente, anche su PS5 con un remake in Unreal Engine 5. Un’operazione nostalgia che funziona, ma che non riesce a nascondere del tutto i segni del tempo.


Halo: Campaign Evolved
Halo: Campaign Evolved è un’operazione nostalgia ricca di fascino, che merita assolutamente di essere vissuta sia dai veterani che dalle nuove leve. Se da un lato l’Unreal Engine 5 ha compiuto un vero e proprio miracolo visivo, ridando spettacolarità e respiro alle iconiche ambientazioni ad anello, dall’altro l’ostinazione nel mantenere intatte le criticità del level design originale rischia di affaticare chi è abituato agli standard moderni.
Nonostante la ripetitività della seconda metà dell’avventura e delle missioni bonus decisamente sottotono, il fascino di Master Chief rimane intatto. Resta un acquisto caldamente consigliato per i fan storici e un’ottima occasione per chiunque voglia riscoprire le radici degli sparatutto, specialmente se affrontato in compagnia grazie all’eccellente e caotica nuova modalità cooperativa a quattro giocatori.

Pro

+ Grafica sbalorditiva
+ Gameplay intramontabile
+ Co-op a 4 giocatori
+ Rigiocabilità elevata
+ Personalizzazione totale

Contro

– Il peso degli anni (strutturale)
– Missioni inedite deludenti
– Assenze pesanti
– Il nuovo doppiaggio italiano

Se ci fermiamo un attimo ad analizzare la storia videoludica moderna, il successo della primissima Xbox è legato a doppio filo a due eventi epocali: il lancio del servizio Xbox Live e l’arrivo sul mercato di Halo. Oggi, a ben 25 anni di distanza da quel momento storico, Microsoft ha deciso di riportare in vita il mito con Halo: Campaign Evolved, sbarcando non solo su PC e Xbox Series X, ma persino sull’ammiraglia di casa Sony, la PlayStation 5.

Ma dopo un quarto di secolo passato a sparare sugli anelli spaziali, ha ancora senso rituffarsi in questa avventura? Noi di MisterGadget.tech valutiamo i remake per quello che offrono al mercato odierno, senza farci accecare troppo dalla nostalgia. Ecco com’è andato il nostro ritorno nei panni di Spartan John-117.

2001: L’odissea che ha ridefinito gli FPS su console

Facciamo un piccolo passo indietro. Quando Bungie (studio all’epoca appena acquisito da Microsoft) lanciò Halo: Combat Evolved in esclusiva Xbox, stabilì da solo gli standard dello sparatutto in prima persona moderno su console.

Non si trattava solo di un sistema di controllo finalmente perfetto per il pad, ma di una vera e propria rivoluzione nel game design. Grazie a mappe enormi da esplorare a piedi o a bordo dell’iconico Warthog, il gioco portò su console un approccio sandbox mai visto prima, per giunta giocabile in modalità cooperativa.

Visuale in prima persona che mostra un fucile alieno Covenant metallico, con la visuale affacciata su un vasto canyon roccioso dove una grande nave viola Covenant è atterrata in una pozzanghera d'acqua.
Le ambientazioni esterne sono senza dubbio il vero fiore all’occhiello di questa riedizione, dimostrando le enormi potenzialità dell’Unreal Engine 5 nella complessa gestione di luci, ombre e riflessi dinamici. (mistergadget.tech)

A differenza dei concorrenti dell’epoca, Halo puntava tutto su un level design aperto, su un’intelligenza artificiale (IA) reattiva e su un motore fisico all’avanguardia. Le sparatorie risultavano sempre diverse, anche ricaricando lo stesso checkpoint decine di volte. Fu proprio questo titolo a rendere standard meccaniche che oggi diamo per scontate: lo scudo energetico ricaricabile, il limite strategico di poter trasportare solo due armi per volta e il lancio delle granate assegnato a un grilletto rapido. Scelte di design semplicemente geniali.

Inutile dire che il gioco divenne la killer-app dei primi anni 2000. Durante i primi mesi di vita della prima Xbox, l’80% degli acquirenti portava a casa una copia di Halo. Oggi, il titolo siede nell’Olimpo dei videogiochi, presente nella Top 15 di Metacritic di tutti i tempi e inserito nella World Video Game Hall of Fame.

2026: Che senso ha Halo nel panorama odierno?

Di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima. Oggi Bungie è di proprietà di PlayStation, l’aura di imbattibilità di Halo si è un po’ offuscata negli anni e, ironia della sorte, Microsoft ci invita a massacrare i Covenant direttamente su PS5.

Ciò che non è cambiato è la tendenza dell’industria videoludica ad aggrapparsi alle sue icone quando c’è bisogno di certezze. Dopo un Halo Infinite che ha prosciugato le casse e la pazienza di Microsoft, il franchise riparte da zero (o quasi) affidandosi all’Unreal Engine 5, mettendo definitivamente in cantina il tanto criticato Slipspace Engine. Tutto questo arriva a 15 anni di distanza da Halo Anniversary su Xbox 360, che fu il primo tentativo di svecchiare l’opera.

Primo piano del casco di Master Chief con la visiera dorata illuminata da riflessi verdi, a bordo di una navetta da trasporto Pelican, con il Sergente Johnson sfocato sullo sfondo.
Il passaggio all’Unreal Engine 5 ha permesso ad Halo Studios di ricreare le storiche scene d’intermezzo con un livello di dettaglio visivo sbalorditivo, donando nuova linfa ai celebri dialoghi. (mistergadget.tech)

La buona notizia è che il gameplay di Halo, pad alla mano, è ancora diabolicamente divertente nel 2026. Una volta ripresa l’abitudine con quella fisica un po’ “galleggiante” e lunare tipica della saga, emerge tutto il puro divertimento degli scontri a fuoco.

Un mare di opzioni e una personalizzazione estrema

Il team di sviluppo (oggi ribattezzato Halo Studios) ha inserito una quantità industriale di impostazioni. Volete cambiare il sistema di guida del Warthog? Potete farlo. Volete attivare il fuoco amico, rimuovere il fastidioso indicatore degli obiettivi o disabilitare lo scatto (sprint)? Nessun problema. C’è persino la possibilità di applicare skin cosmetiche alle armi e all’armatura dello Spartan.

Visuale in prima persona in Halo Campaign Evolved: il giocatore impugna il fucile d'assalto e osserva un raggio di luce viola che teletrasporta truppe nemiche in una gola rocciosa buia.
Il celebre approccio “sandbox” di Halo è tornato: l’intelligenza artificiale reattiva e i continui sbarchi delle truppe Covenant rendono ogni scontro a fuoco dinamico e mai banale. (mistergadget.tech)

Abbiamo apprezzato molto la scelta di non inserire muri invisibili o limitazioni moderne pensate per “guidare” forzatamente il giocatore. Ad esempio, è ancora possibile aggirare i sistemi di sicurezza nel livello del Cartografo Silenzioso esattamente come facevamo 25 anni fa. Il motore fisico è rimasto generoso e caotico: le esplosioni sbalzano in aria veicoli, nemici e oggetti, creando reazioni a catena spettacolari che a volte mettono ancora in crisi l’IA nemica. Ma va benissimo così.

L’Unreal Engine 5 fa miracoli, ma il level design arranca

Basta guardare uno screenshot per capire il salto generazionale: Halo Campaign Evolved è uno spettacolo per gli occhi. Se confrontiamo questa versione con il gioco originale, sembra di guardare un prototipo contro un kolossal hollywoodiano.

Giocato in modalità Prestazioni (4K dinamico a 60 fps), il titolo sfoggia ombre dinamiche calcolate in tempo reale, danni localizzati millimetrici sui veicoli, riflessi mozzafiato e impronte realistiche su neve e fango. Anche il comparto audio, dalle musiche indimenticabili agli effetti sonori, è stato tirato a lucido.

Ma arriviamo alle note dolenti, e c’è di mezzo il doppiaggio italiano. Come spesso accade nei remake, le voci storiche non sono state mantenute. Questo farà storcere il naso ai puristi, soprattutto per i nuovi timbri vocali scelti per Master Chief e Cortana, lontanissimi da quelli a cui eravamo abituati. Fortunatamente, è sempre possibile impostare l’audio originale in inglese con i sottotitoli.

Visuale in terza persona di Master Chief alla guida di un fuoristrada Warthog verde in un paesaggio boschivo, mentre la maestosa struttura ad anello di Halo si staglia nel cielo curvando verso l'alto.
Le ampie fasi esplorative a bordo del Warthog sono state ulteriormente migliorate, allargando i percorsi per favorire l’inedita e caotica modalità cooperativa online fino a quattro giocatori. (mistergadget.tech)

Grafica a parte, è nella struttura nuda e cruda che il gioco mostra i suoi 25 anni. Se le ambientazioni all’aperto sono magnifiche, la seconda metà della campagna rimane il punto debole storico di Halo. I corridoi clonati all’infinito delle strutture dei Precursori, il backtracking esasperante e le stanze tutte uguali infestate dai Flood, oggi, nel 2026, risultano davvero pesanti da digerire. Gli sviluppatori hanno cercato di mascherare un po’ le zone con la nuova illuminazione, ma questo aspetto avrebbe meritato un lavoro di reworking molto più profondo.

Gameplay svecchiato e co-op a 4 giocatori!

Dal punto di vista puramente ludico, Campaign Evolved prende in prestito alcune migliorie dai capitoli successivi per rendere l’esperienza più fluida. Ora è possibile scattare, dirottare i veicoli nemici in corsa, scambiare le armi con i Marine alleati e sfruttare la rigenerazione della salute.

La novità più esaltante, però, riguarda la modalità cooperativa: per la prima volta è possibile affrontare l’intera campagna online a 4 giocatori. Per supportare questa aggiunta, gli sviluppatori hanno sapientemente allargato le mappe e rimosso alcuni ostacoli ambientali, permettendo finalmente a un intero team di salire a bordo di un singolo Warthog. Attenzione però: proprio a causa di queste modifiche morfologiche ai livelli, non è più possibile passare dalla grafica moderna a quella originale con la pressione di un tasto (feature che era invece presente nella versione Anniversary).

Visuale in prima persona su una luminosa spiaggia tropicale: il giocatore spara con il fucile d'assalto a un Elite Covenant con armatura blu vicino alla riva, sullo sfondo di imponenti scogli emersi dall'acqua.
Il livello del “Cartografo Silenzioso” rimane una delle mappe aperte più belle e amate mai create per uno sparatutto. Oggi, supportato da texture ad altissima risoluzione e acqua realistica, è una pura gioia per gli occhi. (mistergadget.tech)

Menzione d’onore per la nuova modalità “Campagna Remix”, che attiva casualmente i celebri Teschi modificatori (ben 42 disponibili) durante i capitoli, regalando un livello di sfida altissimo e sempre imprevedibile ai veterani della saga. Manca purtroppo all’appello il multiplayer classico in Deathmatch, un’assenza che si fa sentire.

Le 3 missioni inedite: un’occasione sprecata?

C’era grande attesa per le tre missioni aggiuntive che fungono da prequel narrativo, incentrate sul Sergente Johnson. Purtroppo, si sono rivelate la parte più debole del pacchetto.

Oltre a non aggiungere nulla di significativo alla lore dell’universo di Halo, soffrono di un level design piatto e lineare, che ricorda i peggiori difetti di Halo 4. Si passa da un corridoio all’altro per sfociare in piccole arene circolari, con una direzione artistica scialba e dimenticabile. Un’aggiunta frettolosa che si gioca e si dimentica in un batter d’occhio.

Halo: Campaign Evolved: che faccio, lo compro?

Halo: Campaign Evolved è un atto d’amore verso uno dei pilastri della storia videoludica. Il passaggio all’Unreal Engine 5 ha donato a Master Chief una veste grafica sbalorditiva, e le migliorie apportate al gameplay (su tutte, la co-op a 4 giocatori) lo rendono estremamente godibile ancora oggi.

Master Chief corre in un canyon desertico polveroso impugnando un'arma Covenant aliena rossa, seguito da due Marine alleati durante un'intensa scena di battaglia in pieno giorno.
Il gameplay è stato intelligentemente svecchiato mutuando alcune meccaniche dai capitoli successivi, come la possibilità di effettuare scatti (sprint) e l’opzione di scambiare le armi con i Marine alleati. (mistergadget.tech)

L’operazione di restauro si è limitata alla superficie: i cronici difetti strutturali del 2001, come la ripetitività estenuante della seconda metà del gioco, sono rimasti intatti e oggi pesano come macigni. Un titolo assolutamente consigliato, ma con la consapevolezza che 25 anni di evoluzione del medium, in alcuni frangenti, si sentono tutti.

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