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Sembrava una soglia psicologica e invalicabile, eppure le classifiche dei preordini digitali parlano chiaro: le edizioni Premium e Ultimate stanno dominando il mercato, spingendo il costo del gaming sempre più in alto.
L’aumento progressivo del prezzo dei videogiochi Tripla A (AAA) è, senza ombra di dubbio, uno degli argomenti che più divide e infiamma la community dei videogiocatori.
Se il passaggio ai canonici 80 euro per i titoli di nuova generazione aveva già fatto storcere il naso a molti, l’apparizione di edizioni “Premium” in grado di sfondare la soglia psicologica dei 100 euro sembrava destinata a scatenare una rivolta duratura. Basta farsi un giro sui principali social network per leggere fiumi di critiche e lamentele contro questa inflazione galoppante del mercato videoludico.
Eppure, quando si tratta di mettere mano al portafoglio e passare alla cassa, i comportamenti degli utenti sembrano raccontare una storia diametralmente opposta.
Il paradosso dei preordini: vince chi spende di più
Le ultime classifiche dei preordini sul PlayStation Store parlano chiaro: le versioni più costose dei grandi blockbuster sono le più vendute in assoluto.
Analizzando i dati dello store digitale di casa Sony, il paradosso diventa lampante. Le edizioni Deluxe, Premium o Ultimate occupano costantemente i primissimi posti in classifica. Spesso e volentieri, queste versioni superano di gran lunga le vendite delle edizioni standard, nonostante queste ultime costino decine di euro in meno.
Un esempio eclatante è GTA 6: la sua chiacchieratissima Ultimate Edition si è piazzata comodamente davanti alla versione classica in moltissime classifiche regionali. Lo stesso identico copione si sta ripetendo con Marvel’s Wolverine, la cui Digital Deluxe Edition figura in pianta stabile tra i best-seller in preordine su diverse vetrine del PlayStation Store.
Il caso record e il miraggio dell’Accesso Anticipato
Ma c’è chi è riuscito a spingersi ancora oltre. Proprio la scorsa settimana, il lancio dei preordini per EA Sports FC 27 ha portato questa logica commerciale a un livello estremo. Electronic Arts ha proposto una Ultimate Plus Edition all’incredibile cifra di 159,99 euro.
Nonostante un prezzo del genere per una versione esclusivamente digitale (priva quindi di gadget fisici, steelbook o custodie da collezione), questa edizione è schizzata immediatamente al primo posto dei preordini sulle console PlayStation.
Ma cosa spinge i giocatori a spendere così tanto? Oltre ai titoli citati, le versioni premium (generalmente vendute intorno ai 100 euro o più) fanno leva su incentivi mirati e studiati minuziosamente a tavolino dai dipartimenti di marketing.
Parliamo del tanto agognato “Accesso Anticipato” (che permette di giocare dai 3 ai 7 giorni prima del “Day One” ufficiale), di oggetti cosmetici esclusivi, valuta virtuale in-game, artbook digitali, colonne sonore e Season Pass per i futuri DLC.
La FOMO batte il portafoglio (ma non per tutti)
Secondo un’analisi condotta dal portale specializzato Tweaktown, questa tendenza dimostra che i giocatori hanno progressivamente rivisto la loro soglia di tolleranza psicologica riguardo al prezzo dei videogiochi.
Se una cifra a tre zeri per un singolo gioco sembrava pura follia solo pochi anni fa, oggi una fetta consistente del pubblico è disposta a pagare un sovrapprezzo importante pur di non subire la cosiddetta FOMO (Fear Of Missing Out, la paura di essere tagliati fuori) e poter iniziare a giocare in anticipo rispetto agli altri.
Attenzione, però, a non fare di tutta l’erba un fascio. Dobbiamo davvero concludere che l’intero mercato abbia accettato di buon grado i giochi a 100 euro? Non esattamente.
Secondo un recente studio dell’ACR (Association for Consumer Research), i dati dei preordini rappresentano solo una nicchia molto specifica del mercato globale. Chi prenota un videogioco con mesi di anticipo è solitamente un fan hardcore, estremamente investito in quel particolare franchise.
La maggioranza silenziosa aspetta gli sconti
Questo tipo di utente, il cosiddetto early adopter, è fisiologicamente più propenso a spendere cifre alte per ottenere ogni singolo bonus disponibile. In altre parole, queste classifiche non riflettono per forza il comportamento del grande pubblico.
La maggioranza silenziosa dei videogiocatori continua ad aspettare i periodi di saldo, preferisce rivolgersi al florido mercato dell’usato, o semplicemente si “accontenta” dell’edizione standard al lancio. Inoltre, per dovere di cronaca, va ricordato che le classifiche del PlayStation Store non mostrano mai i numeri esatti di vendita in volumi. Ci indicano semplicemente quali edizioni stanno performando meglio in un determinato istante temporale, senza svelare il reale divario numerico tra le diverse versioni.
È forse ancora prematuro affermare che i 100 euro diventeranno il nuovo standard base per le edizioni lisce dei titoli Tripla A (anche perché i costi di sviluppo ormai stellari impongono alle software house di cercare costantemente nuovi modelli di monetizzazione).
Tuttavia, un fatto è innegabile: i grandi publisher hanno trovato la formula perfetta per rendere le edizioni premium irresistibili, dimostrando che una parte importante del pubblico è pronta a superare la soglia dei 100 euro senza troppi rimpianti.
