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TIM Priority: Navighi veloce anche quando la rete è intasata, ma la neutralità del web è a rischio?

Grafica promozionale divisa in due sezioni: a sinistra il logo ufficiale TIM su sfondo bianco, a destra la scritta "WIFI PRIORITY" in bianco su un vivace sfondo blu illuminato da riflessi di luce.

TIM lancia un nuovo abbonamento per avere la “corsia preferenziale” su internet. Ma pagare di più per avere la priorità è davvero legale in Europa?

Mettiti comodo, perché oggi parliamo di una novità targata TIM che sta facendo molto discutere: una vera e propria corsia di sorpasso per la tua connessione internet, che solleva però qualche dubbio sulle regole del web.

Negli ultimi anni, le nostre abitudini digitali sono letteralmente esplose. Tra l’uso dell’intelligenza artificiale, lo streaming di film e serie in alta definizione, il cloud gaming e le infinite videochiamate, il traffico dati in Italia ha registrato un aumento incredibile. Parliamo di una crescita di oltre il 280% sulle reti mobili e di più del 130% su quelle fisse.

In questo scenario, la semplice velocità della connessione non è più sufficiente per garantire un’esperienza fluida quando migliaia di dispositivi lottano per accaparrarsi la stessa banda. Ed è proprio qui che entra in gioco TIM Priority, un nuovo modello di servizio pensato per ridefinire radicalmente la gestione del traffico dati da parte degli operatori.

Cos’è TIM Priority e quanto costa la “corsia preferenziale”

L’idea di base di TIM è molto chiara: chi sottoscrive questa opzione ottiene una gestione prioritaria della propria connessione, godendo di performance più stabili e reattive proprio nei momenti di maggiore congestione e traffico della rete.

Il servizio, che attualmente è già disponibile per i clienti con connessioni in fibra ottica sotto il nome di WiFi Priority, garantisce una priorità nel traffico dati in download, tempi di risposta più rapidi e una maggiore regolarità del flusso dei dati.

Ma quanto costa garantirsi questo “pass VIP” digitale? Il servizio prevede un costo di attivazione iniziale di 10 euro, a cui si va ad aggiungere un canone mensile di 5 euro.

Secondo Pietro Labriola, Amministratore Delegato di TIM, per anni innovare ha significato semplicemente offrire più Giga e più velocità a tutti i clienti. Con Priority, spiega il CEO, si apre una fase del tutto nuova: la rete diventa capace di riconoscere l’utente che sceglie un livello di servizio superiore, mettendogli a disposizione le risorse necessarie esattamente nel momento del bisogno.

Il nodo cruciale: la neutralità del web è a rischio?

Tutto bellissimo per chi lo acquista, vero? Eppure, questo annuncio ha subito scatenato un acceso dibattito tra gli esperti di tecnologia e telecomunicazioni. Il motivo è semplice: il servizio sembra scontrarsi con il sacro principio della “neutralità della rete” previsto dalla rigorosa normativa europea.

Render 3D del logo rosso di TIM, formato dalle classiche barre orizzontali, sospeso su uno sfondo chiaro e futuristico attraversato da linee digitali luminose.
Con l’esplosione dei consumi digitali tra streaming 4K, cloud gaming e intelligenza artificiale, le reti sono sempre più sotto stress. TIM cerca di arginare il problema della congestione offrendo una nuova “corsia preferenziale” a pagamento. (mistergadget.tech)

In base a questo fondamentale principio, il traffico Internet non dovrebbe mai essere discriminato sulla base di meri criteri commerciali. L’articolo 3 del Regolamento (UE) 2015/2120 stabilisce chiaramente che i provider che forniscono accesso a Internet devono trattare tutto il traffico esattamente allo stesso modo, senza restrizioni o interferenze basate sull’utente, sul contenuto o sull’applicazione che si sta utilizzando.

La critica mossa a TIM è che qui non si tratta di comprare una linea fisicamente dotata di maggiore capacità (come passare da un abbonamento a 1 Gbit/s a uno a 10 Gbit/s), ma di pagare un extra per modificare a proprio vantaggio il modo in cui le risorse condivise vengono distribuite dal provider.

Il grande timore è che, modificando l’allocazione di risorse limitate per favorire chi paga di più, gli altri utenti “standard” possano subire un forte degrado delle prestazioni durante i normali momenti di congestione.

Cosa dicono le normative europee (e perché TIM si difende)

TIM, dal canto suo, difende a spada tratta la legittimità della sua nuova offerta. L’azienda ha precisato tramite vie ufficiali che questo modello non va assolutamente contro la neutralità della rete, poiché WiFi Priority agisce esclusivamente sulla gestione tecnica delle risorse di rete e sulla stabilità della connessione (sfruttando il Segment Routing), e non sul tipo specifico di traffico o sui contenuti usati dall’utente.

E, analizzando bene i testi di legge, le regole europee sembrano effettivamente dare ragione all’operatore. Il regolamento europeo, infatti, non vieta affatto di vendere abbonamenti a prezzi o con prestazioni tecniche diverse.

Il BEREC (Body of European Regulators for Electronic Communications, ovvero l’organismo che riunisce le autorità europee delle comunicazioni) chiarisce che sono perfettamente ammesse tariffe differenziate basate su diversi livelli di Qualità del Servizio (QoS) – misurati attraverso parametri come latenza, jitter, velocità o perdita di pacchetti – a patto che queste misure siano application-agnostic, ovvero totalmente indipendenti dall’applicazione che si sta usando.

In parole povere per chiarire il concetto tecnico: sarebbe illegale se TIM desse una priorità di caricamento a Netflix rallentando YouTube per motivi commerciali, ma dare una priorità tecnica e generale a tutto il traffico in download del cliente pagante è considerato ammissibile dalla direttiva.

C’è però una regola fondamentale da rispettare per i provider: gli abbonamenti di livello inferiore (quelli standard) non possono in nessun caso essere degradati al di sotto delle prestazioni minime garantite dai rispettivi contratti promessi all’utente. In Italia la competenza su questi controlli spetta all’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), che però non si è ancora espressa ufficialmente su questo specifico servizio essendo appena stato lanciato.

Il futuro: dal 5G all’assistenza prioritaria

Questa vera e propria rivoluzione, comunque, non si fermerà alle reti domestiche. A partire dal mese di ottobre, l’opzione Priority sbarcherà ufficialmente anche sulla rete mobile 5G.

L’obiettivo dichiarato da TIM è quello di offrire una connessione impeccabile e di dare valore soprattutto in quei luoghi dove l’alta concentrazione di smartphone mette in grave crisi le antenne, come stadi, concerti e grandi eventi live.

Inoltre, il progetto di TIM si prospetta come un vero e proprio ecosistema in espansione: sono già in cantiere i servizi Priority Care, pensato per velocizzare l’assistenza clienti e le nuove attivazioni, e Priority Protection, che invece metterà un focus specifico sulla sicurezza digitale degli utenti connessi.

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