Indice
- Design e costruzione: più corpo, più sostanza
- Il sensore e l’imaging: qui si gioca la vera partita
- Doppio obiettivo e zoom ottico 3x: la vera novità
- Video, slow motion e le funzioni intelligenti
- Autonomia: numeri concreti, non promesse
- Osmo Pocket 4P o Osmo Pocket 4: quale scegliere
- Verdetto: che faccio, la compro?
- Domande frequenti su DJI Osmo Pocket 4P
Nel 2018 la prima Osmo Pocket sembrava quasi un gioco di prestigio: uno stabilizzatore meccanico a 3 assi racchiuso in un corpo grande poco più di un accendino, venduto a poco più di 300 euro.
Bastava infilarla in tasca per avere sempre a disposizione riprese fluide che, fino a quel momento, richiedevano gimbal ingombranti e budget da produzione professionale.
Da lì in poi, ogni generazione ha aggiunto un tassello: lo schermo orientabile, il sensore da 1 pollice, l’ActiveTrack sempre più intelligente.
Con la DJI Osmo Pocket 4P, l’azienda fa un salto diverso dai precedenti: non si limita a migliorare quello che c’era, ma aggiunge un secondo obiettivo e sposta l’intera categoria verso un pubblico più esigente, quello che finora doveva accontentarsi o investire cifre ben più alte.
La DJI Osmo Pocket 4P è una fotocamera tascabile con stabilizzatore meccanico a doppio obiettivo, disponibile da oggi a partire da 609 euro per la Combo Standard (699 euro per la Combo Vlog).
Si rivolge a chi produce contenuti video con ambizioni professionali, in particolare ritratti e ripresa in condizioni di luce complesse, e non a chi cerca semplicemente un action cam da vacanza.
Lo diciamo subito, senza girarci intorno: è un prodotto che ci ha convinti, ma il prezzo cambia completamente la natura dell’acquisto rispetto al passato.
Pensata per chi realizza ritratti e contenuti video di livello professionale, con 103GB di memoria interna e autonomia fino a 210 minuti. Il limite principale non è tecnico ma economico: si parte da 609 euro, quasi il doppio rispetto alla generazione precedente. Un acquisto solido, ma da ponderare.
+ Zoom ottico 3x sul medio-tele
+ 103GB di memoria interna
+ Niente più obbligo di scheda esterna
+ Autonomia fino a 210 minuti con ricarica rapida
– Ingombro e peso superiori (230g)
– Il vantaggio del secondo obiettivo si sente solo se si sfrutta davvero lo zoom 3x
Design e costruzione: più corpo, più sostanza
Il corpo della Osmo Pocket 4P pesa 230 grammi, contro i 190,5 grammi della Pocket 4 e i 179 grammi della Osmo Pocket 3.
Non è una differenza che si nota nei numeri ma nella tasca, specialmente durante l’uso prolungato: la testa con il doppio obiettivo, quello grandangolare da 20mm e quello medio-tele da 60mm, aggiunge volume nella parte superiore del dispositivo, spostando leggermente il baricentro verso l’alto.
Nella pratica, l’impugnatura resta comoda per l’uso quotidiano, ma chi è abituato alla leggerezza quasi impercettibile della Pocket 4 percepirà la differenza fin dai primi minuti.
Lo stabilizzatore meccanico a 3 assi eredita direttamente la tecnologia della serie Ronin, quella che ha già conquistato riconoscimenti dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences.
Nell’uso reale, questo si traduce in riprese fluide anche camminando o correndo, senza il classico effetto “gelatina” che affligge le stabilizzazioni puramente elettroniche.
Il dispositivo è disponibile in due colorazioni, nero classico e bianco perla, entrambe con una finitura che resiste bene alle impronte durante l’uso quotidiano.
Il sensore e l’imaging: qui si gioca la vera partita
Il cuore della Osmo Pocket 4P è il nuovo sensore CMOS da 1 pollice, abbinato alla tecnologia LOFIC che porta la gamma dinamica a 17 stop, contro i 14 stop della Pocket 4 e i numeri più contenuti della Pocket 3.
Nei nostri test, questo salto si è tradotto in una gestione dei contrasti forti (un controluce diretto, un tramonto, un interno con finestre luminose alle spalle del soggetto) sensibilmente più pulita, con meno bruciature nelle alte luci e più dettaglio recuperabile nelle ombre.
A completare il quadro c’è il nuovo profilo colore D-Log 2 a 10 bit, capace di catturare oltre un miliardo di colori con transizioni tonali morbide, pensato per chi lavora il girato in post-produzione.
Chi non ha mai messo mano a un color grading potrebbe non accorgersi della differenza sul primo scatto, ma chi lavora su timeline professionali apprezzerà la latitudine di recupero, che nei materiali diffusi da DJI viene paragonata a quella delle cineprese Alexa di ARRI.
Un paragone ambizioso per un dispositivo di queste dimensioni, ma che nei test sulle alte luci regge sorprendentemente bene.
Doppio obiettivo e zoom ottico 3x: la vera novità
Qui arriviamo al punto che distingue davvero questa versione dal resto della gamma. L’obiettivo grandangolare principale, equivalente a 20mm con apertura f/2,0, resta il riferimento per paesaggi e riprese in movimento.
Ma è il secondo obiettivo, medio-tele equivalente a 60mm con apertura f/1,8, a fare la differenza per chi produce ritratti: lunghezza focale classica per il ritratto, profondità di campo equivalente a f/6,3 che comprime lo sfondo e isola il soggetto con una sfocatura naturale, difficile da ottenere con un solo obiettivo grandangolare per quanto ben stabilizzato.
Il vero elemento distintivo è però lo zoom ottico 3x disponibile proprio sul medio-tele, esteso fino a 12x in modalità digitale, con ActiveTrack 8.0 attivo anche durante lo zoom per mantenere il soggetto costantemente a fuoco e inquadrato.
Nella nostra esperienza d’uso quotidiana, questa flessibilità in più cambia concretamente il modo di lavorare: si può passare da un’inquadratura ampia a un primo piano stretto senza cambiare posizione, un’opzione che nessun’altra pocket gimbal camera offre oggi allo stesso livello.
Video, slow motion e le funzioni intelligenti
La Osmo Pocket 4P supporta registrazione fino a 4K/240fps sull’obiettivo grandangolare (4K/200fps sul medio-tele), con slow motion ultra HD fino a 8 volte la velocità naturale.
Nei test, questa modalità restituisce un effetto rallentato molto pulito su soggetti in rapido movimento, capelli mossi dal vento o neve che cade, con un dettaglio che raramente si trova su dispositivi di queste dimensioni.
Chi preferisce un approccio più creativo può contare sulla funzione Video con otturatore lento, utile per catturare scie luminose in ambito urbano notturno.
Tra le funzioni pensate per l’uso quotidiano, si segnalano lo scatto fotografico da 37 megapixel, la Foto Live 4K che registra automaticamente una clip di 1,5 secondi a ogni scatto, e il trasferimento dati via USB 3.1 fino a 800 MB/s, che rende l’esportazione dei filmati decisamente più rapida rispetto alla generazione precedente.
La presenza di 103GB di memoria interna elimina inoltre l’obbligo di acquistare una scheda di memoria esterna, un dettaglio che sulla carta sembra marginale ma che nella pratica toglie una spesa aggiuntiva e semplifica il flusso di lavoro sul campo.
Autonomia: numeri concreti, non promesse
Con una batteria da 1545 mAh, la Osmo Pocket 4P dichiara un’autonomia fino a 210 minuti con carica completa, superiore ai valori tipici della categoria fino a oggi.
Nei nostri test di utilizzo misto, tra riprese in 4K, scatti fotografici e utilizzo dello zoom, il dispositivo ha effettivamente superato le tre ore prima di richiedere una ricarica, un risultato che rende l’uso quotidiano più dinamico e riduce l’ansia da batteria scarica durante una giornata di riprese fuori casa.
La ricarica rapida, che porta il dispositivo dallo 0 all’80% in appena 18 minuti, completa un quadro solido su questo fronte.
Osmo Pocket 4P o Osmo Pocket 4: quale scegliere
Qui si apre il vero dilemma per chi si avvicina per la prima volta a questa categoria di prodotto, ed è bene chiarire subito un punto: la luce di riempimento dell’ecosistema Osmo Pocket 4 è compatibile, tramite gli stessi connettori, anche con la Osmo Pocket 4P.
Non è quindi un accessorio esclusivo della versione base, e non è questo il criterio su cui basare la scelta. La vera discriminante è un’altra: avere o meno a disposizione il secondo obiettivo con zoom ottico 3x, cioè una focale medio-tele aggiuntiva rispetto al solo grandangolo della Pocket 4.
Chi produce contenuti con esigenze più basilari, penso ai vlogger che lavorano quasi sempre alla stessa distanza dal soggetto senza necessità di cambiare inquadratura, non troverà grande beneficio nel pagare il sovrapprezzo per una focale che userà raramente.
Chi invece lavora su ritratti, contenuti a distanza variabile o riprese in cui cambiare inquadratura senza spostarsi fisicamente è essenziale, troverà nel doppio obiettivo e nello zoom un vantaggio reale, che nessun accessorio esterno può replicare.
Per il nostro flusso di lavoro quotidiano, dopo settimane di utilizzo alternato tra i due modelli, la compattezza della Pocket 4 resta effettivamente preferibile per la maggior parte delle situazioni operative, semplicemente perché più comoda da portare sempre con sé.
Questo non toglie nulla al valore della Pocket 4P per chi ha bisogno specifico della focale in più che offre.
Verdetto: che faccio, la compro?
Arriviamo al punto dolente: 609 euro per la Combo Standard sono una cifra che cambia completamente la natura di questo acquisto.
Fino alla generazione precedente, la Osmo Pocket poteva essere quasi un acquisto d’impulso, il piacere di provare un dispositivo nuovo senza pensarci troppo, con un costo poco superiore ai 300 euro.
Con la Pocket 4P, la soglia di ingresso più che raddoppia, e la decisione richiede una riflessione ben più ponderata su quanto si userà davvero il secondo obiettivo e lo zoom ottico.
La verità è che il salto qualitativo c’è, ed è evidente: il sensore gestisce meglio contrasti forti e cambi di luminosità improvvisi, la memoria interna elimina una spesa accessoria, l’autonomia superiore alle tre ore rende il dispositivo più affidabile su turni di lavoro lunghi. Non abbiamo trovato cedimenti nella qualità costruttiva né sorprese negative nell’uso prolungato.
Il verdetto è quindi positivo, ma con una premessa: la DJI Osmo Pocket 4P è la scelta giusta per chi realizza ritratti, contenuti a distanza variabile o lavora già in un contesto semi-professionale dove lo zoom ottico 3x fa reale differenza.
Chi cerca invece un compagno leggero per vlog quotidiani, con budget più contenuto e senza reale necessità di una focale aggiuntiva, farà probabilmente meglio a orientarsi sulla più compatta Osmo Pocket 4.
Domande frequenti su DJI Osmo Pocket 4P
Quanto costa la DJI Osmo Pocket 4P in Italia? La Combo Standard è disponibile da 609 euro, mentre la Combo Vlog costa 699 euro. Il prezzo è disponibile direttamente su store.dji.com e presso i rivenditori autorizzati.
Quanto dura la batteria della Osmo Pocket 4P in uso reale? DJI dichiara fino a 210 minuti con carica completa. Nei nostri test di utilizzo misto, tra video 4K, foto e zoom, il dispositivo ha superato le tre ore prima di richiedere una ricarica.
Osmo Pocket 4P o Osmo Pocket 4: quale conviene comprare? Dipende dalla focale di cui si ha bisogno. La Pocket 4P aggiunge un secondo obiettivo con zoom ottico 3x, utile per ritratti e contenuti a distanza variabile. La Pocket 4 è più compatta e leggera, e resta la scelta più sensata per chi non necessita di quella focale in più: la luce di riempimento dell’ecosistema Osmo Pocket 4, essendo compatibile con gli stessi connettori, funziona su entrambi i modelli e non è un elemento distintivo.
La Osmo Pocket 4P ha bisogno di una scheda di memoria esterna? No. Il dispositivo integra 103GB di memoria interna, sufficienti per gestire sessioni di ripresa prolungate senza dover acquistare una scheda separata, anche se resta possibile espandere lo storage con accessori compatibili.
Che risoluzione video massima supporta la Osmo Pocket 4P? Supporta 4K fino a 240fps sull’obiettivo grandangolare e 4K fino a 200fps sul medio-tele, con slow motion ultra HD fino a 8 volte la velocità naturale.
Quanto pesa la DJI Osmo Pocket 4P rispetto alle versioni precedenti? Pesa 230 grammi, contro i 190,5 grammi della Osmo Pocket 4 e i 179 grammi della Osmo Pocket 3. La differenza si nota soprattutto nell’uso prolungato in tasca.
