Indice
- Una vita passata nelle Wasteland
- 7 problemi critici che Fallout 5 deve risolvere a tutti i costi
- 1. Un sistema di dialoghi profondo e l’impatto delle scelte
- 2. L’addio al generatore procedurale a favore di mappe “fatte a mano”
- 3. Basta con le estenuanti “Quests FedEx”
- 4. L’incubo dei caricamenti onnipresenti
- 5. L’urgenza di modernizzare la regia dei dialoghi
- 6. Riportare il Ruolo al centro del Gioco (a discapito dello sparatutto)
- 7. Ridimensionare la fastidiosa meccanica degli Insediamenti
- Il traumatico promemoria: il caso “Fallout 76”
- Bethesda deve dimostrare più coraggio
Todd Howard e il team di Bethesda hanno confermato che la pre-produzione del prossimo capitolo di Fallout è finalmente iniziata. Ma dopo le parziali delusioni di Fallout 4, il lancio disastroso di Fallout 76 e l’accoglienza tiepida di Starfield, quali sono gli errori che lo storico studio non può più permettersi di ripetere?
Dopo lo strepitoso e inaspettato successo planetario dell’adattamento televisivo di Fallout prodotto da Amazon Prime Video, Fallout 5 è rapidamente balzato in cima alla lista dei titoli più attesi nel sempre più affollato catalogo videoludico di Bethesda Softworks.
Tuttavia, c’è un elefante radioattivo nella stanza: gli ultimi GDR (Giochi di Ruolo) rilasciati dalla storica software house del Maryland hanno evidenziato una serie di difetti cronici. Problemi strutturali che la gran parte dei giocatori (sottoscritto compreso) non è assolutamente disposta a tollerare in un’eventuale, futura gita nella Zona Contaminata.
Una vita passata nelle Wasteland
La mia personale storia d’amore con l’universo post-apocalittico di Fallout non è nata ieri. Scoprii il capostipite della saga nel lontano 1997, grazie a una demo allegata su CD-ROM a una rivista cartacea, per poi innamorarmi perdutamente del gioco completo.
All’epoca, l’esperienza di gioco di ruolo si viveva attraverso una telecamera con visuale isometrica (dall’alto) e combattimenti rigorosamente a turni. Ricordo come fosse ieri lo shock psicologico della mia prima uscita dal Vault 13, l’ansia pura e paralizzante del primo scontro con un Deathclaw (Deathclaw o un letale Sanguinario) e la folle – e spesso crudele – sensazione di totale libertà che quel primo capolavoro sapeva offrire.
Attraversare la Repubblica della Nuova California (RNC) in Fallout 2 o perdermi nell’esplorazione del deserto del Mojave nell’indimenticabile Fallout: New Vegas (sviluppato da Obsidian Entertainment) restano impressi indelebilmente tra i miei ricordi videoludici più preziosi.
Purtroppo, devo ammettere a malincuore che l’evoluzione moderna del franchise non mi ha sempre convinto a pieno. Da veterano della serie, ho assistito inerme alla progressiva e inesorabile “annacquatura” della formula originale, sfociata nelle ultime produzioni di Bethesda che, per un purista del gioco di ruolo cartaceo e digitale, si sono rivelate delle cocenti delusioni.
7 problemi critici che Fallout 5 deve risolvere a tutti i costi
Che si tratti della pericolosa deriva verso l’azione “caciarona” e della componente GDR eccessivamente ridotta all’osso di Fallout 4, passando per il disastroso e imbarazzante lancio iniziale del capitolo multiplayer Fallout 76, fino ad arrivare all’impalcatura tecnica palesemente invecchiata alla base di Starfield, sembra proprio che Bethesda si ostini a replicare da troppi anni la medesima, logora ricetta.
Oggi, le nostre aspettative per Fallout 5 viaggiano sugli stessi binari di quelle per The Elder Scrolls VI. Per entrambi, lo studio capitanato da Todd Howard deve correggere il tiro su alcuni aspetti fondamentali. Eccone sette:
1. Un sistema di dialoghi profondo e l’impatto delle scelte
Il problema prioritario risiede senza dubbio nella sceneggiatura. Il marchio Fallout è sempre stato sinonimo di estrema libertà di interpretazione del proprio alter ego, ma Fallout 4 deluse profondamente a causa della famigerata (e limitante) “ruota dei dialoghi” a quattro scelte, che spesso e volentieri nascondeva risposte dal tono drammaticamente simile.
A questo si unì l’obbligo del doppiaggio per il protagonista, una scelta stilistica che limitava drasticamente l’immedesimazione personale. Ad esempio, decidere di interpretare un genitore cinico e negligente non era un’opzione contemplata all’inizio dell’avventura, relegando la vera libertà d’azione solo alle fasi finali della main quest (missione principale). Fallout 5 deve categoricamente tornare a un sistema di interazioni verbali ricco, trasparente e capace di offrire bivi narrativi e conseguenze etiche reali.
2. L’addio al generatore procedurale a favore di mappe “fatte a mano”
Mentre Fallout 4 ci offriva un open-world(mondo aperto) estremamente denso, compatto e pregno di segreti, il recente Starfield ha dimostrato come Bethesda possa cadere facilmente nella trappola della “quantità a scapito della qualità”, affidandosi alla generazione procedurale per creare centinaia di pianeti vasti, freddi e inevitabilmente ripetitivi.
Per Fallout 5 la richiesta della community è unanime: i giocatori preferiranno sempre una mappa di dimensioni inferiori, ma costruita a mano, poligono dopo poligono, da veri level designer, in modo da garantire un’esplorazione genuina, dettagliata e dotata di una forte personalità.
3. Basta con le estenuanti “Quests FedEx”
Tra le critiche mosse più frequentemente a Starfield spicca l’abuso di missioni da “fattorino galattico”, costringendo il giocatore a logoranti e costanti andirivieni tra le galassie (e relativi, numerosi caricamenti).
Per rialzare l’asticella, Fallout 5 trarrebbe enorme beneficio da side-quests (missioni secondarie) più memorabili, strutturate, ricche di ambiguità morali e, soprattutto, affrontabili attraverso molteplici approcci (azione furtiva, persuasione, scontro a fuoco, hackeraggio). Le storie migliori della saga di Fallout sono proprio quelle in cui le conseguenze delle nostre azioni riecheggiano nel mondo di gioco anche a decine di ore di distanza.
4. L’incubo dei caricamenti onnipresenti
Gli schermate di caricamento (loading screens) continue, già pesanti ai tempi di Skyrim e Fallout 4, hanno letteralmente ucciso il senso di avventura immersiva in Starfield.
Tra animazioni per entrare in un edificio, per decollare con la navicella o semplicemente per transitare da un quartiere all’altro, l’esperienza è risultata troppo frammentata. L’industria e gli standard tecnici sono andati avanti: sfruttando i moderni e veloci dischi a stato solido (SSD), Fallout 5 deve riuscire ad abbattere questa barriera tecnologica, garantendo finalmente un’esperienza di gioco senza interruzioni e dotata di un’interfaccia utente (UI) al passo coi tempi. Todd Howard ha menzionato l’utilizzo del Creation Engine 3, speriamo che questo sia la soluzione ai lunghi tempi di caricamento.
5. L’urgenza di modernizzare la regia dei dialoghi
Diciamocelo chiaramente: quelle inquadrature fisse, immobili e “ingessate” sul volto dei personaggi non giocanti (PNG o NPC) durante i dialoghi sentono drammaticamente il peso degli anni. Titoli immensi come Baldur’s Gate 3, l’epopea spaziale di Mass Effect e persino l’incredibile impatto cinematografico di Cyberpunk 2077 hanno dimostrato da tempo l’importanza di una telecamera dinamica, accompagnata da una vera e propria regia. Questi accorgimenti stilistici sono ormai imprescindibili per rendere credibili le interazioni sociali virtuali ed elevare la narrazione.
6. Riportare il Ruolo al centro del Gioco (a discapito dello sparatutto)
Sia in Fallout 4 che in Starfield la spiacevole sensazione dominante è quella di trovarsi tra le mani l’ennesimo sparatutto in prima o terza persona arricchito da un po’ di inventario. Ovviamente, nessuno esige oggi il ritorno anacronistico alle origini ruolistiche a turni del ’97, ma da Fallout 5 pretendiamo un compromesso intelligente: un amalgama perfetto tra la complessa stratificazione dei vecchi sistemi di progressione (abilità, talenti, parametri S.P.E.C.I.A.L.) e gunplay moderni, fluidi e dinamici.
7. Ridimensionare la fastidiosa meccanica degli Insediamenti
La possibilità di costruire intere colonie introdotta in Fallout 4 (che ci ha regalato il memorabile e un po’ asfissiante “meme” di Preston Garvey: “Un insediamento ha bisogno del tuo aiuto”) finiva purtroppo per monopolizzare gran parte del tempo e dell’esperienza ludica.
Con una pletora di titoli e survival votati al crafting o al base-building già presenti oggi sul mercato, questa non è l’urgenza di chi cerca un Fallout. L’esplorazione meticolosa e il nuovo capitolo dovrebbero concentrarsi innanzitutto sulla sceneggiatura e sull’urgenza narrativa che permea le Terre Desolate, senza appesantire o distrarre continuamente l’utente costringendolo a improvvisarsi per forza capomastro o muratore.
Il traumatico promemoria: il caso “Fallout 76”
Risulta impossibile non menzionare il persistente senso di “trauma” collettivo lasciato in eredità dal lancio claudicante di Fallout 76.
Tra vagonate di bug inenarrabili, politiche di monetizzazione reputate troppo aggressive (con lo shop online degli “Atomi”) e, soprattutto, l’assenza totale di PNG umani e interattivi per ravvivare il mondo, l’esordio del primo Fallout always-online ha scalfito e offuscato a lungo il prestigio della compagnia. Sebbene col passare degli anni il titolo sia risorto, migliorando nettamente ed espandendosi in direzioni molto più vicine ai classici della saga (merito anche dell’aggiornamento “Wastelanders”), una cosa è certa: Fallout 5 non avrà una seconda possibilità per fare una buona prima impressione. La fanbase pretende, stavolta, un Gioco di Ruolo squisitamente pensato per l’esperienza single-player (per giocatore singolo), ripulito dai bug, mastodontico e stabile fin dal “Day One”.
Bethesda deve dimostrare più coraggio
In sintesi, per trionfare e riconquistare definitivamente il cuore pulsante dei fan duri e puri, Bethesda dovrà tornare a osare.
Se l’epopea spaziale di Starfield ha puntato su un’impostazione “troppo rassicurante”, pulita e politicamente corretta, Fallout è da sempre l’esatto opposto: un brutale e grottesco palcoscenico post-apocalittico dove è lecita ogni sfumatura di follia narrativa e dark humor. Lotte tra fazioni fanatiche, decisioni che ti lacerano dal punto di vista dell’etica morale e un wasteland vibrante, violento e imprevedibile rappresentano, da sempre, l’iconico DNA del franchise.
Ai piani alti conoscono benissimo ogni singola critica sollevata dalla community. Se lo studio riuscirà davvero a trarre un saggio insegnamento dai propri recenti, e per certi versi ingenui, scivoloni, Fallout 5 potrebbe segnare un glorioso ritorno ai fasti di un tempo. Non chiediamo l’impossibile. Desideriamo semplicemente giocare a un monumentale Fallout moderno, un GDR capace di esaltare il puro godimento dell’esplorazione, la totale libertà d’approccio e una qualità di scrittura e dei personaggi all’altezza della devastata e radiattiva eredità che si porta dietro.
