Indice
- Cosa cambia con la nuova legge
- Sarà Arcom a vigilare sul rispetto delle regole
- Il nodo più difficile è verificare l’età
- Smartphone vietati anche alle scuole superiori
- Macron: i social espongono i giovani a contenuti dannosi
- L’esempio dell’Australia mostra le difficoltà
- Anche altri Paesi europei si stanno muovendo
- Il voto francese potrebbe influenzare tutta l’Europa
Il Parlamento francese approva il divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni. Ecco cosa prevede la legge e cosa potrebbe cambiare in Europa.
La Francia si prepara a diventare il primo Paese dell’Unione Europea a vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. Il Parlamento ha infatti approvato il provvedimento sostenuto dal presidente Emmanuel Macron, che punta a introdurre il divieto a partire dal 1° settembre 2026, in coincidenza con l’inizio del nuovo anno scolastico.
Prima dell’entrata in vigore manca però un ultimo passaggio: il testo dovrà essere esaminato dal Consiglio costituzionale francese, che dovrà verificarne la conformità alla Costituzione. Se non emergeranno rilievi, la legge entrerà in vigore nei tempi previsti.
Cosa cambia con la nuova legge
La normativa impone alle principali piattaforme social di impedire la creazione di nuovi account da parte degli utenti con meno di 15 anni. Il provvedimento riguarda servizi come TikTok, Instagram, Facebook, Snapchat, YouTube e gli altri principali social network utilizzati dai più giovani.
Le piattaforme avranno inoltre quattro mesi di tempo per chiudere gli account già esistenti appartenenti a utenti che non rispettano il nuovo limite di età. Restano esclusi alcuni servizi con finalità educative, scientifiche o informative, che non rientreranno nel divieto.
Sarà Arcom a vigilare sul rispetto delle regole
A controllare l’applicazione della legge sarà Arcom, l’autorità francese responsabile della regolamentazione delle comunicazioni audiovisive e digitali. Spetterà quindi alle piattaforme dimostrare di aver adottato sistemi efficaci per impedire l’accesso agli utenti troppo giovani e rispettare le nuove disposizioni.
Il nodo più difficile è verificare l’età
Uno degli aspetti ancora irrisolti riguarda le modalità di verifica dell’età. La legge obbliga le piattaforme a introdurre sistemi affidabili, ma non stabilisce quale tecnologia dovrà essere utilizzata.
Tra le ipotesi prese in considerazione figurano strumenti basati sull’identità digitale oppure servizi gestiti da soggetti terzi, così da evitare che siano direttamente i social network a raccogliere documenti d’identità e dati sensibili degli utenti. La scelta definitiva sarà quindi demandata alle modalità con cui le piattaforme decideranno di adeguarsi alla normativa.
Smartphone vietati anche alle scuole superiori
Il provvedimento non riguarda soltanto i social network. La Francia ha infatti deciso di estendere anche alle scuole superiori il divieto di utilizzare lo smartphone durante le lezioni.
I singoli istituti potranno comunque prevedere eccezioni nei casi ritenuti necessari, ma la regola generale punta a limitare l’uso dei telefoni durante l’attività scolastica. Nel testo definitivo sono invece scomparse alcune misure inizialmente previste, tra cui il divieto di pubblicità dei social rivolta ai minori e l’obbligo di inserire avvertenze sui rischi derivanti dall’utilizzo delle piattaforme.
Macron: i social espongono i giovani a contenuti dannosi
Negli ultimi mesi Emmanuel Macron è intervenuto più volte sul tema, chiedendo un’accelerazione dell’iter parlamentare. Secondo il presidente francese, gli algoritmi utilizzati dai social network possono esporre bambini e adolescenti a contenuti potenzialmente dannosi e sono progettati per prolungare il tempo trascorso davanti allo schermo.
I dati citati da Arcom mostrano che i ragazzi francesi tra i 12 e i 17 anni trascorrono mediamente un’ora e 21 minuti al giorno su TikTok.
L’autorità ritiene inoltre che gli algoritmi di raccomandazione possano favorire la visualizzazione progressiva di contenuti sempre più estremi, con possibili effetti negativi sul benessere psicologico degli adolescenti.
L’esempio dell’Australia mostra le difficoltà
L’applicazione concreta del divieto rappresenterà probabilmente la sfida più complessa. L’Australia, che ha già approvato una misura simile per i minori di 16 anni, si è infatti scontrata con diversi problemi pratici, tra cui account creati con dati falsi, profili intestati agli adulti e sistemi di verifica dell’età non sempre efficaci.
La Francia dovrà quindi trovare un equilibrio tra il rispetto della privacy degli utenti e la necessità di rendere realmente efficace il nuovo divieto.
Anche altri Paesi europei si stanno muovendo
La Francia non è l’unico Paese europeo ad affrontare il tema. Spagna, Grecia e Danimarca stanno lavorando a misure analoghe, mentre il Regno Unito ha annunciato nuove restrizioni che dovrebbero entrare in vigore nel corso del 2027.
Anche in Italia il dibattito è aperto. Al Senato è infatti in discussione il disegno di legge bipartisan Mennuni-Madia, che prevede il divieto di apertura di account sui social network e sulle piattaforme di condivisione video per i minori di 15 anni.
La proposta introdurrebbe controlli obbligatori sull’età e innalzerebbe da 14 a 16 anni la soglia per autorizzare autonomamente il trattamento dei propri dati personali. Per il momento l’iter parlamentare italiano non è ancora concluso e resta in vigore la normativa attuale, che consente ai minori di 14 anni di iscriversi ai social con il consenso dei genitori.
Il voto francese potrebbe influenzare tutta l’Europa
Se il Consiglio costituzionale confermerà la validità della legge, la Francia diventerà il primo Stato membro dell’Unione Europea ad applicare un divieto generalizzato di accesso ai social network per gli under 15.
La decisione potrebbe rappresentare un precedente importante anche per gli altri Paesi europei che stanno valutando interventi simili, contribuendo ad accelerare il dibattito sulla tutela dei minori online e sul ruolo delle piattaforme digitali nella protezione degli utenti più giovani.
