Indice
Il robotaxi in Europa non è più fantascienza, ma non è nemmeno la rivoluzione stradale che si vive a Pechino o a Phoenix. È, più realisticamente, un cantiere aperto in diverse città, con regole diverse, velocità diverse e sempre un guidatore di sicurezza pronto a intervenire.
La Germania, in questo momento, è il paese che ha messo più chilometri sull’asfalto, e vale la pena partire da lì per capire dove siamo davvero.
L’esempio della Germania: Amburgo e Berlino come laboratorio
Ad Amburgo, MOIA (la divisione mobilità di Volkswagen) ha appena avviato il primo servizio pubblico di ride-pooling autonomo con l’ID. Buzz AD: corse gratuite, un massimo di dieci veicoli, guidatore di sicurezza ancora a bordo.
Il progetto, chiamato ALIKE e finanziato dal Ministero federale dei Trasporti, punta a integrare il servizio autonomo nella rete di trasporto pubblico esistente, non a sostituirla. Il vero regime driverless, quello senza nessuno al volante, resta fissato per la fine del 2026, e comunque solo dopo il via libera delle autorità.
A Berlino la sperimentazione è già un passo più avanti su un fronte diverso: il progetto NoWeL4, condotto insieme all’operatore di trasporto pubblico BVG, mette in strada cinque ID. Buzz AD in un’area di 15 chilometri quadrati nel nord ovest della città, con circa 80 fermate coperte.
Anche qui, le prime corse con passeggeri (sempre con operatore di sicurezza a bordo) sono partite nella prima metà del 2026.
Il denominatore comune tedesco è chiaro: tanta cautela, molti dati raccolti, pochissimo clamore. Le autorità di Amburgo avevano parlato nel 2023 di un obiettivo di 10.000 veicoli autonomi in città entro il 2030; le stime più recenti parlano invece di qualche centinaio. Un bel ridimensionamento, ma anche un segnale di realismo.
Il resto d’Europa: chi guida, chi insegue
Fuori dalla Germania, il quadro è a macchia di leopardo. Zagabria è, sorprendentemente, la città che ha tagliato per prima il traguardo: i taxi driverless di Verne sono già operativi per il pubblico.
Londra si prepara con Wayve, che ha aperto una lista d’attesa per i primi utenti; il Regno Unito, uscito dall’Unione Europea ma ancora allineato a molte regole UNECE, ha approvato nel 2024 l’Automated Vehicles Act, che autorizza servizi di guida autonoma su strade pubbliche a partire dal 2026.
Monaco di Baviera è probabilmente la città più contesa del continente: Bolt, Uber, Wayve, Waymo e WeRide si stanno posizionando in parallelo, con Uber che ha già annunciato una collaborazione con la cinese Momenta per test Level 4 a partire dal 2026.
Madrid e Lussemburgo completano il gruppo delle città che, secondo le previsioni più aggiornate, dovrebbero vedere i primi servizi autonomi reali entro fine anno.
Perché in Europa si procede più piano che altrove
La domanda sorge spontanea: perché l’Europa, patria dell’industria automobilistica, arriva dopo Cina e Stati Uniti sui robotaxi? La risposta è quasi tutta normativa. In Cina e negli USA le flotte private di robotaxi sono più che raddoppiate nel 2025, arrivando a circa 8.000 veicoli in oltre venti città, secondo un report dell’International Energy Agency.
In Europa, invece, ogni paese ha finora gestito omologazioni e permessi in modo autonomo, costringendo i produttori a sviluppare versioni diverse dello stesso veicolo per ogni mercato.
La regola UNECE che può cambiare le carte in tavola
Il 24 giugno 2026 qualcosa è effettivamente cambiato. Il World Forum for Harmonization of Vehicle Regulations dell’UNECE, che riunisce oltre 50 paesi tra Europa, Nord America e Asia, ha adottato il primo quadro normativo globale per i sistemi di guida completamente autonoma (ADS).
In pratica, un produttore che dimostra la conformità del proprio sistema una sola volta può ottenere il riconoscimento in tutti i paesi firmatari, senza dover ripetere da zero il processo di omologazione in ogni singolo stato.
La norma richiede ai produttori di superare criteri di test rigorosi, di implementare processi di sicurezza verificati (audit) per tutto il ciclo di vita del sistema e di equipaggiare i veicoli con una sorta di scatola nera (DSSAD) per la registrazione dei dati. È presto per dire quanto velocizzerà davvero i lanci europei, ma è la prima volta che un pezzo di burocrazia lavora a favore dei robotaxi, e non contro.
L’IEA stima che entro il 2035 si potrà arrivare a una forbice tra 700.000 e 3 milioni di robotaxi attivi in 40-80 grandi città nel mondo.
Quanti di questi saranno europei, e quanti tedeschi in particolare, dipenderà molto da come Amburgo e Berlino gestiranno la fase pilota nei prossimi mesi.
Cosa sappiamo e cosa non sappiamo
Cosa sappiamo:
- La Germania ha almeno due progetti attivi con passeggeri reali: Amburgo (MOIA, progetto ALIKE) e Berlino (NoWeL4, con BVG)
- In entrambi i casi il guidatore di sicurezza resta a bordo
- Zagabria è, al momento, la città europea con un servizio robotaxi realmente operativo per il pubblico
- L’UNECE ha adottato il 24 giugno 2026 il primo quadro normativo globale per i sistemi di guida completamente autonoma
- Il Regno Unito ha una legge (Automated Vehicles Act, 2024) che consente servizi autonomi autorizzati dal 2026
Cosa non sappiamo:
- La data esatta in cui la Germania rimuoverà i guidatori di sicurezza dai servizi attivi
- Quanti veicoli autonomi opereranno realmente ad Amburgo entro il 2030 (le stime sono state ridotte drasticamente)
- Quanto rapidamente la nuova norma UNECE si tradurrà in permessi concreti nelle singole città europee
- Se Monaco, contesa da cinque operatori diversi, riuscirà a far partire un servizio commerciale entro fine 2026
FAQ
In quale paese europeo sono più avanti i robotaxi?
La Germania ha il maggior numero di progetti attivi con passeggeri reali, ma Zagabria, in Croazia, è la prima città europea con un servizio robotaxi davvero operativo per il pubblico.
I robotaxi in Europa guidano già senza nessuno al volante?
No, quasi ovunque un guidatore di sicurezza resta a bordo. Le prime rimozioni sono previste tra fine 2026 e il 2027, a seconda della città.
Cosa cambia con la nuova regola UNECE?
Permette ai produttori di ottenere l’omologazione dei sistemi di guida autonoma una sola volta e vederla riconosciuta in oltre 50 paesi, evitando di dover ripetere l’iter in ogni singolo stato.
Perché l’Europa è più lenta di Cina e Stati Uniti sui robotaxi?
Principalmente per motivi normativi: fino al 2026 ogni paese europeo gestiva omologazioni e permessi in autonomia, complicando lo sviluppo di veicoli validi per più mercati.
