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Google prepara il suo smartphone più intelligente di sempre: ecco perché Pixel 11 sarà diverso

Pixel 11 sta arrivando e avrà la Pixel Glow

Google punta tutto sull’intelligenza artificiale locale con Pixel 11: nuovo modello Gemma, Tensor G6, AI offline, Pixel Glow e tante novità. Ecco cosa cambia davvero.

L’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase. Per anni quasi tutti i modelli generativi hanno funzionato grazie al cloud: ogni richiesta veniva inviata ai server dell’azienda, elaborata a distanza e restituita all’utente nel giro di pochi secondi. Oggi questo paradigma sta cambiando rapidamente e Google vuole essere una delle aziende che guideranno questa trasformazione.

Il futuro dell’AI, secondo Mountain View, passa infatti dall’elaborazione direttamente sul dispositivo. Lo smartphone non sarà più soltanto il terminale attraverso cui dialogare con un’intelligenza artificiale ospitata altrove, ma diventerà esso stesso il luogo in cui il modello viene eseguito.

È proprio questa la filosofia dietro il nuovo Gemma 4 E2B for TPU, il modello di intelligenza artificiale annunciato da Google e ottimizzato specificamente per i processori Tensor presenti sui dispositivi Pixel. Una novità che anticipa chiaramente ciò che vedremo con la famiglia Pixel 11, attesa il 12 agosto durante il prossimo evento Made by Google.

Google vuole portare l’intelligenza artificiale completamente offline

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’esplosione dell’AI generativa, ma quasi tutte le piattaforme più diffuse continuano a dipendere da una connessione Internet. Google, invece, sta investendo sempre di più nell’esecuzione locale dei modelli. La scelta offre diversi vantaggi.

Il primo riguarda la privacy. Se l’elaborazione avviene direttamente sul telefono, immagini, documenti, registrazioni vocali e richieste personali non devono necessariamente essere inviati ai server remoti. Molti dati sensibili possono quindi rimanere esclusivamente sul dispositivo.

Il secondo vantaggio riguarda la velocità. Eliminando il passaggio attraverso Internet, molte operazioni diventano praticamente istantanee, senza dipendere dalla qualità della connessione.

Infine c’è un aspetto spesso sottovalutato: l’affidabilità. Un assistente AI che funziona anche senza rete continua a essere disponibile in viaggio, in montagna, in aereo o semplicemente quando il segnale è scarso.

Arriva Gemma 4 E2B, il modello costruito per i chip Tensor

Per raggiungere questo obiettivo Google ha presentato Gemma 4 E2B for TPU, una nuova versione della famiglia Gemma progettata appositamente per sfruttare le TPU integrate nei processori Tensor.

Le TPU (Tensor Processing Unit) sono acceleratori dedicati all’intelligenza artificiale presenti da diversi anni nei Pixel. Se CPU e GPU si occupano rispettivamente dell’elaborazione generale e della grafica, la TPU è progettata esclusivamente per eseguire modelli AI nel modo più efficiente possibile.

Google continua così a costruire un ecosistema completamente integrato, nel quale hardware e software vengono progettati insieme.

Gemma rappresenta ormai uno dei pilastri della strategia AI dell’azienda. Negli ultimi mesi la famiglia si è ampliata con modelli sempre più sofisticati, come Gemma 4 12B, capace di gestire contenuti multimodali e audio anche su computer privi di acceleratori AI dedicati.

L’azienda ha inoltre introdotto versioni addestrate con tecniche di quantizzazione avanzata, che permettono di ridurre il consumo di memoria mantenendo elevata la qualità delle risposte.

Pixel 10 mostra già quello che farà Pixel 11

Durante l’ultimo Google I/O l’azienda ha mostrato alcune dimostrazioni pratiche utilizzando un Pixel 10, ma il messaggio è chiaramente rivolto anche alla prossima generazione.

Tra gli esempi presentati figurano assistenti completamente offline capaci di organizzare viaggi, suggerire ricette, gestire dispositivi smart home e comprendere richieste vocali senza alcun collegamento ai server Google.

È stata mostrata anche la funzione Mobile Actions, che permette di impartire comandi naturali come attivare il Wi-Fi, aprire Google Maps o modificare impostazioni del telefono semplicemente parlando con l’assistente. Tutto questo viene elaborato direttamente sul dispositivo.

Google ha poi dimostrato capacità multimodali sempre più avanzate. Lo smartphone riesce a riconoscere monumenti, piante e oggetti presenti nelle fotografie, trascrivere lezioni universitarie o registrazioni vocali e mantenere conversazioni con l’utente anche senza connessione Internet.

Secondo Google queste funzioni potranno trovare spazio anche in ambito professionale. Tra gli esempi mostrati figurano sistemi capaci di identificare componenti difettosi di un’automobile tramite fotografie oppure creare mappe commerciali offline per negozi e attività.

Pixel 11 sarà costruito attorno all’AI

Tutti questi sviluppi aiutano anche a comprendere meglio la filosofia che caratterizzerà i futuri Pixel 11. Le certificazioni pubblicate dalla FCC confermano che Google sta preparando sei modelli differenti, compreso Pixel 11 Pro Fold. Ma al di là della gamma, è evidente che l’intelligenza artificiale rappresenterà il vero elemento distintivo.

Secondo le indiscrezioni, la nuova famiglia dovrebbe utilizzare il processore Tensor G6, nome in codice Malibu, realizzato da TSMC con processo produttivo a 2 nanometri. Una piattaforma di questo tipo non promette soltanto prestazioni superiori, ma anche una maggiore efficienza energetica, fondamentale quando si eseguono modelli AI direttamente sul dispositivo per lunghi periodi.

Le certificazioni suggeriscono inoltre l’arrivo del modem MediaTek M90, destinato a sostituire le soluzioni Samsung utilizzate nelle precedenti generazioni e spesso criticate per consumi e stabilità del segnale.

La serie offrirà inoltre connettività 5G mmWave, NFC e, nei modelli più avanzati, anche tecnologie come Ultra Wideband e Thread. Non mancherà il supporto alla messaggistica satellitare di emergenza attraverso le reti NTN.

Pixel Glow potrebbe diventare il simbolo della nuova generazione

Una delle novità più curiose emerse negli ultimi giorni riguarda Pixel Glow. Per mesi Google aveva parlato della funzione senza spiegare se si trattasse di una semplice animazione software oppure di un componente fisico.

Il primo teaser ufficiale ha finalmente chiarito il mistero. Pixel Glow sarà integrato direttamente nella caratteristica Camera Bar dei Pixel attraverso un elemento luminoso RGB posto accanto alle fotocamere posteriori.

Non è ancora chiaro se coinciderà con il flash oppure rappresenterà un modulo completamente dedicato, ma tutto lascia pensare che verrà utilizzato come indicatore delle attività svolte dall’intelligenza artificiale.

Potrebbe mostrare lo stato di elaborazione di Gemini, notifiche intelligenti oppure fornire un feedback visivo durante l’interazione con l’assistente. È una soluzione che ricorda, almeno nella filosofia, la Glyph Interface dei Nothing Phone, ma reinterpretata all’interno dell’ecosistema Google.

Anche l’hardware continua a evolversi

Le indiscrezioni parlano anche di altre novità hardware. I modelli Pro dovrebbero adottare pannelli OLED Samsung M16, capaci di raggiungere livelli di luminosità ancora più elevati.

Si parla inoltre di una memoria di partenza da 256 GB e di una revisione della Camera Bar, che manterrà comunque il design ormai iconico della gamma Pixel.

Per quanto riguarda i prezzi, le indiscrezioni parlano di un Pixel 11 base da 899 dollari, mentre Pixel 11 Pro potrebbe partire da 1.099 dollari. Il modello Pro XL salirebbe a 1.299 dollari, mentre Pixel 11 Pro Fold arriverebbe a circa 1.899 dollari.

La vera sfida è contro Apple, Samsung e Qualcomm

Dietro tutte queste novità c’è una strategia molto precisa. Google non vuole semplicemente competere sul numero di funzioni AI disponibili, ma vuole costruire un ecosistema nel quale hardware, sistema operativo e modelli linguistici siano progettati insieme.

È una filosofia molto simile a quella perseguita da Apple con Apple Intelligence e che Samsung sta portando avanti con Galaxy AI, anche se Google può contare sul vantaggio di controllare direttamente Android, Gemini e i processori Tensor.

L’obiettivo finale è trasformare lo smartphone in un assistente personale sempre disponibile, capace di comprendere il contesto, lavorare offline, proteggere maggiormente la privacy e offrire risposte immediate.

In questo scenario il cloud non scomparirà, ma diventerà una risorsa da utilizzare soltanto quando necessario. Per tutte le operazioni quotidiane sarà invece il telefono stesso a eseguire l’intelligenza artificiale.

Ed è probabilmente questa la vera rivoluzione che Google vuole inaugurare con Pixel 11: non uno smartphone con qualche funzione AI in più, ma un dispositivo progettato fin dall’inizio attorno all’intelligenza artificiale. Una direzione che potrebbe influenzare l’intero mercato Android nei prossimi anni.

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