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Starlink Gen3, Elon Musk vuole 100.000 satelliti sopra le nostre teste

Una simulazione della densità di satelliti sopra la terra

SpaceX ha depositato presso la Federal Communications Commission (FCC) una richiesta di autorizzazione per lanciare fino a 100.000 satelliti Starlink di terza generazione, la costellazione Gen3 che andrebbe ad affiancarsi (e in prospettiva a succedere) alle reti Gen1 e Gen2 già in orbita.

Sulla carta si tratta della richiesta di espansione satellitare più ambiziosa mai presentata da un singolo operatore: dieci volte il numero di satelliti attualmente attivi in orbita da parte di tutti gli operatori del pianeta messi insieme.

Il documento, depositato lunedì 6 luglio 2026, descrive una rete pensata per offrire latenza ultra-bassa e banda simmetrica multi-gigabit. Peccato che la storia recente di Starlink insegni a diffidare un po’ delle promesse di velocità.

Il piano residenziale più costoso, il Residential Max, pubblicizza download fino a 300-400 Mbps, ma nell’uso reale le medie restano nella forbice tra 145 e 170 Mbps in download e poco sotto i 40 Mbps in upload. Insomma, tra il “fino a” e il “in media” corre spesso più di un chilometro, e non c’è motivo di pensare che con Gen3 questo scarto sparisca all’improvviso.

I satelliti Gen3: più pesanti, più capaci, ma serve Starship

Oggi in orbita ci sono circa 10.700 satelliti Starlink, mentre l’autorizzazione attuale del Gen2 si ferma a 15.000 unità. I nuovi satelliti Gen3 pesano invece oltre 2.000 chilogrammi l’uno, più del doppio della massa media dei modelli attuali.

Un salto di peso del genere rende di fatto impossibile lanciarli in numero significativo con i Falcon 9, che oggi trasportano in media 24-29 satelliti Starlink per missione.

Elon Musk ha indicato Starship come il vettore necessario per sostenere una campagna di lancio di questa portata, capace in teoria di trasportare fino a 60 satelliti Gen3 per missione.

Il problema è che Starship non è ancora operativa su base di routine: senza il suo contributo, il numero di 100.000 satelliti resta più un traguardo dichiarato che un piano concreto.

Nel frattempo, secondo quanto riportato nella documentazione, SpaceX continuerebbe a usare i Falcon Heavy per mantenere il ritmo di dispiegamento.

Nella richiesta, SpaceX descrive Gen3 non solo come una rete per il consumatore finale, ma come un’infrastruttura pensata anche per clienti enterpriseagenzie governative e “miliardi di dispositivi basati sull’intelligenza artificiale” in tutto il mondo.

Non si tratta ancora di un vero e proprio data center orbitale (quello è un progetto separato, chiamato Starmind, che prevede fino a 1 milione di satelliti dedicati al calcolo), ma la direzione indicata da SpaceX va proprio verso l’infrastruttura AI in orbita.

Uno spettro radio enorme, e il rischio di scontentare tutti gli altri

La parte più delicata della richiesta riguarda le frequenze. SpaceX chiede l’uso di bande Ku, Ka, V, E, W e D, con downlink negli intervalli 10,7-13,4 GHz17,3-21,2 GHz e 37,5-42,5 GHz, e uplink che arriva fino a circa 231,5-275 GHz. In più, l’azienda chiede deroghe a specifiche regole FCC (come la Section 2.106) per poter assemblare canali contigui più ampi, utili per fronthaulbackhaul e uplink massivo.

Una porzione di spettro così estesa può però generare interferenze con i servizi satellitari concorrenti e con altre reti wireless.

SpaceX si è detta pronta a operare su base non protetta e a coordinarsi con gli operatori già presenti, ma è lecito aspettarsi obiezioni da parte della concorrenza durante la fase di consultazione pubblica.

Per gli utenti finali, tutto questo si traduce in un dettaglio molto pratico: antenne e terminali attuali andranno sostituiti per sfruttare davvero le velocità gigabit promesse, hardware che SpaceX annuncia disponibile a breve, senza però specificare tempi o costi.

Sul fronte tariffe, SpaceX non ha ancora comunicato nulla di ufficiale su Gen3, ma un posizionamento di prezzo superiore rispetto ai piani attuali è un’ipotesi ragionevole, vista la portata dell’investimento infrastrutturale necessario.

La concorrenza, va detto, resta piuttosto debole: Amazon Leo è ancora agli esordi commerciali, Eutelsat-OneWeb punta soprattutto al mercato business, mentre gli operatori geostazionari tradizionali come Hughesnet e Viasat arretrano progressivamente, al punto che Hughesnet ha già stretto un accordo per dirottare parte dei propri clienti verso Starlink.

Chi si sta invece già orientando su un’antenna Starlink oggi disponibile può farsi un’idea più precisa delle differenze tra i modelli in commercio nella nostra guida dedicata alle antenne Standard e Mini, utile per capire quale configurazione scegliere in attesa che Gen3 diventi qualcosa di più concreto di un documento depositato in FCC.


Cosa sappiamo e cosa non sappiamo

Cosa sappiamo:

  • SpaceX ha presentato alla FCC, il 6 luglio 2026, la richiesta di autorizzazione per 100.000 satelliti Gen3
  • I satelliti Gen3 peseranno oltre 2.000 kg l’uno e opereranno in orbita molto bassa (VLEO)
  • SpaceX richiede bande Ku, Ka, V, E, W e D, comprese frequenze mai usate prima da Starlink
  • L’azienda promette un incremento di circa cento volte della banda totale disponibile e una latenza sotto i 20 millisecondi
  • Serviranno nuove antenne e terminali per sfruttare le velocità promesse

Cosa non sappiamo:

  • Se e quando la FCC approverà la richiesta, e con quali eventuali condizioni
  • tempi reali di dispiegamento, legati a doppio filo ai progressi di Starship
  • Il prezzo dei futuri piani Gen3
  • Se le velocità pubblicizzate corrisponderanno, come già accaduto in passato, a numeri reali più contenuti

Cosa cambia per chi usa già Starlink oggi? Nel breve termine nulla: Gen3 richiede satelliti, frequenze e terminali ancora da sviluppare e approvare, quindi gli abbonamenti attuali restano invariati.

Servirà una nuova antenna per Starlink Gen3? Sì, secondo la documentazione depositata da SpaceX, per sfruttare davvero le velocità gigabit servirà hardware compatibile con le nuove bande di frequenza.

Quando potrebbe arrivare l’approvazione della FCC? Non c’è una data certa. La pratica dovrà passare al vaglio dello Space Bureau della FCC, con una fase di consultazione pubblica in cui concorrenti e associazioni potranno presentare obiezioni.

Perché SpaceX parla tanto di intelligenza artificiale in questa richiesta? Perché Gen3 viene presentata non solo come rete per la connettività domestica, ma come infrastruttura pensata anche per sostenere il traffico dati generato da dispositivi e sistemi basati sull’IA.


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