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Un altro brand Android rischia la fine di OnePlus: i sospetti puntano su IQOO e POCO

Xiaomi Logo Mi mix 4

OPPO ha già fatto le sue scelte con OnePlus e realme, fondendo le due sotto-marche in un’unica struttura operativa. Ora, secondo un tipster che di solito la spara giusta, potrebbe non essere finita qui: un altro brand dell’universo Android rischierebbe la stessa sorte, e i sospetti principali portano dritti a IQOO e POCO.

Cosa dice il rumor

A far girare l’indiscrezione è Yogesh Brar, tipster che segue da vicino il mercato asiatico degli smartphone. Secondo lui esisterebbe un altro marchio pronto a essere riassorbito dalla casa madre, sulla stessa scia di OnePlus e realme sotto l’ombrello OPPO.

Il tipster non fa nomi, ma indica un motivo molto concreto dietro l’operazione: numeri di vendita in calo che rendono sempre più difficile giustificare un brand indipendente sul mercato.

Il paragone con OnePlus e realme è illuminante. Anche realme, che negli ultimi anni ha registrato una crescita tutt’altro che trascurabile, è finita comunque dentro la struttura unificata di OPPO, a dimostrazione che la crescita da sola non basta più a salvare l’indipendenza di un marchio.

Come si è arrivati alla fusione OnePlus-realme

Il precedente OnePlus-realme non è un episodio isolato, ma il punto d’arrivo di una consolidazione partita da mesi. BBK Electronics, il colosso che controlla OPPO, OnePlus, realme e vivo, ha unificato marketing, servizi e sviluppo prodotto dei due brand in un unico “product center”, guidato da Li Jie (presidente di OnePlus China) con riporto diretto a Pete Lau, fondatore di OnePlus.

Le indiscrezioni più recenti parlano anche di un passo ulteriore: l’abbandono globale di OxygenOS e Realme UI in favore di un’unica interfaccia ColorOS per tutti i dispositivi futuri del gruppo. Un cambiamento che, se confermato, chiuderebbe simbolicamente l’identità software che per anni ha distinto OnePlus dal resto della famiglia BBK.

Sul fronte umano, il segnale più chiaro era arrivato con le dimissioni del CEO di OnePlus India, Robin Liu, a marzo 2026. Da allora Liu risponde direttamente a Sky Li (Li Bingzhong), CEO di realme, elevato a un ruolo di supervisione sui sotto-brand dell’intero gruppo OPPO.

OnePlus, la fine silenziosa più che il crollo

Va detto che OnePlus non ha chiuso i battenti. Il marchio sta riducendo progressivamente le operazioni in Stati Uniti ed Europa, restando invece attivo (con margini più stretti) in India e, ovviamente, in Cina.

Il mercato indiano vedrà arrivare soprattutto dispositivi di fascia media, mentre i modelli flagship resteranno un’esclusiva cinese. Il motivo del ritiro è sempre lo stesso: la quota di mercato. Negli USA, OnePlus non ha mai davvero scalato posizioni di rilievo. In Europa il calo è stato costante, complicato ulteriormente dal blocco delle vendite in Germania.

In India il dato è impietoso: la quota di mercato di OnePlus si è ridotta del 30% per due anni consecutivi, fino a diventare quasi irrilevante.

IQOO e POCO, i due candidati più probabili

I candidati più probabili a questo punto sono due, e per motivi diversi.

IQOO, il sotto-brand di vivo, si concentra principalmente su Cina e India. Proprio in India, però, i risultati non sono mai stati brillanti: il mercato indiano è talmente competitivo, persino più della Cina, da rendere complicata la vita a qualsiasi marchio che non riesca a distinguersi con nettezza.

L’altra ipotesi porta dritti a Xiaomi, che potrebbe decidere di assorbire RedmiPOCO, o entrambi. POCO in particolare ha iniziato a proporre modelli sempre più simili a quelli del brand madre, con una sovrapposizione di lineup che ricorda parecchio quanto già visto tra OPPO e OnePlus. Nel complesso, considerando Redmi e POCO insieme, il gruppo Xiaomi ha attraversato un periodo di flessione, soprattutto nei mercati chiave come l’India.

Un fenomeno che avevamo già notato

Non è la prima volta che su MisterGadget.tech notiamo quanto i confini tra i brand del gruppo BBK si stiano assottigliando. Nella recensione di OnePlus 15R avevamo già osservato come OnePlus, OPPO, realme e vivo condividano ormai gran parte del DNA hardware e software, al punto che distinguere i modelli richiede quasi un occhio da addetto ai lavori. Lo stesso discorso, con le dovute proporzioni, si applica oggi a Xiaomi, Redmi e POCO.

Cosa cambia per chi compra

Per l’utente finale, in realtà, ben poco. Se questi brand venissero assorbiti, a sparire sarebbe soprattutto il nome sulla scatola: gli smartphone continuerebbero a essere sostanzialmente gli stessi, magari con qualche differenza di design o un logo diverso sulla scocca.

Il software, del resto, è già oggi praticamente identico tra vivo e IQOO, così come tra XiaomiRedmi e POCO.


Cosa sappiamo e cosa non sappiamo

Cosa sappiamo:

  • Il tipster Yogesh Brar ha confermato l’esistenza di un altro marchio candidato all’assorbimento nella casa madre
  • OPPO ha già completato l’unificazione operativa di OnePlus e realme, con un product center guidato da Li Jie
  • OnePlus ha ridotto le attività in USA ed Europa, mantenendo una presenza attiva solo in India e Cina
  • La quota di mercato di OnePlus in India è calata del 30% per due anni consecutivi

Cosa non sappiamo:

  • Il nome esatto del prossimo brand candidato all’assorbimento
  • Se OPPO, vivo o Xiaomi confermeranno ufficialmente eventuali operazioni simili
  • I tempi effettivi di un’eventuale fusione, ammesso che si concretizzi
  • Se il passaggio a ColorOS unica per tutti i brand BBK sarà davvero globale o limitato ad alcuni mercati

Domande frequenti su brand Android

Quale brand potrebbe essere il prossimo ad essere assorbito? Non è ancora confermato. I candidati più probabili, secondo le indiscrezioni, sono IQOO (sotto vivo) e POCO (sotto Xiaomi, insieme a Redmi).

OnePlus ha davvero chiuso le operazioni? No. OnePlus ha ridotto drasticamente la presenza in USA ed Europa, ma resta attivo in India (con focus su fascia media) e in Cina, dove continuano a uscire anche i modelli flagship.

Cambierà qualcosa per chi possiede già uno smartphone di questi brand? Nel breve termine no. Software e hardware restano quelli attuali; un’eventuale fusione riguarderebbe soprattutto la struttura aziendale e il naming dei futuri modelli.

Perché le aziende cinesi stanno consolidando i loro sotto-brand? Principalmente per ridurre i costi di sviluppo parallelo di prodotti molto simili tra loro, e per rispondere meglio a un mercato sempre più competitivo, soprattutto in India.


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