Videogiochi

PS6 costerà una fortuna: Sony conferma l’addio alle console vendute in perdita

Concept render di una PlayStation 6 dal design nero e slanciato, affiancata da un controller scuro, scontornata su uno sfondo grafico astratto verde acqua e nero con texture a puntini.

I costi dei componenti sono alle stelle e le ultime dichiarazioni di Sony parlano chiaro: preparatevi a sborsare cifre record per la futura PlayStation. Il mercato dell’hardware videoludico sta per cambiare per sempre.

Bisogna guardare in faccia la realtà: se avete intenzione di mettere le mani sulla futura PlayStation 6, è il caso di iniziare a riempire il salvadanaio fin da ora.

Tutto lascia presagire che il prezzo della PS6 sarà decisamente salato, e non si tratta di semplici speculazioni allarmistiche. Sony ha infatti dichiarato ufficialmente di non essere più disposta a rimetterci soldi sulla vendita del proprio hardware, chiudendo un’epoca d’oro per le tasche dei videogiocatori.

Console sempre più care: la fine di un’era

Il momento storico per l’industria videoludica non è certamente dei più rosei. Tra chiusure improvvise di storici studi di sviluppo, licenziamenti di massa e progetti cancellati da un giorno all’altro, il settore ci ricorda bruscamente che, prima di essere intrattenimento e pura passione, si tratta di un business spietato.

Il problema principale è che, da qualunque angolazione si guardi la situazione, le prospettive all’orizzonte non sembrano affatto incoraggianti.

Visuale ravvicinata dall'alto di un controller wireless bianco DualSense appoggiato sull'angolo di una console PlayStation bianca, con il logo Sony in evidenza su uno sfondo completamente nero.
La storica strategia del mercato console, ovvero vendere l’hardware in perdita pur di diffondere la base installata, sembra giunta al capolinea. I giocatori dovranno abituarsi a sborsare cifre premium per l’ingresso nella nuova generazione. (mistergadget.tech)

Prendiamo come esempio la fascia alta dell’hardware: la nuova Steam Machine di Valve è stata annunciata a più di 1.000 euro per il suo modello base (tra l’altro, sprovvisto di controller). Sulla stessa scia, anche Microsoft ha in programma un drastico aumento dei prezzi per la linea Xbox Series.

Alcuni analisti di mercato suggeriscono di non prendere questi listini proibitivi come unico metro di paragone per il futuro di PlayStation. Sony vanta infatti una posizione di leadership assoluta nella gestione della catena di approvvigionamento (supply chain), il che si traduce in un potere contrattuale con i fornitori nettamente superiore rispetto a Valve o Microsoft. Purtroppo, però, anche con questi vantaggi strategici, le ultime notizie ci preparano a un esborso fuori dall’ordinario.

Una PS6 a 1.000 o 1.500 euro? I costi dei componenti esplodono

Di recente, il noto insider hardware Kepler_L2 ha lanciato un’indiscrezione che ha fatto tremare la community: i costi stimati per i materiali e i componenti interni destinati alla PS6 (il cosiddetto BOM, Bill of Materials) stanno letteralmente schizzando alle stelle.

Stando ai rumor, il costo di produzione vivo per Sony sfiorerebbe già l’incredibile cifra di 960 dollari per singola console.

Il peggio è che questa “fattura” potrebbe ulteriormente gonfiarsi nelle prossime settimane. Trattandosi di cifre non ancora confermate, possiamo solo incrociare le dita e sperare che le stime siano eccessivamente pessimistiche, ma la tendenza del mercato globale dell’hardware parla chiaro.

Un esempio eclatante riguarda i chip di memoria (RAM e archiviazione): colossi del calibro di Samsung, SK Hynix e Micron sono attualmente finiti nel mirino di una colossale class action (azione legale collettiva) negli Stati Uniti. L’accusa mossa contro di loro è pesantissima: essersi accordati per creare un cartello tecnologico capace di mantenere i prezzi delle memorie artificialmente alti. L’esito di questa causa andrà monitorato da vicino, perché potrebbe cambiare profondamente gli equilibri del mercato.

Far “comprendere il valore”: la nuova (e costosa) strategia di Sony

Dal canto suo, l’azienda giapponese ha già iniziato a mettere le mani avanti, avvisando i videogiocatori. Sony ha precisato che non è realistico pensare che l’azienda possa continuare ad assorbire internamente tutti gli impressionanti aumenti dei costi di produzione.

Render di una console PlayStation dal design metallico e futuristico, caratterizzata da feritoie illuminate da luci LED blu, posizionata su una superficie scura con lo skyline di una città notturna sfocata sullo sfondo.
“Comprendere il valore”: è questa la nuova parola d’ordine di Sony per giustificare il rincaro. La console del futuro si prospetta come un hub multimediale d’élite, ma dal prezzo sempre più proibitivo. (mistergadget.tech)

La dichiarazione pubblicata dal gruppo è categorica: “Per principio, non abbiamo intenzione di vendere hardware in perdita”.

Si tratta di un punto di svolta storico. Per decenni, l’industria delle console ha operato con la cosiddetta strategia razor & blades: vendere la macchina in perdita pur di farla entrare nei salotti, per poi generare profitti immensi attraverso la vendita dei giochi e dei servizi in abbonamento. Questa era, a quanto pare, è giunta al termine.

Se il messaggio non fosse ancora abbastanza esplicito, Sony ha aggiunto un’ulteriore, inquietante precisazione: “Riteniamo che sia importante fare ogni sforzo affinché i nostri clienti comprendano appieno il valore che offriamo loro”.

Tradotto dal rigido linguaggio aziendale, questo significa che Sony non farà sforzi titanici per tagliare il prezzo di lancio della PS6, ma investirà piuttosto per farvi capire che pagare una cifra vertiginosa è del tutto normale e giustificato dalla qualità dell’esperienza offerta. Insomma, si preparano a spiegarci perché la console ci costerà quasi quanto uno stipendio.

Tra queste nuove e aggressive politiche di prezzo e la clamorosa decisione, analizzata solo pochi giorni fa, di fermare definitivamente la produzione dei giochi PlayStation su disco a partire dal 2028, c’è davvero di che essere preoccupati. Il videogioco del futuro si prospetta elitario, esclusivamente digitale e, senza ombra di dubbio, carissimo.

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