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Quando una criptovaluta porta il nome di un capo di Stato in carica, il confine tra investimento e conflitto d’interessi diventa piuttosto sottile.
È quello che sta emergendo dai dati sul token $TRUMP, la memecoin lanciata dal presidente americano Donald Trump: secondo un’analisi della società di blockchain analytics Nansen, 988.905 persone che l’hanno acquistata risultano oggi in perdita, per un totale complessivo di 3,81 miliardi di dollari.
Nello stesso periodo, la dichiarazione patrimoniale del presidente, pubblicata a fine giugno dall’Office of Government Ethics, riporta 636 milioni di dollari di diritti incassati proprio da quel token.
Come funziona il meccanismo che fa guadagnare comunque Trump
Il punto centrale, quello che rende questa storia diversa da un normale flop finanziario, è la struttura stessa dell’operazione. Trump non guadagna se il token sale di valore: guadagna comunque, ogni volta che qualcuno lo compra o lo vende, grazie a diritti e commissioni incassati a prescindere dall’andamento del prezzo.
È un meccanismo che rovescia la logica classica dell’investimento, in cui chi lancia un progetto ha almeno in teoria interesse a farlo crescere nel tempo. Qui l’interesse economico del creatore e quello di chi acquista sono, di fatto, scollegati fin dall’inizio.
A rendere il quadro ancora più delicato è il fatto che il giorno dopo il lancio del token presidenziale sia arrivato quello della first lady: Melania Trump ha infatti presentato una propria criptovaluta, $MELANIA, il 19 gennaio 2025. Entrambi i progetti hanno seguito la stessa parabola discendente.
Il vuoto normativo che ha reso tutto possibile
Il lancio del token è avvenuto in un contesto regolatorio che lo stesso Trump stava contribuendo a ridisegnare.
La SEC ha ridotto sensibilmente le proprie azioni di contrasto al settore crypto, e la firma del GENIUS Act nel luglio 2025 ha introdotto negli Stati Uniti il primo quadro normativo federale per le stablecoin, senza però prevedere alcuna disposizione specifica per le memecoin o per i token emessi da cariche pubbliche.
Un’impostazione opposta a quella europea del regolamento MiCA, che impone requisiti di trasparenza e tutela del consumatore a qualunque asset digitale venduto al pubblico, a prescindere dalla definizione che gli viene data.
Un tassello di un impero più grande
Il token $TRUMP non è un episodio isolato, ma una componente di un ecosistema di guadagni crypto più ampio riconducibile al presidente e alle sue società.
World Liberty Financial, un protocollo di finanza decentralizzata partecipato al 60% da un’entità collegata a Trump, ha generato controversie proprie dopo aver impegnato miliardi di propri token come garanzia per un prestito, con conseguenze dirette sui depositanti della piattaforma.
Nel frattempo Trump Media & Technology Group ha registrato una perdita di circa 406 milioni di dollari nel primo trimestre 2026, legata quasi interamente alla svalutazione delle riserve in Bitcoin accumulate quando il prezzo era ai massimi.
Come valutare l’investimento?
Nessuna analisi tecnica può cambiare il dato di fondo: quando l’80% dell’offerta è nelle mani di chi ha creato il progetto, e quel soggetto guadagna comunque a prescindere dal prezzo, la matematica dell’investimento pende strutturalmente a favore di una sola parte.
I numeri raccontano già tutto: quasi un milione di persone in perdita per un totale che supera di quasi quattro volte quanto sottratto dagli hacker a tutta la finanza decentralizzata nel primo semestre del 2026. Non serve un’opinione politica per leggere questi dati, basta la contabilità.
In questi giorni, Trump ha fatto parlare di sé, tra i mille motivi per cui accade anche per Trump Mobile: è finalmente arrivato il Trump Phone 1 e non è assolutamente un prodotto Made in USA, a differenza di quanto promesso.
Cosa sappiamo e cosa non sappiamo
Cosa sappiamo
- Il token $TRUMP è stato lanciato sulla blockchain Solana il 17 gennaio 2025, tre giorni prima del secondo insediamento di Trump, arrivando a sfiorare una capitalizzazione diluita di 75 miliardi di dollari nelle prime ore.
- Oggi il token vale circa 1,78 dollari, oltre il 97% in meno rispetto al picco: chi avesse investito 10.000 dollari il giorno dell’insediamento si ritroverebbe oggi con circa 364 dollari.
- L’80% dei token creati appartiene a due società collegate a Trump, CIC Digital e Fight Fight Fight LLC, che li rilasciano gradualmente sul mercato in tre anni.
- La struttura del progetto garantisce al presidente un guadagno costante sotto forma di diritti e commissioni su ogni compravendita, indipendentemente dall’andamento del prezzo.
- La dichiarazione patrimoniale 2025 di Trump indica un totale di almeno 1,4 miliardi di dollari di entrate legate alle criptovalute, tra cui circa 800 milioni dalla vendita di token di World Liberty Financial e 197 milioni dalla cessione di una quota in una società legata a una stablecoin.
- A maggio 2025 Trump ha ospitato una cena esclusiva nel suo golf club in Virginia riservata ai 220 maggiori possessori del token, che avevano speso complessivamente 148 milioni di dollari; tra gli invitati anche l’imprenditore Justin Sun, all’epoca sotto accusa della SEC per frode, procedimento poi sospeso.
- Da quando Trump è tornato alla presidenza, la SEC ha archiviato o sospeso quasi il 60% delle sue azioni legali nel settore crypto, comprese cause storiche contro Binance, Coinbase e Kraken.
Cosa non sappiamo
- Non è stato reso pubblico alcun dettaglio sulla reale identità o attività della società Celebration Coins, indicata nella dichiarazione patrimoniale come controparte dell’accordo di licenza da cui derivano i 636 milioni di dollari.
- Non è chiaro se e quando la proposta della senatrice Kirsten Gillibrand, che vorrebbe vietare a cariche elette e ai loro coniugi di lanciare o promuovere criptovalute, riuscirà ad avere seguito in un Congresso finora favorevole al settore.
- Non si conosce con precisione quanti dei quasi 989.000 acquirenti in perdita fossero investitori occasionali attratti dall’hype iniziale e quanti invece speculatori consapevoli del rischio.
Domande frequenti su $TRUMP e monete digitali
Cos’è il token $TRUMP e chi lo ha creato? È una memecoin lanciata sulla blockchain Solana il 17 gennaio 2025 da entità collegate al presidente americano Donald Trump, tre giorni prima del suo secondo insediamento.
Quanto hanno perso gli investitori del token $TRUMP? Secondo l’analisi della società Nansen, 988.905 acquirenti risultano in perdita per un totale complessivo di 3,81 miliardi di dollari, calcolato sulle transazioni fino a fine giugno 2026.
Quanto ha guadagnato Trump dal token $TRUMP? La sua dichiarazione patrimoniale 2025 riporta 636 milioni di dollari di diritti derivanti dal token, all’interno di un totale di almeno 1,4 miliardi di dollari di entrate legate alle criptovalute nello stesso anno.
Perché Trump guadagna anche se il prezzo del token crolla? Perché il meccanismo prevede diritti e commissioni su ogni compravendita del token, incassati a prescindere dall’andamento del prezzo: un impianto che separa l’interesse economico di chi lo ha creato da quello di chi lo acquista.
