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Pochi giorni dopo aver scaricato sui clienti l’aumento dei costi della memoria con un rincaro di Mac e iPad, Apple sta cercando una scorciatoia altrove: secondo un’inchiesta del Financial Times, l’azienda di Cupertino sta facendo pressione sull’amministrazione Trump per ottenere il permesso di acquistare chip di memoria dalla cinese CXMT, un fornitore che il Pentagono considera collegato all’esercito di Pechino.
Cosa sta chiedendo Apple, e a chi
Secondo sei persone informate sui fatti citate dal Financial Times, Apple avrebbe contattato per la prima volta il Dipartimento del Commercio statunitense più di un mese fa, ampliando poi il lobbying ad altri funzionari dell’amministrazione.
L’obiettivo è ottenere il via libera per rifornirsi presso ChangXin Memory Technologies (CXMT), il principale produttore cinese di memoria DRAM, in un momento in cui i fornitori abituali di Apple, Micron, Samsung e SK Hynix, faticano a soddisfare la domanda mondiale.
Va chiarito un punto tecnico che fa tutta la differenza: comprare chip da CXMT non è di per sé illegale. L’azienda non si trova sulla Entity List del Dipartimento del Commercio, quella che blocca davvero gli scambi commerciali.
Si trova invece sulla cosiddetta lista 1260H del Pentagono, che raccoglie le aziende sospettate di legami con l’Esercito Popolare di Liberazione cinese. Le due liste hanno effetti molto diversi: la 1260H impedisce al Dipartimento della Difesa di stringere contratti con le aziende coinvolte, o di usare prodotti di terze parti che integrano i loro componenti, ma non vieta a un’azienda privata come Apple di acquistarne i chip.
Il prezzo politico di un chip a basso costo
Il problema per Apple, quindi, non è legale ma reputazionale e politico. John Moolenaar, deputato repubblicano che guida gli sforzi del Congresso sull’influenza geopolitica cinese, ha già definito la mossa un “grave errore” che aiuterebbe la Cina a dominare filiere strategiche, rendendo l’industria tecnologica statunitense più dipendente da Pechino.
Non è la prima volta che Apple si trova in questa posizione. Nel 2022 l’azienda aveva valutato di rifornirsi da un altro produttore cinese in lista nera, YMTC, per la memoria destinata agli iPhone venduti in Cina.
Allora Marco Rubio, oggi segretario di Stato ma in quel periodo senatore, l’aveva accusata di “giocare con il fuoco”, avvertendo che l’operazione avrebbe attirato un controllo durissimo da parte del governo.
La vicenda CXMT segue lo stesso schema, con la complicazione che la lista 1260H ha avuto una storia turbolenta nei mesi scorsi: il Pentagono aveva rimosso CXMT e YMTC dalla lista a febbraio, per poi fare marcia indietro dopo le proteste dei parlamentari più critici verso Pechino, fino a reinserirle a giugno in un aggiornamento che ha portato la lista a 188 aziende, includendo anche nomi come Alibaba, Baidu e BYD.
Perché Apple ha così tanta fretta
Il contesto in cui arriva la richiesta è tutt’altro che casuale. Il 25 giugno 2026 Apple ha alzato i prezzi di Mac, iPad, HomePod e Apple TV in tutto il mondo, Italia compresa, lasciando per ora invariati iPhone, Apple Watch e AirPods.
In Italia il MacBook Pro è salito di 300 euro nella configurazione base, il MacBook Air di 200-250 euro in base al modello, mentre l’iPad Pro e l’iPad Air hanno registrato aumenti altrettanto pesanti. Negli Stati Uniti il MacBook Air con 512 GB è passato da 1.099 a 1.299 dollari, e il MacBook Pro da 1 TB da 1.699 a 1.999 dollari.
Il CEO Tim Cook aveva già preparato il terreno qualche settimana fa, dichiarando al Wall Street Journal che la situazione sui costi di memoria era diventata “insostenibile” e che, parlando di possibili fornitori alternativi, “tutto deve essere sul tavolo”.
Secondo gli analisti, i prezzi dei chip DRAM sono quadruplicati negli ultimi tre trimestri, con un balzo del 98% solo nel primo trimestre del 2026 e un’ulteriore crescita stimata tra il 58 e il 63% in quello in corso, un fenomeno che diversi osservatori hanno già ribattezzato “RAMageddon”.
Quanto cambierebbe davvero le cose per Micron
Anche se Apple dovesse ottenere il via libera, l’impatto sul mercato della memoria sarebbe più limitato di quanto sembri a un primo sguardo. CXMT produce DRAM convenzionale, comprese DDR5 per PC e server, LPDDR5X e LPDDR4X per smartphone, oltre a moduli RDIMM e MRDIMM per uso enterprise.
Quello che CXMT non produce è la memoria HBM (High Bandwidth Memory), lo standard premium che alimenta gli accelleratori AI di Nvidia e che oggi genera la parte più redditizia del business di Micron.
In altre parole, Apple potrebbe usare CXMT per abbassare i costi della memoria “normale” nei suoi dispositivi, senza intaccare il segmento dove Micron, Samsung e SK Hynixcontinuano a guadagnare di più.
Resta comunque un’ironia difficile da ignorare: fu proprio Apple, durante il precedente ciclo di ribasso della memoria, a negoziare con tanta aggressività i prezzi con i propri fornitori da contribuire a scoraggiare nuovi investimenti in capacità produttiva, una delle cause che oggi alimentano la carenza da cui l’azienda sta cercando di proteggersi.
Cosa sappiamo e cosa non sappiamo
Cosa sappiamo:
- Apple ha contattato il Dipartimento del Commercio statunitense più di un mese fa per chiedere il via libera ad acquistare memoria da CXMT
- CXMT è inserita nella lista 1260H del Pentagono (legami con l’esercito cinese), ma non nella più severa Entity List, quindi acquistarne i chip non è di per sé illegale
- Apple ha già alzato i prezzi di Mac, iPad, HomePod e Apple TV in tutto il mondo (Italia compresa) il 25 giugno 2026, citando il rincaro della memoria
- CXMT produce solo DRAM convenzionale, non memoria HBM, quindi l’eventuale accordo avrebbe un impatto limitato sul segmento più redditizio di Micron
Cosa non sappiamo ancora:
- Se l’amministrazione Trump concederà davvero il via libera ad Apple, vista l’opposizione già espressa da alcuni parlamentari
- Se e quando gli aumenti di prezzo arriveranno anche su iPhone, AirPods e Apple Watch
- Quanto tempo impiegherà CXMT a raggiungere i volumi produttivi necessari per diventare un fornitore rilevante per Apple, anche in caso di approvazione
Domande frequenti su Apple e CXMT
Apple può già comprare chip da CXMT? Tecnicamente sì: CXMT non è sulla Entity List del Dipartimento del Commercio, che vieterebbe del tutto gli scambi commerciali. Si trova però sulla lista 1260H del Pentagono, che comporta rischi reputazionali e limita i rapporti con il Dipartimento della Difesa, motivo per cui Apple preferisce muoversi con l’avallo del governo.
Cos’è la lista 1260H? È un elenco gestito dal Pentagono che raccoglie le aziende cinesi sospettate di avere legami con l’Esercito Popolare di Liberazione. A differenza della Entity List, non blocca gli scambi commerciali tra privati, ma impedisce al Dipartimento della Difesa di avere contratti con le aziende coinvolte.
Perché Apple ha aumentato i prezzi di Mac e iPad? Per l’aumento vertiginoso dei costi di RAM e memoria NAND, causato dalla crescente domanda di componenti per i data center dedicati all’intelligenza artificiale, che ha ridotto la disponibilità di memoria per il mercato consumer.
Gli iPhone costeranno di più? Per ora no. Gli aumenti annunciati il 25 giugno 2026 riguardano Mac, iPad, HomePod e Apple TV, mentre iPhone, Apple Watch e AirPods restano invariati. Diversi analisti, però, non escludono che la pressione sui costi della memoria possa coinvolgere anche i futuri iPhone 18.
Comprare da CXMT risolverebbe il problema della memoria per Apple? Solo in parte. CXMT produce DRAM convenzionale a prezzi più contenuti, ma non realizza memoria HBM, quella più richiesta per l’intelligenza artificiale. Un eventuale accordo aiuterebbe Apple sui costi dei componenti “tradizionali”, senza cambiare gli equilibri del segmento più strategico del mercato.
