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Da pilastro indiscusso delle console Sony a grande assente della generazione attuale: ecco cosa sta succedendo ai “cagnacci” californiani tra progetti cancellati, fughe di talenti e un’attesa che si fa estenuante.
Per lunghissimo tempo, Naughty Dog è stata considerata la vera punta di diamante dei PlayStation Studios. Una software house venerata dai giocatori, capace non solo di sfornare capolavori, ma di farlo con una costanza impressionante.
Oggi, però, la situazione sembra essersi capovolta. Negli ultimi anni, il celebre studio di sviluppo ha iniziato a brillare soprattutto per la sua totale assenza. Niente nuovi titoli inediti, nessuna avventura mozzafiato per spingere al limite l’hardware di PS5. Ma cosa è successo esattamente a Naughty Dog?
Una macchina da successi che si è inceppata
Se siete giocatori fedeli all’ecosistema PlayStation da qualche decennio, farete sicuramente parte della schiera di fan dello studio americano. Fin dagli anni ’90, questi sviluppatori hanno firmato alcuni dei videogiochi più iconici e influenti delle rispettive generazioni.
La loro vera forza non era solo la qualità eccelsa, ma la capacità di creare saghe complete (IP, Intellectual Properties) i cui capitoli uscivano a distanza di pochissimi anni l’uno dall’altro. Facciamo un rapido ripasso di questa età dell’oro:
- L’era PlayStation 1 (1996 – 1999): Un decennio dominato dal marsupiale più famoso di sempre con Crash Bandicoot 1, 2, 3 e l’indimenticabile Crash Team Racing.
- L’era PlayStation 2 (2001 – 2005): Il passaggio al platform 3D open-map con Jak and Daxter: The Precursor Legacy, Jak II, Jak 3 e lo spin-off Jak X.
- L’era PlayStation 3 (2007 – 2013): La maturità cinematografica con la trilogia originale di Uncharted (Drake’s Fortune, Il Covo dei Ladri, L’Inganno di Drake) e la consacrazione definitiva con il primo, straziante The Last of Us.
- L’era PlayStation 4 (2016 – 2020): La chiusura del cerchio per Nathan Drake con Uncharted 4: Fine di un Ladro e l’espansione L’Eredità Perduta, seguiti dal colossale e divisivo The Last of Us Part II.
Come si può notare da questa impressionante cronologia, Naughty Dog ci aveva abituati a lanciare dai tre ai quattro titoli originali per ogni generazione di console, senza contare le varie edizioni rimasterizzate.
Tuttavia, dal lancio di PlayStation 5 nel 2020 a oggi, il bilancio è drammaticamente diverso: gli unici giochi pubblicati dallo studio californiano sulla nuova console sono stati esclusivamente remake e remastered (come The Last of Us Parte I e Parte II Remastered). Zero giochi nuovi.
Intergalactic: il grande assente dell’ultimo State of Play
Essere stati un pilastro assoluto del marchio PlayStation rende ancora più assordante il silenzio di oggi. Se c’è stato un momento che ha rappresentato una vera doccia fredda per i fan, è stato senza dubbio il recente evento digitale di Sony, lo State of Play, andato in onda pochi giorni fa.
Mentre il colosso giapponese ne ha approfittato per mostrare i muscoli con titoli attesissimi (come Marvel’s Wolverine, Kemuri, o il chiacchierato Tomb Raider: Legacy of Atlantis) e sganciare vere e proprie bombe a sorpresa (su tutte Rayman Legends Retold, The Lost Wild e l’inaspettato God of War Laufey), Naughty Dog non è stata minimamente invitata alla festa.
Eppure, sappiamo per certo che lo studio ha in cantiere un progetto colossale. Stiamo parlando di Intergalactic: The Heretic Prophet, il nuovissimo gioco d’azione e avventura tripla A (AAA) che era stato timidamente presentato con un teaser ai Game Awards del 2024.
Da quel giorno, il buio totale. I fan speravano disperatamente in un aggiornamento durante quest’ultimo State of Play, ma le loro aspettative sono andate deluse. Considerato che lo sviluppo concettuale del gioco è iniziato ben sei anni fa, subito dopo la conclusione dei lavori su The Last of Us Part II, questa reticenza a mostrare anche solo un gameplay inizia a preoccupare.
Di chi è la vera colpa? Il disastro di The Last of Us Online
La domanda che tutti si pongono è: “Perché ci stanno mettendo così tanto?”. La risposta, in realtà, è complessa e non riguarda esclusivamente le inefficienze interne a Naughty Dog.
In primo luogo, bisogna ricordare la direzione aziendale imposta da Sony negli ultimi anni. Lo studio è rimasto vittima della disperata corsa di PlayStation verso i giochi live service (i cosiddetti “Giochi come Servizio”), una strategia che ha coinvolto e rallentato anche altre software house di talento, come Bluepoint Games.
Cavalcando il clamoroso successo del franchise di The Last of Us, i vertici hanno spinto Naughty Dog a imbarcarsi in un progetto che esulava completamente dalle loro storiche competenze (le avventure narrative in single-player): un ambizioso gioco multiplayer noto come The Last of Us Online (dai fan ribattezzato Factions 2).
Il risultato è storia nota. Dopo anni di sviluppo estenuante e decine di milioni di dollari letteralmente bruciati, Sony ha deciso di staccare la spina e annullare definitivamente il progetto. Una perdita di risorse incalcolabile, che ha azzoppato i piani dello studio e ritardato pesantemente i lavori sul loro prossimo vero capolavoro single-player.
La fuga di cervelli e l’impero solitario di Neil Druckmann
Oltre al danno economico e di tempo legato al progetto multiplayer fallito, c’è un fattore umano da non sottovalutare: i grandi talenti interni a Naughty Dog se ne stanno andando. La composizione del team non è più la stessa degli anni d’oro in cui sfornavano un gioco dietro l’altro.
La “fuga di cervelli” è stata inesorabile:
- Nel 2014, Amy Hennig, la storica mente creativa dietro i primi tre Uncharted, ha abbandonato la nave.
- Nel 2017 è stato il turno di Bruce Straley, co-direttore di pietre miliari come Uncharted 2, 4 e il primo The Last of Us, che ha poi fondato un suo studio indipendente.
- Nel 2023, due colonne portanti hanno salutato l’azienda: Evan Wells, storico co-presidente della compagnia (andato in pensione), e Christian Gyrling, programmatore capo e responsabile di alcune delle più incredibili magie tecniche dello studio, passato a Meta.
La conseguenza di questo esodo è che oggi Neil Druckmann è considerato a tutti gli effetti l’ultimo “grande nome” storico rimasto a guidare Naughty Dog.
Tuttavia, Druckmann è diventato ormai una figura più vicina al manager di Hollywood che allo sviluppatore puro. Il successo planetario dell’adattamento televisivo di The Last of Us su HBO lo ha tenuto enormemente occupato (tra sceneggiature e regia della serie), così come la supervisione delle recenti rimasterizzazioni per PS5 e PC. L’espansione transmediale del brand ha distolto preziose attenzioni dalla programmazione di nuovi videogiochi.
Se sommiamo il disastro del gioco multiplayer cancellato, l’esodo dei veterani chiave e gli impegni hollywoodiani della dirigenza, è facile capire perché lo sviluppo di Intergalactic: The Heretic Prophet stia procedendo a passo di lumaca.
Ma c’è un limite a tutto. L’attesa inizia a farsi davvero troppo lunga, e il rischio di logorare la pazienza dei fan è reale. Nonostante l’amore viscerale che il pubblico prova per Naughty Dog, l’uscita di una nuova IP come Intergalactic non avrà mai lo stesso impatto sismico e commerciale dell’uscita di un Grand Theft Auto VI.
Forse, sarebbe il caso che lo studio di Santa Monica smettesse di imitare — anche se suo malgrado — il totale silenzio stampa tipico di Rockstar Games, tornando a comunicare con i giocatori che li hanno resi grandi.
