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Il governo britannico lancia una stretta senza precedenti: dal 2027 i più giovani non potranno usare i social network né comunicare con sconosciuti nei giochi online. Una mossa che fa discutere, ma che punta alla sicurezza.
Ebbene sì, ogni tanto anche il magico mondo dei videogiochi finisce sotto la lente d’ingrandimento dei legislatori e viene regolamentato in modo drastico. I nostri vicini d’Oltremanica hanno infatti appena ufficializzato un progetto di legge massiccio che avrà un impatto enorme non solo sui social media, ma sull’intera industria videoludica. E, considerando i rischi della rete odierna, forse è una mossa necessaria.
È ufficiale: nel Regno Unito l’accesso ai social network per i minori di 16 anni sarà severamente vietato a partire dalla primavera del 2027. Dopo settimane di accesi dibattiti, il Primo Ministro britannico Keir Starmer e il suo governo hanno deciso di attaccare frontalmente un problema che ritengono ormai fuori controllo: l’accesso quasi del tutto incontrollato dei minori agli spazi digitali.
Ma se la riforma, che si inserisce nel più ampio quadro normativo dell’Online Safety Act (la legge britannica sulla sicurezza online), mira principalmente a tenere i giovanissimi lontani da piattaforme come TikTok, YouTube, Snapchat o Instagram, è soprattutto l’impatto che questa decisione avrà sui videogiochi a interessarci da vicino.
Una legge innovativa che cambia le regole del gioco
Questa nuova e stringente legislazione tocca in modo diretto i videogiochi, in particolar modo tutti quei titoli che offrono un comparto multiplayer online. Vietando di fatto le chat testuali e vocali con utenti sconosciuti, oltre a bloccare le trasmissioni in diretta, il governo britannico non ha esitato a dare un forte scossone a un’industria miliardaria.
Tradotto in soldoni, questo testo di legge impedirà a milioni di bambini e adolescenti di accedere alle normali funzioni di comunicazione (le cosiddette in-game chat) integrate in colossi del gioco online del calibro di Fortnite, Roblox, Call of Duty o Minecraft.
L’obiettivo finale? Bloccare alla radice qualsiasi interazione con giocatori che non fanno parte della cerchia di amici verificata del minore.
Rachel de Souza, Commissaria per l’infanzia in Inghilterra, ha riassunto perfettamente il cuore del problema: “I ragazzi spesso non passano il tempo sui social network classici. Preferiscono trascorrere tre o quattro ore al giorno giocando online. Il problema è che questi titoli integrano funzionalità che permettono a un cinquantacinquenne che vive in Arizona di entrare in contatto e chiacchierare liberamente con un bambino di nove anni.”
Durante il suo discorso ufficiale, il Premier Keir Starmer ha tracciato un parallelo molto forte tra questa legge e la protezione dei minori negli spazi fisici, ponendo una domanda inequivocabile: “Esiste una sola situazione nel mondo reale in cui lascereste che vostro figlio faccia squadra con un adulto sconosciuto di cui non sapete assolutamente nulla? No. E allora stiamo agendo di conseguenza anche nel mondo virtuale.”
E non finisce qui: oltre a silenziare le chat di gioco, la riforma toglierà ai minori di 16 anni anche la possibilità di trasmettere in diretta (fare streaming) le proprie sessioni di gioco su piattaforme popolarissime come Twitch, Kick o YouTube Live.
Un’applicazione pratica che sembra una missione impossibile
Tuttavia, tra il dire e il fare c’è di mezzo un oceano tecnologico. Il divario tra le buone intenzioni della politica e la reale fattibilità tecnica è a dir poco enorme.
La responsabilità e l’onere di far rispettare questa legge ricadranno interamente ed esclusivamente sugli studi di sviluppo. I colossi del gaming (come Epic Games, Microsoft, Sony, ecc.) dovranno adattare i propri software alla legislazione britannica, pena il rischio di pesantissime sanzioni o, peggio, il divieto di pubblicare i propri giochi sul territorio del Regno Unito. Lo stesso governo britannico ha ammesso candidamente che queste misure saranno “difficili da regolare e complicate da applicare”.
Ma come faranno i giochi a capire chi sta tenendo in mano il joypad? Per filtrare gli utenti in base all’età, il Regno Unito prevede l’implementazione di diverse tecnologie avanzate di Age Verification (verifica dell’età).
Le piste sul tavolo sono complesse e sollevano a loro volta non pochi problemi legati alla privacy: si parla del ricorso a scansioni facciali tramite fotocamera o dell’obbligo di fornire un documento d’identità ufficiale prima di poter sbloccare le funzionalità online di un gioco. Una mossa che spaventa molti difensori della privacy, timorosi di consegnare dati così sensibili nelle mani di aziende private.
L’Ofcom (l’autorità regolatrice indipendente per le società di comunicazione nel Regno Unito) è stata incaricata di condurre uno studio approfondito per determinare quali siano i metodi di autenticazione più sicuri e meno invasivi. Il quadro normativo definitivo dovrebbe essere votato entro la fine del 2026, per poi entrare ufficialmente in vigore nel 2027. L’industria del gaming ha poco tempo per correre ai ripari.
