Indice
Durante il beta test di Ultima Online nel 1997, un banale crash dei server e un po’ di furbizia permisero a un giocatore di compiere l’impensabile: assassinare l’intoccabile re Lord British (ovvero lo sviluppatore Richard Garriott) davanti a tutti. Ecco come una palla di fuoco ha fatto la storia del gaming.
Nel vasto mondo dei videogiochi ci sono leggende che si tramandano quasi come miti antichi. Parliamo di epoche in cui internet faceva i primi passi e i mondi virtuali condivisi erano terre ancora tutte da esplorare. Una di queste storie leggendarie riguarda il clamoroso “omicidio” di un celebre sviluppatore degli anni ’90, ucciso proprio da un utente all’interno della sua stessa creatura.
È successo in uno dei primissimi e più rivoluzionari MMORPG (Massively Multiplayer Online Role-Playing Game) di tutti i tempi: Ultima Online.
Correva l’agosto del 1997 e lo sviluppo del titolo targato Origin Systems stava per segnare un punto di non ritorno nella storia dell’intrattenimento digitale. I server vennero finalmente aperti al pubblico per una cruciale fase di beta test, un evento che all’epoca aveva del miracoloso. Giocatori da ogni angolo del globo potevano connettersi simultaneamente per esplorare un mondo fantasy vivo, pulsante e incredibilmente reattivo.
Il vero fiore all’occhiello di Ultima Online era l’assoluta libertà concessa agli utenti. Gli sviluppatori volevano creare un vero e proprio simulatore sociale senza restrizioni, dove si poteva fare di tutto: forgiare armi, addomesticare animali, costruire case, ma anche borseggiare il prossimo o dedicarsi ad arti oscure. Ed è stata proprio questa filosofia di estrema libertà a rendere possibile… un vero e proprio regicidio in diretta.
Un crash di sistema, un borseggiatore e un re troppo distratto
Tutto ebbe inizio durante un grande raduno pubblico organizzato dai creatori del gioco all’interno del castello reale. Richard Garriott, geniale creatore della saga e mente a capo del progetto, presenziava all’evento incarnando il re Lord British, affiancato dal suo collega Starr Long, che vestiva i panni del severo Lord Blackthorn.
In teoria, il monarca avrebbe dovuto essere intoccabile. I programmatori avevano ovviamente previsto una speciale stringa di codice (la classica “God Mode”) per renderlo completamente invulnerabile a qualsiasi attacco. Tuttavia, poco prima che il re iniziasse il suo discorso alla folla, i server subirono un improvviso crash.
Il sistema venne riavviato a fatica e l’evento riprese, ma ci fu un fatale errore umano: nella fretta di ricollegarsi e calmare gli utenti, Garriott dimenticò di riattivare il comando di invincibilità del suo personaggio.
Qui entra in scena Rainz, un giocatore astuto e opportunista. All’interno del gioco, Rainz aveva sviluppato a dismisura le sue abilità da ladro. Fiutando l’occasione in mezzo alla calca, iniziò a frugare virtualmente negli zaini degli altri giocatori presenti.
Come raccontò lui stesso in seguito: “Per fortuna ero un buon ladro con un’alta abilità di borseggio. Ho cercato disperatamente negli zaini di chi mi stava intorno finché non ho trovato una pergamena magica con l’incantesimo ‘Campo di Fuoco’ (Fire Field)”. Ed è a quel punto che si consumò il dramma.
Il panico, i demoni e il permaban definitivo
Senza pensarci due volte, l’assassino improvvisato lanciò l’incantesimo infuocato direttamente sul ponte di pietra dove si trovava il re. All’inizio, Lord British osservò le fiamme quasi divertito, inviando persino un messaggio in chat per prendere in giro quel patetico tentativo di attacco.
Ma un istante dopo, le meccaniche di gioco fecero il loro corso. Si udì un gemito di dolore e, con lo stupore generale, il corpo del re stramazzò al suolo, senza vita. La morte di Lord British sconvolse tutti i presenti e la notizia fece in poche ore il giro del mondo, immortalata da storici screenshot (che oggi sembrano solo una macchia di pixel confusi, ma che allora valevano quanto una fotografia in prima pagina del New York Times).
La situazione degenerò immediatamente in un bagno di sangue. Lord Blackthorn (Starr Long), furioso e in preda al panico per la morte inaspettata del suo sovrano, reagì in modo spietato e del tutto sproporzionato: invocò un’armata di demoni per massacrare indiscriminatamente tutti i giocatori presenti nel cortile. Fu una vera e propria strage digitale.
E Rainz? Il regicida riuscì a fuggire dalla scena del crimine grazie alla sua agilità, scampando all’ira dei demoni. Tuttavia, la sua gloria durò poco. Pochi giorni dopo l’accaduto, i vertici di Origin Systems bannarono definitivamente (permaban) il suo account dai server di gioco.
La motivazione ufficiale fornita dall’azienda fu che il comportamento del giocatore violava le regole dei test: “In sintesi, la compagnia considerò che il mio stile di gioco e la mia condotta arrecassero danno alla natura stessa del beta test”, spiegò Rainz tempo dopo.
Un finale a dir poco ironico per un videogioco che prometteva “libertà assoluta” come suo cavallo di battaglia, ma che ha regalato a questo scaltro utente un posto d’onore eterno nell’olimpo delle leggende del gaming.

