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Square Enix ha da poco svelato Final Fantasy VII Revelation, in uscita a soli tre anni dal capitolo precedente. Un vero e proprio “miracolo produttivo” che impartisce una durissima lezione a tutto il mercato dei videogiochi.
Come ciliegina sulla torta, il classico “One Last Thing” dell’ultimo Summer Game Fest, Final Fantasy VII Revelation ha letteralmente dominato la scena, e non con uno, ma con ben due trailer mozzafiato.
Oltre ad aver finalmente scoperto il sottotitolo ufficiale di questa attesissima terza (e ultima) parte del progetto di remake di FF7, e averne ammirato le prime e spettacolari immagini, Square Enix ha ufficializzato che il gioco vedrà la luce nella primavera del 2027.
Un annuncio che ha lasciato tutti a bocca aperta. Pensateci bene: il gioco uscirà a soli tre anni di distanza dal colossale Final Fantasy VII Rebirth (pubblicato a inizio 2024). E stiamo parlando di un titolo “Tripla A”, un vero e proprio blockbuster che richiede budget da decine di milioni di dollari e una mole di lavoro mastodontica.
Come è possibile essere così veloci ed efficienti in un’industria in cui, ormai, il più piccolo progetto richiede almeno dai 5 ai 7 anni per vedere la luce? Il segreto, in realtà, è molto più semplice di quanto si possa immaginare e dovrebbe far riflettere a fondo molte aziende del settore.
Niente distrazioni: la bussola puntata dritta verso l’obiettivo
A svelare l’arcano è stato Naoki Hamaguchi, l’acclamato director (regista) di Final Fantasy VII Revelation, in una recente intervista ai microfoni dei colleghi francesi di ActuGaming. Ha spiegato con estrema lucidità come i suoi team siano riusciti a confezionare un’opera di tale portata in un lasso di tempo così ristretto.
Ecco le sue parole:
“Non abbiamo mai deviato dalla nostra traiettoria dopo aver definito l’approccio desiderato fin dall’inizio. Fortunatamente, i membri del team mi hanno dato totale fiducia e hanno aderito in modo rigoroso alle direttive che ho presentato loro.”
Nel mondo dello sviluppo software questo si chiama evitare il temutissimo “feature creep”, ovvero la tentazione di aggiungere continuamente nuove meccaniche in corso d’opera. Avere una direzione chiara e inamovibile è fondamentale per non perdersi per strada.
L’industria videoludica è infatti piena di titoli che hanno navigato a vista, allungando a dismisura i tempi di produzione. Pensiamo, ad esempio, al travagliato Crimson Desert: alcuni ex sviluppatori hanno rivelato che i vertici imposero di inserire delle “isole fluttuanti” all’ultimo minuto, semplicemente perché avevano visto quanto funzionassero bene in The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom.
Oppure guardiamo al caso di Cyberpunk 2077, che inizialmente aveva promesso un complesso sistema di parkour e corsa sui muri, per poi dover eliminare tutto a metà sviluppo per limiti tecnici. Si erano letteralmente persi per strada!
Squadra che vince non si cambia (e non si smantella)
Ma Hamaguchi non si ferma qui e svela il secondo, e forse più importante, fattore chiave:
“Il secondo elemento è la straordinaria fedeltà del nostro team di sviluppo, che è rimasto coinvolto e unito per tutta la durata della trilogia. Il grande vantaggio è che ognuno sa già, in modo naturale, cosa deve fare. Di solito, in Square Enix, quando lo sviluppo di un titolo finisce, il team viene sciolto o riassegnato. Il miracolo della serie Final Fantasy VII Remake è che non abbiamo mai dovuto subire questo processo di smantellamento, rendendo la transizione tra un capitolo e l’altro estremamente rapida.”
Spesso si sottovaluta enormemente l’importanza di mantenere intatto un team di sviluppo internamente, facendolo transitare in blocco da un progetto all’altro. Invece, è proprio questo il vero “asso nella manica” che garantisce efficienza.
In molte altre realtà dell’industria assistiamo a dinamiche distruttive. Basti pensare a Naughty Dog (i leggendari creatori di The Last of Us e Uncharted). A forza di incatenare progetti titanici e costringere i dipendenti a massacranti periodi di “crunch” (straordinari forzati e condizioni di lavoro estreme per rispettare le scadenze), gli sviluppatori finiscono per esaurirsi.
Il risultato? Molti talenti senior, una volta concluso un gioco, abbandonano lo studio in cerca di ritmi più umani. In questo modo, l’immenso know-how tecnico e artistico acquisito durante la produzione va irrimediabilmente perduto per i progetti futuri. Questo spiega, in gran parte, perché un colosso come Naughty Dog stia faticando così tanto a rilasciare nuove IP esclusive per PS5.
Dopo anni di sviluppi complessi e travagliati (come dimenticare le odissee produttive di Final Fantasy XV o Kingdom Hearts III?), sembra che Square Enix abbia finalmente trovato la quadratura del cerchio con la produzione di questa trilogia. La speranza, ora, è che questa ritrovata efficienza diventi il modello di riferimento (il “gold standard”) non solo per i futuri giochi dell’azienda giapponese, ma per l’intero panorama videoludico.
