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Per la prima volta, un dipartimento dell’esecutivo britannico mette per iscritto quello che in tanti pensavano da mesi: X non è più un canale affidabile per comunicare con i cittadini.
A deciderlo è l’ufficio dell’Attorney General per Inghilterra e Galles, che secondo The Guardian e The Observer ha smesso di pubblicare contenuti sulla piattaforma dal 12 giugno, dopo mesi in cui l’account postava aggiornamenti anche più volte al giorno.
Cosa sappiamo e cosa non sappiamo
Cosa sappiamo:
- Un dipartimento del governo britannico ha smesso di postare su X dal 12 giugno
- La decisione segue i disordini di Southampton e Belfast e due casi di disinformazione legati a episodi di cronaca recenti
- Grok ha identificato erroneamente agenti di polizia non coinvolti nel caso Nowak, esponendoli a minacce concrete
- X è già sotto sanzione della Commissione Europea per violazioni del Digital Services Act
Cosa non sappiamo ancora:
- Se altri dipartimenti del governo britannico seguiranno la stessa linea
- Quale sarà la reazione ufficiale di X alla vicenda specifica
- Se la misura resterà permanente o sarà rivista nei prossimi mesi
Cosa ha innescato la rottura
La decisione arriva dopo i disordini scoppiati a Southampton e a Belfast nelle ultime settimane, episodi che il dipartimento collega direttamente a una campagna di disinformazione cresciuta proprio su X.
Il caso più grave riguarda l’omicidio del diciottenne Henry Nowak, accoltellato a Southampton: online sono circolate informazioni false sull’identità degli agenti intervenuti sulla scena, al punto che almeno due persone completamente estranee ai fatti sono state accusate pubblicamente, hanno ricevuto minacce di morte e sono state costrette a lasciare la propria abitazione per motivi di sicurezza.
In questa vicenda è entrato in gioco anche Grok, il chatbot di X, che ha indicato erroneamente due agenti come i protagonisti del fermo mostrato nelle bodycam. X ha poi riconosciuto l’errore, ma a quel punto la notizia falsa si era già diffusa su scala enorme, alimentata da migliaia di condivisioni.
Un secondo episodio, legato a un accoltellamento avvenuto a Dublino con un cittadino sudanese accusato dell’aggressione, avrebbe contribuito ad alzare ulteriormente la tensione online.
Il contesto politico dietro la scelta
Gruppi dell’estrema destra britannica avrebbero usato X per diffondere narrazioni ostili verso le comunità immigrate nelle settimane successive ai disordini, mentre lo stesso Elon Musk, proprietario della piattaforma, viene accusato di aver amplificato alcuni di questi contenuti attraverso le proprie interazioni.
Il dipartimento aveva già preso posizione pubblicamente sul tema, parlando di un piccolo gruppo di milionari finanziati dalle criptovalute che sfrutterebbe il dibattito politico per dividere le comunità del Paese.
Non è la prima frizione tra il mondo politico britannico e X. Diverse parlamentari donne avevano già lasciato la piattaforma a titolo individuale dopo lo scandalo legato a Grok e alla generazione di immagini non consensuali di donne e minori reali in abiti provocanti, una vicenda che aveva già messo sotto i riflettori la gestione dei contenuti creati dall’intelligenza artificiale della piattaforma.
X resta sotto pressione su più fronti
La scelta del dipartimento britannico si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà per X in Europa. A dicembre 2025 la Commissione Europea ha multato la piattaforma per 120 milioni di euro, la prima sanzione di non conformità mai emessa sotto il Digital Services Act contro una piattaforma di queste dimensioni.
Le accuse riguardano la gestione poco trasparente del sistema di verifica degli account, la scarsa trasparenza del registro pubblicitario e le restrizioni imposte all’accesso ai dati pubblici, che secondo Bruxelles limitano la possibilità per i ricercatori di analizzare la diffusione di disinformazione sulla piattaforma. X ha annunciato ricorso contro la decisione.
Nel Regno Unito, parallelamente, X resta sotto l’occhio di Ofcom, l’authority che vigila sull’applicazione dell’Online Safety Act, la normativa che impone alle grandi piattaforme doveri stringenti sulla rimozione di contenuti illegali e sulla protezione dei minori, con sanzioni che possono arrivare al 10% del fatturato globale annuo. In questo contesto, un dipartimento governativo che sceglie di disertare la piattaforma assume un peso politico che va oltre la singola decisione editoriale.
Una porta che resta aperta a metà
Il dipartimento non avrebbe annunciato un addio definitivo e irreversibile. L’indicazione interna, secondo le fonti citate dalle due testate, sarebbe che l’account potrà tornare attivo solo per correggere disinformazione circolante sulla piattaforma, non più per la comunicazione istituzionale ordinaria. Una distinzione che, nella pratica, trasforma l’account da megafono a strumento di intervento puntuale.
Domande frequenti sul rapporto tra X e pubblica amministrazione
Perché un ufficio del governo britannico ha lasciato X?
Per le preoccupazioni legate alla diffusione di disinformazione e contenuti ritenuti capaci di incitare alla violenza e all’odio razziale, in particolare dopo i disordini di Southampton e Belfast.
È il primo dipartimento britannico a lasciare X?
Secondo The Guardian e The Observer, sì, sarebbe il primo caso di questo tipo nell’esecutivo, anche se alcune parlamentari l’avevano già fatto a titolo individuale.
Che ruolo ha avuto Grok in questa vicenda?
Il chatbot di X ha identificato erroneamente due agenti di polizia come protagonisti dell’arresto legato all’omicidio di Henry Nowak, contribuendo alla diffusione online di accuse infondate.
X ha altri problemi aperti in Europa?
Sì. La Commissione Europea ha multato la piattaforma per 120 milioni di euro per violazioni del Digital Services Act, e nel Regno Unito resta sotto la vigilanza di Ofcom per l’Online Safety Act.
L’account del dipartimento è stato chiuso del tutto?
No. Resterebbe attivo, ma solo per intervenire correggendo disinformazione, non per la comunicazione istituzionale ordinaria.
