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Abbiamo provato il nuovo capitolo dello storico sparatutto giurassico al Summer Game Fest 2026. Saber Interactive punta tutto sulla cooperativa, ma la formula ha ancora bisogno di essere affinata.
Il mercato videoludico vive ormai da anni l’era d’oro dei revival, e uno degli studi di sviluppo che sta diventando sempre più esperto in questo particolare esercizio di stile è senza dubbio Saber Interactive.
Parlare di eclettismo, nel loro caso, è un vero e proprio eufemismo. Con titoli alle spalle che spaziano dal frenetico World War Z al recentissimo e brutale Space Marine 2, il team ha ampiamente dimostrato che nessun progetto è troppo ambizioso.
Proprio per questo motivo, è stato affidato a loro l’arduo compito di riportare in vita uno dei padri fondatori degli sparatutto in prima persona (FPS) degli anni ’90, un franchise che negli anni scorsi non era riuscito a compiere un salto indolore nell’era moderna. Stiamo parlando di Turok.
Ma Saber è davvero riuscita nella scommessa di svecchiare una delle licenze più antiche del gaming, magari replicando il miracolo fatto da id Software con Doom Eternal?
Abbiamo avuto l’occasione di testare il gioco in anteprima durante i giorni del Summer Game Fest 2026. E possiamo già dirvi che, pad alla mano, i dinosauri non saranno gli unici ostacoli sul nostro cammino.
Nota della redazione: ricordiamo che il titolo è ancora in piena fase di sviluppo. Tutto ciò che abbiamo provato nel corso della fiera potrebbe subire variazioni e miglioramenti prima del lancio definitivo.
Le origini classiche vengono (forse troppo) messe da parte
Sebbene il titolo ufficiale sia Turok Origins, pad alla mano siamo davvero lontani dalla formula originale che ha fatto la storia del medium.
I giocatori più storici ricorderanno bene il primissimo Turok: Dinosaur Hunter per Nintendo 64. Era uno sparatutto viscerale che mescolava un’azione frenetica a fasi di pura esplorazione in mappe labirintiche, ottenendo un risultato all’epoca rivoluzionario e unico nel suo genere.
Questo nuovo reboot, purtroppo o per fortuna, non si dimostra particolarmente fedele al materiale di partenza. Certo, i punti fermi restano: si veste pur sempre i panni di un possente guerriero e l’obiettivo primario rimane decimare orde di dinosauri inferociti, ma le similitudini finiscono praticamente qui.
La motivazione è semplice: Turok Origins è stato concepito prima di tutto come un’esperienza cooperativa.
Sebbene l’intera avventura sia affrontabile anche in solitaria, tutto il game design spinge chiaramente verso sessioni multiplayer fino a tre giocatori. L’intelligenza artificiale e la difficoltà generale, infatti, si bilanciano dinamicamente in base al numero di partecipanti attivi nella partita.
Per supportare al meglio questa struttura, i protagonisti storici lasciano il posto a degli avatar più impersonali, fortemente legati a uno specifico sistema di classi. Ogni classe vanta un proprio arsenale esclusivo e abilità uniche, pensate per creare sinergie di squadra sul campo di battaglia, sia che si affrontino mastodontici rettili, sia contro ondate di nemici umanoidi.
Un’aggiunta interessante, che farà felici molti utenti, è la gestione della telecamera. Questo nuovo capitolo abbandona l’obbligo visivo del passato e permette di passare fluidamente dalla prima alla terza persona in qualsiasi momento della partita, garantendo un comfort visivo personalizzato per ogni stile di gioco.
Esplorazione e Level Design: una giungla un po’ troppo lineare
Trattandosi di Turok, il primo livello che abbiamo potuto esplorare nella demo era un’immancabile e rigogliosa giungla. Tuttavia, la direzione artistica di questo scenario ci è sembrata purtroppo anonima e priva di veri guizzi creativi.
Il secondo livello, un’intricata struttura che ricordava un antico tempio sotterraneo, ci ha portato alla medesima conclusione: l’estetica generale degli ambienti, al momento, risulta abbastanza banale per gli standard attuali degli sparatutto sci-fi. Considerando che l’arco narrativo promette di farci viaggiare tra diversi pianeti, il senso di meraviglia e spaesamento è stato minimo.
Anche a livello strutturale, l’esplorazione non ha brillato per complessità. La porzione nella giungla si è rivelata un percorso essenzialmente lineare, privo di veri e propri ostacoli o bivi, con solo qualche lieve dislivello laterale inserito giusto per fornire un modesto vantaggio tattico sparando dall’alto.
Il tempio sotterraneo ha mostrato invece un potenziale nettamente maggiore. Qui il level design si è fatto più verticale, introducendo fasi platform interessanti e nemici alati che obbligano a ripensare costantemente le proprie strategie di posizionamento. Proprio queste sezioni di salto diventano estremamente tese e divertenti quando ci si ritrova accerchiati e sotto il fuoco nemico.
Grossi calibri per grossi dinosauri: il gunplay convince
Ma veniamo agli aspetti più positivi e impattanti della nostra prova. L’arsenale a disposizione si è dimostrato vario, originale e dal design eccellente.
L’arma che ci ha regalato le maggiori soddisfazioni durante il test è stata una devastante balestra a dardi esplosivi, uno strumento letale rivelatosi fondamentale per abbattere i fastidiosi nemici volanti con precisione chirurgica.
L’altro grande punto di forza di Turok Origins risiede nelle spettacolari boss fight di fine livello. I boss sono imponenti, divertenti da affrontare e, soprattutto, richiedono l’uso della testa oltre che dei meri riflessi.
Spesso presentano punti deboli specifici da colpire con tempismo. Nel caso del feroce T-Rex affrontato nella giungla, l’unica via per infliggere danni massicci era mirare esattamente sotto la sua mascella, costringendoci ad esporci frontalmente ai suoi morsi letali. Questa perfetta gestione del “rischio/ricompensa” rende gli scontri memorabili e incredibilmente appaganti.
Tiriamo le somme
Allo stato attuale, è difficile prevedere se Turok Origins riuscirà a fare breccia nei cuori dei fan della primissima ora o se troverà la sua strada conquistando un pubblico totalmente nuovo, attratto dall’azione caciarona.
L’infrastruttura cooperativa rappresenta sicuramente un asset commerciale di spessore. Considerando le dinamiche del mercato attuale, un titolo con una così forte impronta multiplayer si sposerebbe alla perfezione con i cataloghi dei servizi in abbonamento come Xbox Game Pass, un ecosistema che sappiamo essere il vero fulcro strategico dell’industria videoludica per il biennio 2026-2027 e che vive proprio di queste interazioni multigiocatore.
Tuttavia, all’esperienza generale manca ancora quella “magia” nelle rifiniture tecniche e nel feeling delle armi; quel tocco di classe che, per intenderci, ha reso le ultime iterazioni di Doom dei capolavori imprescindibili.
Fortunatamente, i ragazzi di Saber Interactive hanno ancora svariati mesi per limare i difetti: Turok Origins è previsto per la fine del 2026 su PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e sull’attesissima Switch 2.
