Indice
ASUS presenta ExpertCenter Pro ET900N G3 con chip NVIDIA GB300 Grace Blackwell Ultra, fino a 748 GB di memoria unificata e 20 petaFLOPS di potenza AI.
ASUS ha presentato un nuovo sistema desktop che, almeno sulla carta, segna un punto di rottura netto con il concetto tradizionale di PC consumer. Si chiama ExpertCenter Pro ET900N G3 e sembra un normale tower da ufficio, ma al suo interno ospita una delle configurazioni hardware più estreme mai viste in un sistema “da scrivania”.
Il progetto è chiaramente orientato al mondo dell’intelligenza artificiale locale, con un focus su training, inferenza e sviluppo di modelli avanzati senza dover ricorrere a infrastrutture cloud o datacenter esterni.
Un desktop “normale” che nasconde un supercomputer AI
Esteticamente il sistema non tradisce la sua natura: il case misura circa 23,2 x 58,4 x 56,5 cm e si presenta come una workstation professionale piuttosto convenzionale. Ma è proprio all’interno che il concetto cambia completamente.
Il cuore della macchina è il nuovo NVIDIA GB300 Grace Blackwell Ultra, una piattaforma che combina CPU e GPU in un’architettura pensata specificamente per carichi di lavoro AI estremi. Da un lato troviamo una CPU Grace con 72 core Arm, dall’altro una GPU Blackwell Ultra progettata per accelerare modelli generativi e operazioni ad altissima intensità computazionale.
Il risultato è una potenza dichiarata che arriva fino a circa 20 petaFLOPS in ambito AI, un valore tipico di sistemi da infrastruttura enterprise più che di un singolo desktop.
748 GB di memoria unificata
L’aspetto più impressionante non è nemmeno la potenza di calcolo, ma la configurazione della memoria. ASUS parla infatti di 748 GB di memoria unificata coerente, suddivisa tra 496 GB di LPDDR5X lato CPU e 252 GB di HBM3e lato GPU. Questa architettura permette ai diversi componenti del sistema di accedere a un pool di memoria condiviso ad altissima velocità, riducendo i colli di bottiglia tipici delle configurazioni tradizionali.
In termini pratici, significa poter lavorare con modelli AI estremamente grandi, anche prossimi alla scala dei trillion-parameter model, direttamente in locale, senza dipendere da infrastrutture cloud esterne.
Raffreddamento, alimentazione e architettura da server
Per sostenere un simile carico, il sistema integra un alimentatore da 1.600 watt e un sistema di raffreddamento progettato per garantire stabilità anche sotto stress prolungato. Non si tratta quindi di una workstation “consumer”, ma di una macchina pensata per funzionare come un nodo di calcolo continuo.
La piattaforma offre inoltre tre slot PCIe 5.0, supporto fino a quattro SSD M.2 NVMe 2280 e connettività ad alta velocità tramite NVLink-C2C e rete ConnectX-8, elementi tipici del mondo HPC (High Performance Computing).
Sul fronte software, il sistema arriva con Ubuntu preinstallato e un set di strumenti NVIDIA per lo sviluppo AI. Il supporto a Windows è previsto successivamente, ma il target principale resta chiaramente il mondo Linux e l’ecosistema developer.
Un PC da 100.000 dollari pensato per aziende e ricerca
Il prezzo riflette in pieno la natura del prodotto: si parte da circa 99.999 dollari. Non si tratta quindi di un sistema destinato al pubblico consumer, ma di una workstation pensata per centri di ricerca, aziende AI, laboratori e sviluppatori che lavorano su modelli avanzati.
ASUS posiziona questo sistema come una sorta di “DGX Station in formato desktop”, avvicinando concettualmente il mondo delle workstation locali a quello dei supercomputer modulari.
Il segnale più chiaro della nuova era dell’AI locale
Al di là delle specifiche estreme, il punto interessante è la direzione che questo tipo di hardware rappresenta. L’idea di portare capacità da datacenter su una singola scrivania non è più teoria, ma una realtà sempre più concreta.
La crescita dei modelli AI e la necessità di elaborazione locale stanno spingendo i produttori a costruire sistemi sempre più potenti, riducendo la dipendenza dal cloud per alcune classi di workload.
ASUS ExpertCenter Pro ET900N G3 non è un prodotto per tutti, e nemmeno vuole esserlo. È un segnale tecnologico, un’anticipazione di dove sta andando il computing ad alte prestazioni. Un desktop che, più che un PC, sembra un frammento di datacenter portato in ufficio.
