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Intelligenza artificiale, arriva la stretta: ecco cosa potrà (e non potrà) fare in Italia

L'Italia approva le regole per l'AI

Il governo italiano approva il decreto sull’intelligenza artificiale per attuare l’AI Act europeo. Nuove regole per scuola, lavoro, giustizia, sanità e sicurezza.

L’Italia compie un passo decisivo nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale approvando un decreto legislativo che definisce il quadro normativo nazionale per l’utilizzo dei sistemi AI. Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 giugno 2026, si inserisce nel percorso di attuazione dell’AI Act europeo e rappresenta uno dei primi tentativi strutturati di tradurre la normativa comunitaria in regole operative a livello nazionale.

Il decreto non è ancora definitivo: dovrà infatti passare al vaglio del Parlamento, delle Regioni e delle autorità competenti. Tuttavia, il suo impianto segna già una direzione chiara su come l’intelligenza artificiale verrà regolata nei prossimi anni in Italia.

Un sistema di governance per l’intelligenza artificiale

Uno degli elementi centrali del provvedimento riguarda la creazione di un sistema di governance dedicato all’IA. Il modello prevede un coordinamento tra l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e l’Agenzia per l’Italia Digitale, che avranno il compito di supervisionare l’applicazione delle norme e garantire un utilizzo conforme ai principi stabiliti dal regolamento europeo.

Secondo quanto dichiarato dal governo, l’obiettivo è quello di costruire un quadro regolatorio che non solo recepisca l’AI Act, ma lo renda applicabile in modo coerente nei diversi settori della pubblica amministrazione e della società.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha sottolineato come l’Italia sia tra i primi Paesi a dotarsi di una normativa organica in materia di intelligenza artificiale, evidenziando il ruolo pionieristico del decreto nel panorama europeo.

Niente sorveglianza di massa

Uno dei punti più delicati riguarda il tema della sicurezza e della sorveglianza. Il decreto interviene esplicitamente per chiarire i limiti dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte delle istituzioni pubbliche.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha precisato che non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa o forme assimilabili a un controllo generalizzato dei cittadini. Viene inoltre ribadito il divieto di utilizzo di grandi banche dati biometriche in modalità indiscriminata.

La linea adottata dal governo è quella di un approccio definito “antropocentrico”, in cui la tecnologia deve restare sotto il controllo umano e rispettare un’impostazione etica e giuridica precisa.

Scuola e formazione: l’IA entra nei percorsi educativi

Uno dei cambiamenti più significativi riguarda il settore dell’istruzione. Il decreto prevede l’inserimento dell’intelligenza artificiale nei programmi scolastici e universitari, sia come oggetto di studio sia come strumento di supporto alla didattica.

Per accompagnare questa transizione verranno istituiti comitati tecnico-etici territoriali, con il compito di monitorare l’adozione delle tecnologie AI nelle scuole e garantire il rispetto delle norme sulla protezione dei dati.

Accanto a questo, il governo ha previsto un investimento di circa 100 milioni di euro destinato alla formazione dei docenti, con particolare attenzione ai rischi legati all’uso improprio dei social media e delle piattaforme digitali.

L’obiettivo dichiarato è quello di sviluppare una maggiore consapevolezza digitale, evitando un utilizzo passivo o non controllato degli strumenti basati sull’intelligenza artificiale.

Lavoro e pubblica amministrazione

Il decreto interviene anche sul mondo del lavoro e sulla pubblica amministrazione, dove l’intelligenza artificiale potrà essere utilizzata per semplificare processi, supportare il reclutamento del personale e migliorare l’organizzazione interna.

Tuttavia, viene stabilito un principio fondamentale: le decisioni finali non potranno mai essere affidate esclusivamente a un algoritmo. In particolare nei processi di assunzione, la valutazione umana resterà obbligatoria.

Anche nel settore sanitario l’IA entra in modo strutturato, ma con vincoli precisi. Medici e operatori dovranno essere formati non solo sull’uso tecnico degli strumenti, ma anche sulle implicazioni etiche e legali delle decisioni supportate da sistemi intelligenti.

Un ruolo importante viene riconosciuto anche agli ordini professionali, che dovranno integrare la formazione sull’intelligenza artificiale nei percorsi obbligatori. Il decreto affronta inoltre il tema dell’equo compenso, stabilendo che l’uso dell’IA non debba tradursi in una svalutazione del lavoro intellettuale.

Giustizia e sicurezza

Una parte particolarmente delicata del decreto riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale nella giustizia e nelle attività di polizia.

Nel settore giudiziario, l’IA potrà essere utilizzata esclusivamente come supporto per attività di ricerca, organizzazione e analisi, senza mai sostituire il giudizio del magistrato.

Per quanto riguarda le forze dell’ordine, viene introdotta una disciplina specifica per l’uso dell’identificazione biometrica, consentita solo in casi eccezionali e sotto stretto controllo dell’autorità giudiziaria. L’utilizzo potrà avvenire in situazioni legate alla prevenzione del terrorismo o alla ricerca di persone scomparse, sempre con autorizzazione preventiva o successiva in base al contesto operativo.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha inoltre annunciato l’introduzione di una nuova fattispecie di reato legata all’uso improprio dei sistemi di intelligenza artificiale, in particolare nei casi in cui la progettazione o la gestione negligente possa generare rischi concreti per la sicurezza pubblica.

Responsabilità e tutele

Il decreto interviene anche sul fronte della responsabilità civile, rafforzando le tutele per i cittadini che dovessero subire danni causati da sistemi di intelligenza artificiale. Viene facilitato l’accesso alla documentazione tecnica e introdotti strumenti processuali più efficaci per la richiesta di risarcimento.

Si tratta di un punto centrale, perché riconosce implicitamente la crescente complessità dei sistemi AI e la difficoltà, per un singolo individuo, di dimostrarne eventuali malfunzionamenti o responsabilità.

Una legge che prova a governare il cambiamento

Il decreto italiano sull’intelligenza artificiale rappresenta un tentativo ambizioso di regolamentare una tecnologia che sta già trasformando profondamente settori chiave della società.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla giustizia, l’IA entra in modo strutturato nei processi decisionali, ma sempre con un principio di fondo: mantenere il controllo umano al centro del sistema.

Resta ora da vedere come il testo verrà modificato in Parlamento e soprattutto come verrà applicato nella pratica. Perché la vera sfida non sarà scrivere le regole dell’intelligenza artificiale, ma farle funzionare dentro un sistema reale in continua evoluzione.

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