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Tecnologia e montagna: la legacy di Milano Cortina 2026 vista da chi la sta costruendo davvero

Una sala di controllo in montagna

Le Olimpiadi finiscono. Le telecamere si spostano, gli sponsor cambiano pagina, i comunicati stampa parlano già del prossimo evento. Quello che resta nei territori che hanno ospitato i Giochi è una domanda concreta, e spesso scomoda: adesso cosa facciamo con tutto questo?

Per i territori montani, quella domanda ha una risposta che non passa per i grandi convegni e le dichiarazioni istituzionali. Passa per chi ha deciso di costruire qualcosa di concreto, spesso partendo da zero, in luoghi dove la connessione è ancora un lusso e la burocrazia pesa il doppio.

Noi abbiamo raccontato di un’eredità importante di Milano Cortina 2026 in alcune zone interessate dagli eventi, ovvero la copertura 5G Ultra di TIM, ma quali altri vantaggi restano?

Il 3 giugno 2026, nell’ambito del progetto Hub Giovani per le Professioni della Montagna promosso da ANCI Lombardia e dal Polo Unimont dell’Università degli Studi di Milano, si è tenuto il primo webinar del Modulo 2, dedicato al tema Tecnologia e Innovazione.

L’appuntamento, aperto a giovani under 35 interessati a costruire un percorso professionale nei territori alpini, ha riunito tre professionisti che con la tecnologia ci lavorano davvero, in montagna, ogni giorno. A moderare l’incontro, Luca Viscardi, direttore di MisterGadget.tech.

Il bosco che diventa dato

Alessandro Errico non è quello che ti aspetti quando pensi a un professionista della foresta. Non ha stivali infangati e un taccuino in mano. Ha una piattaforma digitale.

Responsabile pianificazione e certificazione forestale, Errico ha fondato Bluebiloba, uno spin-off tecnologico che applica strumenti digitali alla gestione del patrimonio boschivo, e Forest Sharing, una piattaforma che consente di mappare, digitalizzare e certificare le foreste trasformandole in un asset condiviso, tracciabile e valorizzabile economicamente.

L’idea di partenza è semplice nella formulazione e complessa nell’esecuzione: il bosco è una delle risorse più abbondanti e meno sfruttate della montagna lombarda, non perché non abbia valore, ma perché non è mai stato reso leggibile dai sistemi economici contemporanei.

Manca il dato. Manca la certificazione. Manca l’infrastruttura digitale che trasforma un ettaro di abeti in qualcosa che si può inserire in un bilancio di sostenibilità aziendale, in un progetto di compensazione carbonio, in un contratto.

MisterGadgetTech Unimont
Una suggestione sul futuro del tech in alta quota (mistergadget.tech)

Forest Sharing colma questo gap. La piattaforma permette ai proprietari del bosco, spesso frammentati in migliaia di piccoli lotti, di aggregare la propria offerta e di interfacciarsi con una domanda che esiste e che cresce: aziende che cercano certificazioni ambientali, enti che finanziano la gestione sostenibile del territorio, turisti che vogliono acquistare un’esperienza legata alla natura con garanzie di tracciabilità.

Il modello funziona. E apre una professione completamente nuova: il gestore forestale digitale, una figura che non esisteva dieci anni fa e che nei prossimi cinque potrebbe diventare ordinaria nei curriculum di chi lavora in montagna.

La montagna che si mette gli occhiali

Mattia Pedroncelli porta le tecnologie immersive dove di solito non arrivano. CEO di XR Solution, azienda specializzata in realtà virtuale, aumentata e mista applicata ai territori montani, Pedroncelli lavora su un paradosso apparente: usare la tecnologia più avanzata disponibile in luoghi che spesso non hanno nemmeno una copertura 4G stabile.

La domanda è legittima: cosa ci fa la realtà aumentata in quota? La risposta, ascoltandolo, è meno banale di quanto sembri.

Le applicazioni concrete vanno dalla promozione territoriale (esperienze immersive che permettono di visitare virtualmente un sentiero, una cima, un rifugio prima di arrivarci fisicamente) alla formazione professionale per guide alpine, soccorritori, operatori del turismo montano.

Passando per la fruizione accessibile: persone che per motivi fisici non possono raggiungere certi luoghi, ma che attraverso un visore possono viverne l’esperienza in modo realistico.

L’approccio di XR Solution è pragmatico: non si vende la tecnologia come fine, ma come strumento per risolvere problemi specifici di territorio. La stessa filosofia che ha animato l’Hackathon Valtellina, un evento organizzato dall’azienda per raccogliere idee innovative legate all’uso delle tecnologie XR nei contesti montani: quello che è emerso non sono state applicazioni futuristiche, ma soluzioni concrete a problemi che chi vive in montagna conosce benissimo.

Il mercato c’è. E in gran parte è ancora libero.

La difesa invisibile dei Giochi

Vincenza Moroni ha il profilo meno ovvio della serata. Head of Cybersecurity della Fondazione Milano Cortina 2026, ha gestito per mesi la protezione delle infrastrutture tecnologiche dei Giochi Invernali, un lavoro che non appare nelle cerimonie di apertura, non finisce nei libri commemorativi, ma senza il quale un evento globale di quella portata non funzionerebbe per cinque minuti.

La superficie di attacco di un evento come le Olimpiadi è difficile da immaginare. Sistemi di accreditamento per decine di migliaia di persone. Infrastrutture di trasmissione dati in tempo reale per centinaia di broadcaster.

Reti che connettono impianti distribuiti su un territorio enorme, in condizioni meteo spesso ostili. Tutto potenzialmente esposto, tutto potenzialmente attaccabile.

Moroni ha spiegato con precisione cosa significa costruire una postura di sicurezza informatica per un evento temporaneo ma ad altissima visibilità: non è lo stesso che proteggere un’azienda con infrastrutture stabili e team consolidati. Le variabili sono diverse, i tempi sono compressi, il margine di errore è zero.

Ma la domanda più interessante, quella che riguarda direttamente chi lavora o vuole lavorare in montagna, è un’altra: cosa resta? Le infrastrutture critiche della montagna, dagli impianti sciistici alle reti idriche, dalle stazioni meteo ai sistemi di monitoraggio ambientale, sono esposte a rischi informatici reali. La consapevolezza, nei territori montani, è spesso inadeguata.

La competenza specializzata è quasi inesistente. Esiste, concretamente, una figura professionale da costruire: il security specialist per infrastrutture montane e rurali, un profilo che non ha ancora un nome definito ma che ha già un mercato.

La vera eredità olimpica

C’è un filo che unisce le tre storie raccontate mercoledì sera, e non è la tecnologia in sé. È una scelta.

Alessandro Errico, Mattia Pedroncelli e Vincenza Moroni hanno tutti e tre, in un momento della loro carriera, deciso di non seguire il percorso più ovvio: portare le proprie competenze verso i contesti dove quelle competenze erano già richieste, già remunerate, già valorizzate.

Hanno fatto il percorso inverso. Hanno portato competenze avanzate in luoghi dove non erano scontate. E in quel gap hanno trovato il mercato.

Questa è la legacy di Milano Cortina 2026 che non troverete nei comunicati ufficiali. Non è infrastrutturale. Non è istituzionale. È la dimostrazione che si può fare, che qualcuno l’ha già fatto, che il modello esiste e funziona.

Hub Giovani per le Professioni della Montagna esiste esattamente per questo: non per convincere i giovani che la montagna è bella (lo sanno già), ma per mostrare dove si aprono gli spazi, come si riempiono, con quali competenze e con quali modelli di business. Il progetto è gratuito e aperto a under 35. Tutti i dettagli su unimontagna.it.

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