Il problema non è il 5G come tecnologia. È la banda di frequenza che usa. Le reti mobili di quinta generazione in Italia operano tra 694 e 790 MHz, una fascia che si sovrappone — o si avvicina pericolosamente — a quella del digitale terrestre DVB-T2, compresa tra 470 e 694 MHz. La convivenza era tecnicamente prevedibile: il refarming delle frequenze 5G è stato completato in Italia tra il 2021 e il 2022, quando quelle bande sono state formalmente assegnate agli operatori di telefonia mobile.
Il punto critico non è la sovrapposizione in sé, ma la differenza di potenza tra i due segnali. Le antenne dei gestori telefonici trasmettono in watt. Quelle televisive in milliwatt. Anche una minima perdita di selettività nel tuner del televisore o del decoder è sufficiente perché il segnale 5G entri nel circuito e produca disturbi concreti: immagini che si pixelano, schermo nero improvviso, canali che scompaiono e poi ricompaiono.
Come blindare il segnale della TV per evitare problemi
Un dettaglio rilevante: le interferenze tendono ad accentuarsi in certi orari, quando il traffico sulla cella 5G più vicina aumenta. Non è un’anomalia del televisore — è il carico di rete che modifica l’intensità del disturbo.
La soluzione tecnica esiste da anni e si chiama filtro 5G. Si tratta di un componente passivo — nessuna alimentazione, nessuna configurazione — dotato di due connettori F maschio e femmina. Va inserito nel cavo coassiale tra l’antenna e il televisore o il decoder. Il montaggio si riduce a staccare il cavo, inserire il filtro, riattaccare il cavo. Dopodiché basta avviare la ricerca automatica dei canali. Il prezzo nei negozi di elettronica o su piattaforme di e-commerce si aggira intorno ai 20 euro, a volte anche meno.
L’aspetto contro-intuitivo è che chi non ha problemi di segnale non ha bisogno di installarlo. Il filtro non migliora la qualità in assenza di interferenze, si limita a bloccare le frequenze che non servono alla televisione. Installarlo su un impianto già funzionante senza disturbi non produce nessun vantaggio. Il filtro 5G è una soluzione specifica a un problema specifico, non un potenziamento generico dell’antenna.
Chi abita vicino a un’antenna 5G — in contesti urbani o periurbani con copertura densa — è statisticamente più esposto. Ma anche in zone meno coperte l’effetto può presentarsi se il tuner del televisore è datato o di fascia bassa, con una selettività non ottimale. I televisori e i decoder più recenti tendono ad avere filtri interni già integrati proprio per questo motivo, anche se non tutti i modelli li implementano con la stessa efficacia.
Un dato laterale ma utile: il filtro 5G agisce come un passa-basso, lasciando passare le frequenze TV e tagliando quelle superiori. Questo significa che blocca anche eventuali altri segnali oltre i 694 MHz, il che in alcuni contesti può incidere su impianti TV che utilizzano la banda alta del DVB-T2 per specifici multiplex locali. Prima di installarlo vale la pena verificare se i canali che si ricevono operano su frequenze prossime al limite superiore della banda terrestre.
Il filtro si trova anche nelle rivendite di materiale elettrico, non solo nei negozi specializzati in elettronica. La disponibilità capillare è un fattore pratico non secondario, soprattutto per chi preferisce non aspettare la consegna e vuole risolvere il problema in giornata.
