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Tra condizionatori e problemi energetici i blackout in Italia potrebbero diventare l’incubo estivo: come prepararsi

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La causa diretta è stata il sovraccarico della rete di distribuzione, non della rete di trasmissione nazionale. È una distinzione importante perché cambia il tipo di problema e le soluzioni disponibili.

Il meccanismo è documentato dai dati Terna: nei giorni di caldo intenso il consumo elettrico italiano sale del 30-35% rispetto alla primavera, con picchi che nell’estate 2023 hanno superato i 58,75 gigawatt e nel 2024 hanno sfiorato i 58 gigawatt. Il principale responsabile di queste impennate è il condizionatore. A Milano, durante le ondate di calore del luglio 2025, Unareti ha registrato un aumento repentino dei consumi pari al 30% rispetto ai periodi con temperature normali. La rete locale non regge quella variazione così concentrata nel tempo.

Il problema dei blackout per la prossima estate

Il problema non è la disponibilità nazionale di energia. Terna ha dichiarato che il sistema di trasmissione è adeguato e che anche nello scenario peggiore l’importazione dall’estero non supererebbe i 4 gigawatt su una capacità di interconnessione disponibile di circa 10. I blackout estivi del 2025 non sono stati blackout nazionali, ma interruzioni a macchia di leopardo causate da guasti nelle reti di distribuzione locali — i cavi interrati che si surriscaldano, i trasformatori di quartiere che cedono. Sono queste infrastrutture, spesso datate, a costituire il nodo debole del sistema.

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Il problema dei blackout per la prossima estate-Mistergadget.tech

ARERA ha confermato nel rapporto annuale 2025 che il problema è strutturale e ha avviato indagini sulla qualità del servizio nelle città più colpite, richiedendo alle società di distribuzione un piano straordinario di adeguamento. Gli investimenti sono passati dai 316 milioni di euro del 2024 ai 380 milioni del 2025, con un incremento del 20%, ma i tempi di ammodernamento delle reti sono lunghi.

Un aspetto contro-intuitivo: non è il picco di consumo assoluto a causare i guasti locali, ma la velocità con cui il consumo aumenta. Un incremento del 30% distribuito su settimane è gestibile; lo stesso incremento che si concentra in poche ore, come accade nelle prime giornate di un’ondata di calore improvvisa, manda in saturazione le linee prima che i sistemi di gestione possano redistribuire il carico.

Sul fronte dei diritti, ARERA prevede indennizzi automatici in bolletta: 34,50 euro per interruzioni che superano le soglie di legge (4 ore nelle grandi città, 8 ore nei piccoli comuni per utenze in bassa tensione), con un incremento di 17,25 euro ogni ulteriori 4 ore fino a un massimo di 240 ore. Per ottenere l’indennizzo è necessario segnalare il disservizio al distributore locale e, se necessario, presentare un reclamo formale entro 6 mesi.

C’è un ulteriore rischio meno discusso: i cosiddetti brownout, cali di tensione non completi che si verificano quando la rete ridistribuisce il carico sotto stress. Tensione ridotta prolungata può danneggiare elettrodomestici, condizionatori e apparecchiature elettroniche, con costi che si scaricano sull’utente senza che ci sia una vera e propria interruzione del servizio registrabile.

Dato laterale: fino a una decina di anni fa il picco di consumo annuale italiano si verificava d’inverno, nei mesi di gennaio e febbraio, per il riscaldamento. Il cambiamento climatico ha invertito questo schema: oggi il massimo si registra tra fine luglio e inizio agosto. La rete è stata progettata su un modello stagionale che non esiste più.

Gli investimenti annunciati da E-Distribuzione e dalle altre società di rete copriranno le infrastrutture più critiche nel medio termine. Per l’estate 2026 la situazione di partenza è strutturalmente identica a quella del 2025.

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