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Dalle gloriose chitarre di plastica alle nuove modalità di Fortnite Festival, ripercorriamo la storia dei cosiddetti “rhythm game” che hanno segnato una generazione, nella speranza di un loro ritorno definitivo.
Se siete cresciuti a cavallo tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, è molto probabile che la vostra cultura videoludica sia stata forgiata da un genere molto particolare.
Non stiamo parlando dei classici giochi di piattaforme (platform) dell’era PlayStation 2, come Sly Raccoon o Jak & Daxter, ma di un vero e proprio fenomeno di costume che oggi sembra quasi completamente scomparso: i giochi di ritmo (rhythm game) basati su periferiche hardware dedicate. Stiamo ovviamente parlando di due colossi assoluti che hanno dominato il mercato mondiale dell’intrattenimento domestico per quasi un decennio: Guitar Hero e Rock Band.
L’età dell’oro del rock videoludico: quando il salotto diventava un palco
Per chi fosse troppo giovane per aver vissuto in prima persona quell’incredibile periodo, il concetto era tanto semplice quanto geniale. Questi titoli richiedevano l’acquisto di controller molto particolari, vere e proprie riproduzioni in plastica a grandezza naturale di chitarre elettriche, bassi, batterie acustiche e microfoni.
L’obiettivo del giocatore era riprodurre brani storici del repertorio rock, heavy metal e punk — che spaziavano dagli anni Sessanta fino ai giorni nostri — premendo i famosi tasti colorati posti sul manico della chitarra (i fret button) in perfetta sincronia con le note a scorrimento sullo schermo.
Se oggi li definiamo come dei “fenomeni di massa”, è perché hanno letteralmente monopolizzato il mercato globale tra il 2005 e il 2010.
Solo per citare Guitar Hero, abbiamo assistito all’uscita di almeno un capitolo principale ogni anno, accompagnato da espansioni tematiche (spin-off) dedicate esclusivamente a singole band leggendarie come The Beatles, Metallica e Aerosmith. Le liste dei brani (setlist) erano immense e in molti casi le canzoni venivano ri-registrate in studio dalle band originali (master track) appositamente per il software.
Il successo di questi giochi si basava su un fattore fondamentale: riuscivano ad aggregare persone di ogni età, compreso chi non aveva mai preso in mano un joypad in vita sua.
Mamme, papà e parenti che magari detestavano gli sparatutto competitivi come Call of Duty, si ritrovavano all’improvviso a sfidarsi a colpi di assoli di Joan Jett o dei Rolling Stones nel bel mezzo del salotto. Oltre a far divertire le famiglie, questi titoli hanno svolto un ruolo culturale immenso, costruendo il background musicale di intere generazioni di adolescenti.
Il declino e le alternative moderne: il caso di Fortnite Festival
L’inesorabile declino di questo genere è iniziato dopo il 2010. Le cause sono molteplici: un’evidente saturazione del mercato dovuta alle uscite annuali frenetiche, il costo esorbitante delle periferiche di plastica, l’ingombro fisico degli strumenti in casa e i costi di licenza insostenibili per le case di sviluppo.
L’ultimo vero tentativo di resuscitare il genere risale al 2015, con l’uscita in contemporanea di Rock Band 4 e Guitar Hero Live. Nonostante il rinnovato entusiasmo iniziale, i dati di vendita si sono rivelati disastrosi, condannando il genere a un oblio durato quasi dieci anni.
Fino all’arrivo di Fortnite Festival.
Lanciato nel dicembre del 2023 all’interno dell’ecosistema globale di Fortnite, questa modalità alternativa è stata sviluppata proprio da Harmonix, lo studio di sviluppo storico che aveva creato Guitar Hero e Rock Band.
Sulla carta aveva tutto per trionfare: una formula base gratuita (free-to-play), la possibilità di usare la normale tastiera e persino la compatibilità garantita con le vecchie chitarre di plastica ancora in circolazione.
Tuttavia, c’è un enorme compromesso. La selezione musicale di Fortnite Festival si concentra quasi totalmente sulla pop music, sul rap e sull’R&B, limitando pesantemente il rock. Sebbene tracce di Taylor Swift o Lady Gaga siano godibili da ascoltare, dal punto di vista del gameplay risultano molto più adatte alla linea vocale che non alle linee strumentali complesse. Viene a mancare del tutto quel senso di onnipotenza nel simulare un difficilissimo assolo di chitarra metal in difficoltà “Esperto”.
Stage Tour: l’ultimo barlume di speranza per l’autunno 2026?
La perdita di popolarità globale del rock, soppiantato dalle nuove correnti dell’hip hop e dell’hyperpop, ha sicuramente influito sull’impossibilità di proporre nuovi titoli ad alto budget per le console di ultima generazione.
Eppure la speranza di una rinascita non è mai morta del tutto. Recentemente è stato annunciato lo sviluppo di Stage Tour, un nuovissimo videogioco indipendente creato dallo studio RedOctane Games (società fondata da alcuni veterani storici del franchise originale).
Il primissimo trailer pubblicato (teaser) suggerisce un netto e deciso ritorno alle origini per l’intero genere. Stage Tour è previsto per il rilascio in accesso anticipato durante l’autunno del 2026 su PC, con una potenziale espansione verso le console.
L’obiettivo del team è chiaro: riportare l’attenzione sui grandi riff di chitarra e sulla batteria martellante, cercando di far scoprire le nuove sfumature del rock alternativo a una generazione cresciuta a pane e playlist algoritmiche. Se questo nuovo progetto riuscirà a riaccendere la fiamma musicale, per molti giocatori si tratterà del ritorno a casa più bello di sempre.
