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OpenAI Phone, trapelano le specifiche: Altman punta a reinventare lo smartphone con l’AI

OpenAI prepara il suo primo smartphone

Un dispositivo “agentico”, hardware su misura e RAM LPDDR6: ecco cosa sappiamo del primo smartphone di OpenAI.

L’idea non è più fantascienza. OpenAI starebbe lavorando a un vero e proprio smartphone proprietario, costruito attorno al concetto di intelligenza artificiale agentica. Un dispositivo che non si limita a eseguire app, ma che prova a diventare un assistente sempre attivo, contestuale e predittivo.

Le nuove indiscrezioni, rilanciate da analisi di supply chain, iniziano a delineare un quadro più concreto: non un semplice “telefono con ChatGPT dentro”, ma un cambio di paradigma più profondo.

Un telefono pensato come assistente, non come contenitore di app

Il cuore del progetto è chiaro: superare il modello tradizionale basato sulle applicazioni. In questo scenario, lo smartphone di OpenAI non funzionerebbe più come un launcher di servizi separati, ma come un unico sistema intelligente in grado di interpretare contesto, richieste e ambiente in tempo reale.

L’idea è quella di un dispositivo che osserva, ascolta e anticipa, riducendo al minimo la necessità di interazioni esplicite. Un approccio molto diverso rispetto agli attuali smartphone, anche quelli più evoluti sul fronte AI.

Collaborazione con MediaTek e chip dedicato

Sul piano tecnico, il progetto sarebbe supportato da un SoC personalizzato sviluppato insieme a MediaTek. Le indiscrezioni parlano di una variante del futuro Dimensity 9600, prodotta con processo a 2 nm da TSMC. Non un chip generico, ma una piattaforma ottimizzata per carichi AI continui.

Il punto più interessante è la presenza di due NPU separate, pensate per gestire in parallelo compiti diversi: una per l’elaborazione visiva e una per i modelli linguistici. In pratica, il dispositivo dovrebbe essere in grado di “pensare” e “vedere” contemporaneamente senza colli di bottiglia evidenti.

Memoria e prestazioni, si punta tutto sulla velocità

Per sostenere questo tipo di architettura, lo smartphone dovrebbe adottare memorie di nuova generazione. Le specifiche parlano di RAM LPDDR6 e storage UFS 5.0, una combinazione pensata per ridurre al minimo la latenza nei processi AI.

Non è un dettaglio secondario: in un dispositivo di questo tipo, la velocità della memoria diventa quasi importante quanto quella del processore, perché gran parte del lavoro avviene in tempo reale e in modo continuo.

Fotocamera e sensori, il telefono “che capisce cosa vede”

Un altro elemento centrale riguarda il comparto fotografico e i sensori. Lo smartphone non sarebbe progettato solo per scattare foto, ma per interpretare ciò che inquadra. Riconoscimento ambientale, analisi contestuale e lettura del mondo reale diventano parte integrante dell’esperienza.

Questo spiega perché, secondo le indiscrezioni, il comparto imaging sarà particolarmente curato, non tanto per la fotografia tradizionale quanto per la capacità di alimentare il sistema AI con dati visivi continui.

Obiettivo commerciale 30 milioni di unità

Non si tratta di un progetto sperimentale di nicchia. OpenAI punterebbe a vendere circa 30 milioni di dispositivi tra il 2027 e il 2028, un volume che lo posizionerebbe direttamente nel mercato mainstream.

La strategia, secondo le analisi, sarebbe simile a quella già vista con Apple: un ecosistema chiuso, altamente integrato, dove hardware e servizi lavorano insieme per creare fidelizzazione.

Un modello “gabbia dorata” per l’era AI

Il riferimento implicito è chiaro: costruire un ecosistema dove l’utente resta dentro perché l’esperienza è più fluida, più intelligente e più personalizzata. È lo stesso principio che ha reso dominante Apple negli ultimi due decenni, ma declinato in chiave AI-first. La differenza è che qui il centro non è più il sistema operativo o le app, ma l’agente intelligente.

Quando potrebbe arrivare

Le tempistiche restano ancora incerte, ma le stime parlano della prima metà del 2027. Un periodo in cui il mercato smartphone potrebbe essere già molto diverso, con una forte accelerazione dei dispositivi AI-native e una competizione diretta tra piattaforme tradizionali e nuovi attori.

Lo smartphone di OpenAI, almeno sulla carta, non è un semplice nuovo prodotto, ma un tentativo di ripensare cosa sia un telefono. Se le specifiche verranno confermate, non si tratterà solo di hardware potente, ma di un dispositivo progettato attorno a un principio diverso: non essere usato, ma collaborare con l’utente.

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