News Videogiochi

Come difendere il proprio lavoro dall’intelligenza artificiale: i 5 consigli del CEO di LinkedIn

Una mano robotica sospesa su sfondo scuro afferra il logo di LinkedIn, simbolo del rapporto tra intelligenza artificiale e mondo del lavoro digitale.

Ryan Roslansky spiega come l’empatia, la creatività e il coraggio decisionale rappresentino l’unico vero scudo per i giovani professionisti contro l’automazione dei processi aziendali.

Il timore che un algoritmo possa sottrarci il posto di lavoro non è più una trama da cinema di fantascienza. Ormai si tratta di un’ansia concreta che si respira quotidianamente negli uffici, specialmente tra chi ha da poco avviato la propria carriera o lavora dietro a una scrivania.

I recenti scossoni del mercato tecnologico non fanno che alimentare questa forte preoccupazione. Basti pensare alle ultime manovre di colossi come Meta, che ha annunciato il licenziamento di ben 8.000 dipendenti proprio per ristrutturare i propri investimenti e potenziare le infrastrutture dedicate ai modelli linguistici di grande taglia (LLM) e ai sistemi di automazione.

In questo scenario, i settori della creazione di contenuti, della programmazione informatica e del copywriting sembrano i più esposti a una rapida obsolescenza.

Tuttavia, lavorare in questi ambiti non significa necessariamente avere i mesi contati. A lanciare un messaggio di pragmatica speranza è Ryan Roslansky, Amministratore Delegato di LinkedIn.

In una recente intervista rilasciata alla redazione finanziaria di CNBC, il manager ha delineato cinque competenze trasversali (soft skill) prettamente umane che le macchine non potranno sostituire a breve. Coltivarle subito è la chiave per mantenere intatta la propria occupazione e restare competitivi.

1. La curiosità: l’arte di formulare la domanda corretta

I sistemi di intelligenza artificiale generativa sono, per loro natura strutturale, dei giganteschi motori di riciclo statistico. Elaborano risposte basandosi su schemi e dati preesistenti, ma non hanno la minima consapevolezza del contesto reale.

L’intelligenza artificiale genera possibilità basate sulla probabilità, ma non si interrogherà mai sulla validità di un punto di vista alternativo per ribaltare una situazione complessa.

Un robot con il logo LinkedIn sul petto lavora a un laptop circondato da punti interrogativi e icone digitali, in una scena futuristica blu.
Automazione e algoritmi cambiano il lavoro d’ufficio, ma curiosità, adattabilità e pensiero critico restano competenze decisive per i professionisti. (mistergadget.tech)

La curiosità è l’autentico motore di ogni grande scoperta umana. Essere curiosi nel mondo del lavoro significa anche accorgersi di un’anomalia in un report o dubitare di un dato che sembra apparentemente corretto.

Laddove un software si limiterà a visualizzare e confermare l’informazione errata con assoluta freddezza digitale, l’istinto umano è l’unico strumento in grado di indagare a fondo e trovare l’errore.

2. Il coraggio di rischiare quando mancano i dati

Un software di analisi predittiva può calcolare con precisione millimetrica la percentuale di rischio di un’operazione finanziaria o commerciale. C’è però un limite invalicabile: la macchina non prenderà mai la decisione finale se valga la pena o meno correre quel rischio.

La scelta finale di agire in condizioni di totale incertezza e senza avere tutte le carte in mano resta una prerogativa esclusiva della mente umana.

Un professionista può decidere, ad esempio, di stravolgere l’architettura software e proporre un nuovo framework nel bel mezzo dello sviluppo di un progetto.

Può farlo perché intuisce l’esigenza profonda del cliente, pur sapendo che questa mossa comporta pericoli per le scadenze concordate. L’IA non possiede questa audacia operativa e, osservando i frequenti blocchi o i malfunzionamenti dei moderni agenti autonomi aziendali, è evidente che sia un bene così.

3. La vera creatività per riprogettare i flussi operativi

I generatori di immagini e di testo basati sui prompt hanno aperto scenari interessanti, ma si tratta di vera espressione creativa? Nella quasi totalità dei casi, questi sistemi applicano tecniche di combinazione di elementi preesistenti, sfiorando talvolta il plagio industriale. Di fatto, non inventano nulla di concettualmente inedito.

Una mano robotica aperta sorregge un cervello digitale luminoso con la scritta AI, davanti a uno skyline urbano notturno.
L’IA può analizzare dati e automatizzare compiti ripetitivi, ma non sostituisce intuizione, giudizio e responsabilità decisionale.(mistergadget.tech)

Nel contesto aziendale odierno, la creatività non è un concetto puramente artistico, ma coincide con la capacità di ristrutturare completamente un processo produttivo. Significa agire d’astuzia per adattarsi alle repentine mutazioni del mercato o alle necessità specifiche di una risorsa umana.

Mentre l’algoritmo unisce frammenti di un mosaico già scritto, l’uomo immagina soluzioni e scenari che non sono ancora mai venuti alla luce.

4. La compassione per costruire relazioni stabili

Un chatbot può essere programmato per simulare cortesia, utilizzare formule di empatia artificiale o mostrare una finta preoccupazione nelle risposte testuali. La realtà è che l’algoritmo non prova assolutamente nulla.

La compassione e l’intelligenza emotiva, fondamentali per tessere relazioni di valore stabili con colleghi e clienti, sono caratteristiche uniche dell’essere umano.

Questo divario qualitativo spiega l’enorme livello di frustrazione che gli utenti sperimentano quando tentano di risolvere un problema complesso con i sistemi di assistenza clienti automatizzati. La sensazione di autentico sollievo che si prova quando la conversazione passa finalmente a un operatore umano dimostra quanto il fattore empatico sia insostituibile nel servizio clienti.

5. La comunicazione interpersonale che genera valore

Un modello linguistico avanzato è in grado di tradurre istantaneamente un saggio in quaranta lingue diverse o di redigere in pochi secondi il verbale riassuntivo di una riunione aziendale. Tuttavia, trasferire il significato profondo e la visione strategica di un messaggio è un’operazione ben più complessa.

La comunicazione efficace e la vera leadership nascono dalla frizione dialettica delle idee e dal confronto diretto tra le persone.

Primo piano di uno smartphone con il logo LinkedIn sullo schermo, con una scritta luminosa “AI” sfocata sullo sfondo.
LinkedIn osserva da vicino l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro e invita i giovani a investire sulle soft skill più difficili da replicare.(mistergadget.tech)

Per Roslansky, comprendere a fondo l’esperienza umana e i suoi bisogni è l’unico modo per guidare con successo un team di lavoro e motivare i dipendenti durante un periodo di profonda transizione tecnologica.

Un punto di vista ottimista, ma necessario

La visione espressa dall’amministratore delegato di LinkedIn può apparire a tratti idealista o eccessivamente ottimistica. Sviluppare al meglio queste cinque doti comportamentali metterà davvero al riparo i lavoratori da future ondate di ridimensionamento del personale? Non ci sono certezze assolute in merito.

Tuttavia, le ricerche di mercato che evidenziano la necessità di potenziare le competenze strettamente umane per accrescere il proprio valore professionale rispetto alle macchine continuano a moltiplicarsi. Una cosa appare ormai certa: in un mondo del lavoro che corre verso l’automazione, l’errore più grande che un professionista possa commettere è quello di comportarsi come un robot.

Banner blu di Sportitalia con invito ad aggiungere il sito alle Fonti Preferite di Google

Change privacy settings
×