Indice
- Benvenuti in Giappone: il festival si fa ancora più folle
- Un open world automobilistico dove tutto è possibile
- La scalata al successo: l’evoluzione del sistema di progressione
- Tokyo By Night: un miracolo urbanistico e paesaggistico
- Sensazioni di guida pure e verticalità estrema
- Comparto grafico: la magia dei 60 Frame al Secondo su Xbox Series X
- Un’atmosfera sonora da festival
- Storie di Horizon, Sfide della Community ed EventLab 2.0
- La rivoluzione degli Horizon Rush e l’Editor dei Sogni
- Considerazioni Finali
Playground Games celebra i 25 anni di Xbox con un open world monumentale: tra le luci al neon di Tokyo, i duelli Tōge sul Monte Fuji e un EventLab rivoluzionario, il sesto capitolo si consacra come il re indiscusso dei racing arcade.
Gli unici elementi che separano la produzione dalla perfezione assoluta risiedono in una scrittura delle attività secondarie meno incisiva rispetto al passato e nella conferma del solo parlato in lingua inglese, un compromesso che costringe a fare affidamento sui sottotitoli durante le fasi di guida più concitate. Ciononostante, ci troviamo davanti a un’opera monumentale, visivamente maestosa e dotata di una longevità potenzialmente infinita. Se avete una console Microsoft o un PC da gioco, questo è il titolo da possedere assolutamente nel 2026. Il re è tornato, e ha posizionato la sua bandiera sulla cima del Monte Fuji.
+ Il Giappone è la miglior mappa della serie
+ Tokyo by night è un capolavoro urbanistico
+ I nuovi eventi Horizon Rush
+ L’EventLab e la personalizzazione dei garage
– Gli interventi degli speaker radiofonici non sottotitolati
– Incertezza nel bilanciamento della difficoltà
Nel fitto calendario di uscite che caratterizza questo spumeggiante 2026, la divisione videoludica di Microsoft ha pianificato una corazzata di titoli di primissimo livello. In attesa di poter mettere le mani sulle future iterazioni di franchise storici come Fable, Gears of War: E-Day e Halo: Campaign Evolved, è il roboante arrivo di Forza Horizon 6ad aprire ufficialmente i festeggiamenti per il venticinquesimo anniversario del marchio Xbox.
Quella che Playground Games ha messo in piedi non è una semplice celebrazione, ma una vera e propria dimostrazione di forza tecnica e artistica. Il rombo dei motori campionati alla perfezione risuona lungo tutta la splendida valle di Todoroki, mescolandosi al ritmo sincopato dei fuochi d’artificio che illuminano il cielo nipponico. Partenza fulminea, accelerazione bruciante e una mappa da sogno: le corse del festival automobilistico più famoso del mondo virtuale sembrano non avere più alcun limite strutturale.
Dettagli della prova e condizioni di test
Per l’analisi approfondita di questo sesto capitolo, abbiamo sfrecciato sulle strade del Sol Levante per oltre 30 ore di gioco complessive, un quantitativo di tempo ideale che ci ha permesso di sbloccare l’esclusiva Isola delle Leggende, dedicandoci parallelamente al turismo virtuale e alle infinite opzioni di editing.
Il test è stato effettuato sfruttando un codice della Premium Edition per Xbox Series X fornito direttamente da Microsoft. La nostra prova ha attraversato due intere stagioni dinamiche (primavera ed estate), e tutte le immagini e le considerazioni tecniche presenti in questo articolo derivano dall’utilizzo della Modalità Prestazioni (ancorata a 60 frame al secondo stabili), testata sia durante le sessioni di gara sia nell’avanzata modalità fotografica.
Il rapporto tra chi vi scrive e il brand di Playground Games è radicato nel tempo: sono passati ben quattordici anni da quando, nel lontano 2012, il primo storicizzato capitolo fece il suo esordio assoluto sui circuiti virtuali di Xbox 360. All’epoca, nessuno avrebbe scommesso sul fatto che uno spin-off della serie principale Forza Motorsport potesse raccogliere un successo di tali proporzioni, arrivando col tempo a superare la serie madre di Turn 10 in termini di popolarità globale e vendite.
Mentre una fetta della community di piloti virtuali invoca a gran voce una totale riscrittura della formula, apparteniamo con orgoglio a quella fazione di videogiocatori convinta che il nucleo ludico di Forza Horizon sia talmente solido, stratificato e assuefacente da non aver bisogno di essere reinventato. Questo sesto capitolo rappresenta la massima espressione di ciò che il franchise ha da offrire, e vi assicuriamo che è già un risultato mastodontico.
Benvenuti in Giappone: il festival si fa ancora più folle
Il terreno trema violentemente nella pittoresca campagna di Ohtani, una delle regioni nevralgiche che compongono il comprensorio del festival, sorvegliata dall’alto dalla maestosa e innevata sagoma del Monte Fuji.
Posizionati sulla griglia di partenza al volante di una fiammante Acura NSX, attendiamo il via della prima, attesissima Esibizione Showcase di questo sesto capitolo. Avendo vissuto in prima persona ogni singola iterazione del festival a partire dal debutto tra i canyon del Colorado, eravamo convinti di aver visto ormai qualsiasi bizzarria: treni merci, aerei cargo, moto da cross e persino giganteschi hovercraft.
Improvvisamente, i fili d’erba si piegano e l’asfalto sussulta. All’interno dello specchietto retrovisore fa la sua comparsa un Mecha colossale, alto come un grattacielo, che scavalca la nostra vettura con un balzo fantascientifico. La nostra auto sembra un microscopico giocattolo a confronto delle sue immense suole metalliche. Non è un’allucinazione: ci ritroviamo a gareggiare a tutta velocità contro il clone di un Gundam.
Il robot si lancia in uno sprint devastante, sradicando alberi secolari come se fossero fragili ramoscelli, mentre le frequenze della radio trasmettono un pezzo rock giapponese che urla più forte del nostro scarico modificato. Anche per gli standard fuori di testa a cui ci ha abituati la serie, quello che sta accadendo sullo schermo è pura follia programmata. Gli organizzatori del festival hanno fatto centro ancora una volta.
Un open world automobilistico dove tutto è possibile
Se siete amanti delle simulazioni pure su pista, dove ogni curva richiede il rispetto del codice cavalleresco del motorsport e dove appoggiarsi alle portiere degli avversari o tagliare i cordoli è considerato un peccato mortale, fareste meglio a rimanere sui server di Gran Turismo o del già citato Forza Motorsport.
La saga di Forza Horizon ha fatto del caos motorizzato a base di divertimento arcade il suo marchio di fabbrica, un ecosistema in cui il concetto stesso di “strada asfaltata” è più un consiglio opzionale che una reale necessità geometrica. Forza Horizon 6 eleva all’ennesima potenza questa filosofia della totale libertà d’azione.
All’interno del festival non c’è spazio per la frustrazione. Se commettete un errore grossolano durante una curva a gomito, la presenza della celebre funzione di Riavvolgimento (Rewind) vi permette di azzerare il tempo, correggere la traiettoria e conquistare comunque la medaglia d’oro senza alcuna penalità.
La bellezza del titolo risiede nella sua natura scalabile: se cercate una sfida più profonda e appagante, vi basterà disattivare tutti gli aiuti elettronici alla guida (come il controllo di trazione, la frenata assistita e la traiettoria ideale), configurare manualmente i rapporti del cambio e gestire con attenzione i punti maestria della vettura per trasformare il gioco in un sim-cade tecnico e impegnativo.
Spesso catalogati frettolosamente come semplici giochi di corse, i titoli della serie Forza Horizon sono a tutti gli effetti dei monumentali open world all’interno dei quali si compiono innumerevoli attività ludiche sfruttando le automobili come mezzo d’espressione.
La gara di velocità è solo la punta dell’iceberg: la mappa è letteralmente disseminata di autovelox da far impazzire, zone di drift in cui controllare la sbandata, tesori nascosti da scovare, acrobazie aeree e mascotte distruttibili. Il segreto del successo planetario di questo brand risiede nella sua straordinaria capacità di trasformare qualsiasi videogiocatore in un piloti provetto.
La scalata al successo: l’evoluzione del sistema di progressione
Nella sua struttura macroscopica, Forza Horizon 6 decide di non stravolgere i pilastri portanti che hanno reso celebre la proprietà intellettuale di Microsoft, con buona pace di quella nicchia di utenti che pretendeva un reboot radicale. Il software inietta nelle vene del giocatore una dose massiccia di adrenalina pura, con un ritmo travolgente che non lascia spazio a tempi morti.
I personaggi non giocanti (NPC) si rivolgono al nostro alter ego con un’estrema e colorata confidenza, i menu sfoggiano tinte fluo ad altissimo contrasto e le tracce musicali spingono i diffusori al massimo delle loro potenzialità fisiche.
Un aspetto encomiabile della progressione è la totale assenza di punizioni: i punti esperienza (XP) e i premi piovono generosamente al minimo accenno di guida acrobatica, indipendentemente dal posizionamento sul podio. Il solo fatto di tagliare il traguardo di un evento garantisce l’accumulo di esperienza utile.
Una volta riempito l’apposito indicatore, il pilota viene invitato a partecipare a una delle grandi Esibizioni Showcase o a un evento Horizon Rush, con l’obiettivo di conquistare un nuovo braccialetto colorato. Ogni livello del braccialetto sblocca una miriade di nuove icone e missioni sulla mappa di gioco, accompagnando per mano il giocatore fino al raggiungimento dello status di “Pilota Leggendario”. È un loop di gioco collaudato, perfetto per mantenere l’interesse ai massimi livelli per decine e decine di ore.
Sebbene la mappa del Giappone possa inizialmente apparire affollata e caotica come un albero di Natale saturo di decorazioni colorate, Playground Games ha inserito un sistema di filtri straordinariamente intelligente per ripulire l’interfaccia.
Inoltre, l’introduzione di una modifica strutturale legata al Viaggio Rapido elimina qualsiasi tipo di barriera: in questo capitolo, ogni singola strada visitata per la prima volta si trasforma istantaneamente in un punto di teletrasporto gratuito, senza la necessità di dover acquistare case specifiche o distruggere i classici cartelloni dei bonus. Una scelta squisitamente incentrata sul comfort dell’utente.
L’unica variazione degna di nota rispetto al precedente capitolo ambientato in Messico risiede nella gestione del parco auto durante le prime fasi della campagna. Forza Horizon 6 introduce un vincolo che obbliga il giocatore a utilizzare una tipologia di vettura specificamente coerente con la classe della gara selezionata.
Questa dinamica — ampiamente richiesta dai puristi della serie — costringe a testare un numero maggiore di bolidi e a investire i crediti guadagnati nel potenziamento del proprio parco auto. La personalizzazione libera dell’evento viene sbloccata solo dopo aver completato la corsa almeno una volta. Le vetture rimangono comunque estremamente facili da collezionare, sia attraverso i premi della Ruota della Fortuna (Wheelspin), sia acquistandole nel salone o scovandole all’interno dei fienili come Gioielli Dimenticati.
Sul fronte del bilanciamento della difficoltà dei piloti virtuali (Drivatar), abbiamo riscontrato alcune spigolosità che necessiteranno di futuri aggiornamenti correttivi: in alcune circostanze gli avversari si sono rivelati osso duro anche a livello intermedio, mentre in altre occasioni abbiamo dominato la corsa anche a livelli di sfida impostati verso l’alto.
Le gare clandestine su strada (Street Races) hanno subito un netto incremento della difficoltà generale, a causa del fondo stradale viscido delle cittadine giapponesi che mette a dura prova la tenuta delle supercar più potenti.
Tokyo By Night: un miracolo urbanistico e paesaggistico
L’iconico speaker radiofonico Scott Tyler, storica voce dell’emittente Bass Arena, è rimasto letteralmente sbalordito dalla nuova location. E a essere onesti, lo siamo anche noi. Dopo aver esplorato scenari di mezza terra, il festival Horizon sbarca finalmente in Giappone.
Per l’utente questo si traduce nella sbalorditiva bellezza di 671 strade da mappare al volante di oltre 550 veicoli suddivisi in 8 biomi unici. Ma la domanda che tutti si pongono è una sola: la ricostruzione del Giappone è in grado di farci dimenticare le calde terre del Messico? La risposta è un sontuoso ed entusiastico “Hai”(Sì, in lingua giapponese).
L’opera di compressione geografica operata dagli artisti di Playground Games è encomiabile: questo Giappone virtuale racchiude in un centinaio di chilometri quadrati tutto ciò che un turista sogna di vedere nel Paese del Sol Levante.
Dalla suggestiva foresta di bambù di Arashiyama allo storico castello di Hirosaki, passando per i tornanti mozzafiato della Hakone Nanamagari e i riflessi dorati del tempio Kinkaku-ji. Un’estensione territoriale pazzesca, esplorabile in totale libertà, in cui si nota unicamente la singolare assenza delle vetture a marchio Suzuki all’interno del catalogo dei costruttori.
Il vero fiore all’occhiello della produzione è però la ricostruzione della capitale. Fatta eccezione per la parentesi di Surfers Paradise vista in Forza Horizon 3, il brand non aveva mai ospitato una vera e propria metropoli asiatica contemporanea. Le sezioni urbane di Nizza, Edimburgo o Guanajuato erano affascinanti, ma strutturalmente prive di grattacieli, densità di traffico e arterie sopraelevate.
Attraversare il distretto di Akihabara nel cuore della notte, circondati da schermi LED colossali e insegne al neon, per poi sfrecciare lungo il leggendario incrocio di Shibuya, offre un colpo d’occhio che non ha eguali nella storia dei racing game.
Tokyo ridefinisce i parametri urbani del franchise per complessità e ampiezza, lasciando unicamente il rammarico per la mancata inclusione di una seconda area urbana di pari spessore, come la storica Kyoto.
Sensazioni di guida pure e verticalità estrema
Il level design del mondo di gioco sfrutta magnificamente il concetto di verticalità, sia negli agglomerati urbani sia nelle aree rurali. I tracciati delle gare sono un continuo susseguirsi di dislivelli pronunciati, discese verticali da brivido e carreggiate strutturate su più livelli sovrapposti, capaci di restituire un senso di velocità eccezionale.
I segnali di pericolo per i salti acrobatici sono i più spettacolari mai inseriti nella serie, mentre le zone di drift dedicate alle derapate controllate presentano combinazioni di curve degne delle migliori montagne russe. L’esplorazione è incentivata costantemente dalla presenza di collezionabili nascosti nei luoghi più impensabili della mappa, raggiungibili spesso solo calcolando alla perfezione la traiettoria di un salto.
Se desiderate concedervi un momento di puro relax visivo, il software integra un sofisticato sistema di Pilota Automatico: vi basterà selezionare un punto di arrivo sulla mappa, adagiare il controller sul tavolo e ammirare lo scorrere dei paesaggi giapponesi sorseggiando un drink, godendovi la straordinaria pulizia dell’algoritmo grafico.
Comparto grafico: la magia dei 60 Frame al Secondo su Xbox Series X
I titoli di Playground Games sono da sempre il punto di riferimento tecnologico degli hardware Microsoft, e questo sesto capitolo non fa eccezione. Su Xbox Series X l’utente si trova davanti alla canonica scelta tra la Modalità Qualità (focalizzata sulla risoluzione nativa e dettagli massimi) e la Modalità Prestazioni.
Il nostro consiglio è quello di attivare senza alcuna esitazione quest’ultima opzione: il lavoro di ottimizzazione svolto dal team britannico a 60 frame al secondo è un vero e proprio prodigio tecnico.
Sfrecciare a oltre 300 km/h al comando di una Ferrari FXX-K restituisce una fluidità visiva impressionante che rimanda direttamente alle sensazioni dei racing futuristici alla Wipeout. Tutto scorre in modo fulmineo, mantenendo un’immagine nitida, pulita e priva di fenomeni di pop-in degli elementi dello scenario.
Rispetto al comparto grafico del quinto capitolo, Forza Horizon 6 mette in mostra una densità poligonale nettamente superiore e una definizione degli shader del terreno (asfalto, fango, erba) incredibilmente realistica.
La cura per i micro-dettagli rasenta la perfezione: dalla polvere che si accumula progressivamente sulla carrozzeria agli splendidi effetti atmosferici, passando per la simulazione dell’abbagliamento visivo quando si esce a tutta velocità da un tunnel autostradale.
Naturalmente, analizzando l’opera con una lente d’ingrandimento prettamente microscopica, è possibile scorgere qualche piccolo compromesso: i modelli poligonali dei rari pedoni a bordo strada appaiono leggermente rigidi, i riflessi della vegetazione sugli specchi d’acqua mostrano occasionali incertezze e la visuale dall’abitacolo non riproduce la vettura retrostante se ci si volta rapidamente. Si tratta però di piccolezze strutturali all’interno di un quadro visivo che, nel 2026, rappresenta lo stato dell’arte del genere arcade.
La cura riposta nella componente fotografica farà la gioia dei creatori di contenuti: la modalità foto eredita tutte le introduzioni passate, permettendo ora di modificare in tempo reale l’orario del giorno e le condizioni meteorologiche con la pressione di un singolo tasto.
Rimane confermata la funzione di “Scatto Rapido” legata alla Promozione Horizon, ideale per catalogare le vetture incontrate senza dover attendere i tempi di elaborazione dell’immagine.
Un’atmosfera sonora da festival
Un grande festival automobilistico non può prescindere da una colonna sonora di spessore. Forza Horizon 6 mette sul piatto un ventaglio iniziale di 9 stazioni radiofoniche selezionabili, che spaziano con disinvoltura tra Pop, Elettronica, Techno, Drum & Bass, Rock, Hip-Hop e Synthwave.
La vera punta di diamante della selezione è l’introduzione di un’emittente interamente dedicata alla J-Pop e alla musica tradizionale giapponese, gestita da una carismatica conduttrice locale: un valore aggiunto incredibile per l’immersione culturale, specialmente durante le sessioni di guida notturne tra i quartieri di Tokyo.
La nostra raccomandazione musicale ricade sul brano Technopolis del 1979 della celebre Yellow Magic Orchestra, un pezzo synth-pop leggendario che evoca le migliori sonorità dei Kraftwerk.
Per la prima volta nella storia del franchise, anche la stazione di musica classica merita di essere mantenuta attiva, grazie a una selezione focalizzata su arrangiamenti epici e orchestrali di rara bellezza. I campionamenti dei motori termici ed elettrici sono fostati ulteriormente affinati, restituendo sonorità corpose e differenziate in base allo scarico installato.
Sul fronte della localizzazione, Playground Games ha purtroppo confermato la linea degli ultimi anni: Forza Horizon 6 include menu, testi e sottotitoli completamente in italiano, ma il doppiaggio parlato rimane esclusivamente in lingua originale (inglese). Si tratta di una scelta che avevamo già digerito con il quinto capitolo, ma che quest’anno si estende anche ad altre nazioni europee (come la Francia, che ha perso il suo doppiaggio storico).
Sebbene la presenza dei sottotitoli salvi l’accessibilità della trama, l’assenza di voci italiane si fa sentire durante le gare più concitate: sfrecciare a 250 km/h nel bel mezzo di una sfida cittadina mentre i copiloti comunicano dettagli cruciali costringe a distogliere lo sguardo dalla strada per leggere i testi. Inoltre, gli interventi dei vari speaker radiofonici non beneficiano di alcuna traduzione testuale, lasciando i non anglofoni orfani delle loro battute.
Storie di Horizon, Sfide della Community ed EventLab 2.0
La mancanza della localizzazione italiana si fa sentire in particolar modo durante le Storie di Horizon, qui rinominate “Gite”. Mutuate dalle Spedizioni del quinto capitolo, queste missioni richiedono di seguire un convoglio lungo l’arcipelago giapponese completando una serie di sfide contestuali.
Durante il tragitto, i personaggi dialogano costantemente illustrando usi, costumi e pillole storiche delle regioni esplorate; un’aggiunta fantastica per gli amanti della cultura giapponese, ma decisamente meno ritmata rispetto alle vecchie scorribande messicane in compagnia di Ramiro.
In generale, le sceneggiature delle Storie di questo capitolo appaiono leggermente meno brillanti rispetto al passato: i duelli Tōge si riducono a semplici gare uno contro uno, il Club del Drift richiede la mera esecuzione di sbandate e le missioni della rivista Moto Auto sono interamente incentrate sull’utilizzo della modalità fotografica.
L’unico reale “lavoro secondario” integrato è quello di fattorino per le consegne di cibo a domicilio tra le strade di Tokyo, un’attività divertente ma strutturalmente classica se paragonata alle folli acrobazie cinematografiche viste in passato.
Sul fronte del comparto multigiocatore e della componente legata alla community, il pacchetto è semplicemente immenso. Il vecchio Horizon Arcade evolve ufficialmente in “Fun in Cascata Horizon”: un grande dirigibile segnala sulla mappa un’area di ritrovo in cui tutti gli utenti della sessione possono unire le forze per superare sfide cooperative suddivise in tre round, con una difficoltà che si adatta dinamicamente al numero di partecipanti attivi.
Durante le nostre approfondite sessioni di prova l’infrastruttura di rete si è dimostrata granitica, scongiurando i problemi di disconnessione che afflissero il lancio del predecessore.
Le competizioni di accelerazione (Drag) e le prove a tempo (Time Trial) sono perfettamente integrate nel mondo di gioco e accessibili istantaneamente. I tabelloni stradali mostrano i record globali in tempo reale, proiettando il nickname dell’utente direttamente sui podi virtuali all’interno della sessione.
Playground Games ha inoltre introdotto i Raduni Auto, veri e propri hub di parcheggio in cui far sfoggio delle proprie livree personalizzate e fare amicizia con altri appassionati del tuning. Ogni singola competizione può essere affrontata in solitaria o in modalità cooperativa, e la presenza dell’EventLab garantisce al titolo una longevità potenzialmente infinita.
La rivoluzione degli Horizon Rush e l’Editor dei Sogni
Ogni veterano della serie sa che le vere pietre miliari della progressione sono sempre state le Esibizioni Showcase. In questo sesto capitolo, gli sviluppatori hanno corso un rischio notevole, riducendo a due il numero delle esibizioni classiche per fare spazio a tre inediti eventi denominati Horizon Rush. Si tratta di veri e propri percorsi a ostacoli ad alta velocità che traggono profonda ispirazione dalle folli creazioni della community e dallo stile di produzioni alla Trackmania.
Inizialmente eravamo scettici di fronte alla prospettiva di vedere sacrificati i cinematici eventi espositivi a favore di sfide incentrate sul cronometro. L’incredibile ingegno di Playground Games ha però spazzato via ogni dubbio: con gli eventi Horizon Rush, lo studio mantiene intatta l’anima spettacolare del franchise, offrendo percorsi intricati a bordo di veicoli folli (inclusi elicotteri e velivoli leggeri) senza mai scivolare nella frustrazione del puro time attack accademico.
L’obiettivo finale che spinge il pilota a completare ogni attività della campagna rimane la conquista del prestigioso braccialetto d’oro, il pass d’accesso esclusivo per l’Isola delle Leggende. Questo hub sblocca le sfide più impegnative del pacchetto e, soprattutto, l’immancabile Golia (The Goliath): la corsa più lunga e massacrante dell’intera produzione.
Abbiamo impiegato circa venti minuti di concentrazione assoluta per tagliare il traguardo al volante di un bolide di Classe R, vivendo una delle esperienze automobilistiche virtuali più intense degli ultimi anni.
L’interattività e la personalizzazione sono il fulcro dell’esperienza di gioco. Oltre alla creazione delle classiche livree esterne e alla modifica estetica del proprio avatar, Forza Horizon 6 introduce un editor avanzato per i vetri delle auto e, per la prima volta, la possibilità di personalizzare interamente l’interno dei garage delle proprie abitazioni. Sfruttando gli asset dell’EventLab, è possibile installare luci al neon ed elementi architettonici per dare al proprio rifugio un taglio squisitamente cyberpunk.
Esiste persino un’intera macro-regione della mappa completamente modificabile in tempo reale, da editare in solitaria o in compagnia dei propri amici. Durante la nostra prova abbiamo letteralmente rasato al suolo la vegetazione di un’area per gettare cemento virtuale e ricostruire da zero un intero quartiere storico di Kyoto, colmando l’unica assenza urbanistica della mappa principale.
L’interfaccia dell’editor è talmente intuitiva che chiunque, nel giro di un quarto d’ora, sarà in grado di posizionare oggetti e manipolare lo scenario con assoluta disinvoltura.
Considerazioni Finali
Forza Horizon 6 si consacra ufficialmente come il sovrano assoluto dei giochi di corse di stampo arcade in questo 2026. L’approdo nel Paese del Sol Levante non è una semplice variazione estetica, ma rappresenta il terreno di gioco più densamente stratificato, affascinante e divertente mai partorito dalla mente di Playground Games.
La straordinaria stabilità dei 60 fotogrammi al secondo su Xbox Series X, unita alla ventata di freschezza portata dagli eventi Horizon Rush e a un editor di scenari a dir poco rivoluzionario, surclassa la concorrenza sotto ogni punto di vista.
Gli unici elementi che separano la produzione dalla perfezione assoluta risiedono in una scrittura delle Storie di Horizon meno incisiva rispetto al passato e nella mancanza di un doppiaggio parlato in italiano, che ci costringe ancora una volta a fare affidamento sui soli sottotitoli scritti durante la guida.
Ciononostante, ci troviamo davanti a un acquisto imprescindibile per chiunque possieda una console Microsoft o un PC da gaming: un’opera monumentale, visivamente maestosa e dotata di una longevità potenzialmente infinita. Il re è tornato, e ha posizionato la sua bandiera sulla cima del Monte Fuji.

