C’è una Canon AE-1 che aspetta in un cassetto. O un Nikon FM2 che odora ancora di pelle vecchia. Quasi tutti ne hanno una — presa a un mercatino, ereditata, comprata con l’entusiasmo di chi stava per “tornare all’analogico” e poi non ci è tornato. Queste macchine non sono rotte. Sono semplicemente in attesa.
Samuel Mello Medeiros ha costruito qualcosa che risponde a questa attesa in modo abbastanza radicale. Si chiama I’m Back Roll APS-C, e il concetto è quasi banalmente semplice: un modulo che si carica nella camera film come fosse una normale pellicola. Nessun cacciavite, nessuna modifica alla scocca, nessun adattatore che penzola fuori dal corpo. La macchina rimane esattamente quella che era. Cambia solo ciò che sta dentro.
Come trasformare la vecchia fotocamera in 4K
Il cuore del modulo è un sensore Sony IMX571 da 26,1 megapixel, retroilluminato, formato APS-C — lo stesso tipo di sensore usato in astronomia, dove la pulizia del segnale non è un valore estetico ma una necessità tecnica. Registra RAW e JPEG, fino a 256GB di storage interno, connettività Wi-Fi e Bluetooth, e — dettaglio che all’uscita di una Contax RTS avrebbe fatto ridere chiunque — video in 4K. Girare video con un obiettivo Zeiss Planar T* 50mm f/1.4 montato su una macchina del 1975 non era un’opzione contemplabile da nessuno quando quella macchina venne prodotta. Adesso lo è.
Il funzionamento è deliberatamente non-moderno nel ritmo. Non c’è display sul retro. Si imposta diaframma, messa a fuoco e velocità dell’otturatore esattamente come si faceva con la pellicola, poi si preme un tasto remoto per attivare il sensore, e si scatta entro uno o due secondi. C’è anche un pulsante di sincronizzazione che permette di fare tutto con un solo click, avvitato direttamente al pulsante dell’otturatore. Dopo qualche scatto diventa automatico, come ricaricare una rullino senza guardare.
La decisione di progetto più silenziosa e più intelligente riguarda la batteria. Ha la forma esatta di una cartuccia 35mm — si carica nella camera esattamente dove andrebbe il Kodak Ultramax, e si estrae allo stesso modo. È un dettaglio che non trovi nei comunicati stampa in bella evidenza, ma che dice molto su chi ha pensato questo oggetto. Non richiede nessun gesto nuovo al fotografo.
Il fattore di crop da 1,5x significa che un 50mm su un Nikon F3 si comporta come un 75mm equivalente — qualcosa da tenere a mente se la propria collezione è costruita attorno a grandangoli. Non è un problema, è una variabile. I profili colore inclusi coprono Kodak Portra, Tri-X 400, Fujifilm, Ilford HP5, Cinestill 800T, Ektachrome E100 — ognuno calibrato sulla risposta tonal della pellicola corrispondente, Cinestill compresa, con la sua caratteristica alazione al tungsteno.
La campagna Kickstarter ha superato il milione di dollari raccolti. Il prezzo di partenza è 449 dollari, con spedizioni previste ad agosto 2027.
C’è un’ultima cosa che vale la pena notare, e non è tecnica. Il fatto che questo modulo non lasci alcuna traccia visibile sulla macchina — nessun foro, nessun cavo, nessuna modifica irreversibile — significa che la Canon o il Nikon nel cassetto rimane esattamente quella che era anche dopo l’acquisto. Il valore affettivo dell’oggetto non viene toccato. Non è un retrofit. È più simile a prestare la macchina a qualcuno che sa usarla in modo diverso, e poi riprenderla intatta.