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I giorni del Wi-Fi sono contati: è stato creato un sistema wireless che raggiunge velocità fino a 362 Gbps

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Non è fantascienza: un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge ha costruito un sistema wireless ottico capace di trasmettere dati a 362,7 gigabit al secondo, consumando circa la metà dell’energia rispetto alle tecnologie Wi-Fi comparabili. I risultati sono stati pubblicati nel 2026 sulla rivista scientifica Advanced Photonics Nexus.

Il cuore del sistema è un chip di dimensioni inferiori al millimetro quadrato, su cui è integrata una matrice di 25 laser a semiconduttore disposti in configurazione 5×5. Si chiamano VCSEL — Vertical-Cavity Surface-Emitting Laser — e non sono una tecnologia nuova: vengono già impiegati nei data center, nei sistemi di riconoscimento facciale e nelle comunicazioni in fibra ottica.

Altro che Wi-Fi, è questo il sistema che funziona

La novità sta nell’averli integrati in una piattaforma compatta per la trasmissione wireless in ambienti chiusi, con un’architettura ottica personalizzata che plasma i fasci luminosi in una griglia ordinata di spot quadrati uniformi.

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Durante i test, 21 dei 25 laser erano attivi simultaneamente. Ogni laser operava in modo indipendente, trasmettendo il proprio flusso dati a velocità comprese tra 13 e 19 Gbps. Sommati, i 21 canali paralleli hanno prodotto la velocità aggregata record di 362,7 Gbps su un collegamento in aria libera di due metri. Secondo i ricercatori, si tratta di uno dei valori più elevati mai registrati per un trasmettitore ottico wireless a scala di chip abbinato a un ricevitore in spazio libero.

Il consumo energetico si attesta intorno a 1,4 nanjoule per bit trasmesso. Per confronto, le tecnologie Wi-Fi più avanzate in condizioni paragonabili ne richiedono circa il doppio. Un dato che assume peso specifico in un contesto in cui reti e data center rappresentano una quota crescente del consumo elettrico globale.

Il sistema risolve anche il problema delle interferenze tra i diversi fasci luminosi. I ricercatori hanno progettato un’ottica capace di dirigere ciascun segnale verso zone specifiche tramite microlenti, ottenendo una uniformità di illuminazione superiore al 90%. Questo consente connessioni multiple simultanee nello stesso spazio senza degrado del segnale — un vantaggio diretto rispetto alla congestione che affligge le reti radio in ambienti ad alta densità di dispositivi.

La tecnologia VCSEL usata in questo sistema è la stessa che Apple impiega nei sensori Face ID degli iPhone, un dettaglio che evidenzia quanto questi laser siano ormai maturi sul piano produttivo. Il passaggio dalla fotocamera frontale di uno smartphone a un trasmettitore wireless ad alta velocità è concettualmente distante, ma tecnologicamente più vicino di quanto sembri.

C’è però un elemento contro-intuitivo che emerge dall’analisi del sistema: la luce, che viaggia in linea retta e non attraversa i muri, potrebbe sembrare un vettore meno versatile delle onde radio. In realtà, è proprio questo limite fisico a renderla interessante per gli ambienti chiusi — le stanze diventano celle di trasmissione naturalmente isolate, eliminando alla radice il problema delle interferenze tra reti adiacenti che oggi rallenta il Wi-Fi in edifici densamente abitati.

I ricercatori non hanno presentato il sistema come sostituto del Wi-Fi, ma come tecnologia complementare: luce per i carichi dati più intensi in spazio fisso, onde radio per la mobilità. La fase di test si è limitata a un collegamento di due metri in condizioni di laboratorio. La distanza tra quel banco di prova e un’applicazione domestica o commerciale scalabile resta, al momento, tutta da misurare.

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