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La Gen Z tradisce lo streaming per il grande schermo: i giovani ora preferiscono il cinema agli abbonamenti

Gruppo di ragazzi e ragazze seduti al cinema mentre guardano il film, ridono e mangiano popcorn, in un clima conviviale e partecipato.

Un nuovo report rivela un cambio di rotta radicale: i ragazzi tra i 18 e i 25 anni abbandonano la fedeltà alle piattaforme a favore dell’evento sociale, trasformando il consumo digitale in un’esperienza “mordi e fuggi”.

Se pensavate che il destino delle sale cinematografiche fosse segnato dall’avanzata inarrestabile dei colossi del divano, preparatevi a cambiare idea. La Generazione Z, spesso descritta come la paladina del “tutto e subito” in streaming, sta riscrivendo le regole del gioco. Una recente e approfondita ricerca intitolata “Generations In Play: 2026 Audience Insights Report”, commissionata da Dentsu e IGN Entertainment (con il supporto di Kantar e della UC Berkeley), scatta una fotografia sorprendente dei nuovi comportamenti di consumo.

Il verdetto è chiaro: la fedeltà cieca a Netflix, Disney+ o Prime Video è un ricordo del passato. Per i giovani di oggi, l’abbonamento non è più una costante, ma un mezzo temporaneo per raggiungere un obiettivo specifico.

Lo streaming diventa “usa e getta”: il fenomeno del Churn

Dimenticate l’abbonamento ricorrente pagato per anni senza nemmeno aprire l’app. Secondo lo studio, il 59% degli utenti della Gen Z ammette di iscriversi e disiscriversi dai servizi di streaming solo per “dare la caccia” a un titolo specifico. Che si tratti dell’ultima stagione di Stranger Things o del film Marvel del momento, la dinamica è brutale: ci si abbona, si fa binge watching, e si cancella il profilo appena scorrono i titoli di coda dell’ultimo episodio.

Grafico comparativo sulle abitudini di streaming tra generazioni diverse, con percentuali di abbonamenti attivi e propensione a cancellare un servizio per seguirne un altro.
I giovani utenti si muovono tra le piattaforme con estrema fluidità: ci si abbona per vedere un contenuto preciso e poi si disdice, senza più alcuna vera fedeltà al servizio. (Mistergadget.tech)

Questo comportamento alimenta quello che nel marketing viene chiamato “churn rate” (tasso di abbandono), una metrica che sta togliendo il sonno ai manager di Los Angeles. Karl Stewart, Senior Vice President di IGN, spiega che ogni generazione ora opera su un “sistema operativo” mentale differente: per i nati tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2010, il catalogo sterminato non è più un valore aggiunto; ciò che conta è l’evento, l’esclusività del momento.

Il cinema come “piazza sociale”: il ritorno del weekend di apertura

Contrariamente al luogo comune che vede i giovani incapaci di mantenere l’attenzione per più di 15 secondi a causa di TikTok, i dati dicono altro: la Gen Z ha il 13% di probabilità in più rispetto alle generazioni precedenti di recarsi al cinema durante il weekend di apertura di un film.

Pubblico giovane seduto in sala cinematografica durante una proiezione, con una grafica sovrapposta che evidenzia il maggiore interesse della Gen Z per il weekend di apertura dei film.
La sala torna centrale come evento sociale: secondo il report, la Gen Z è più propensa delle altre generazioni a vivere il cinema durante il fine settimana di debutto. (Mistergadget.tech)

Perché questo ritorno alle sale? La risposta risiede nella natura stessa dell’esperienza. Secondo Brent Koning, Global Gaming Lead di Dentsu, il cinema è tornato a essere un’esperienza sociale e comunitaria irrinunciabile. Per un ventenne del 2026, la serata al cinema non è solo guardare un film, ma è un rito che comprende la cena fuori, il commento dal vivo e quella dimensione di “immediatezza” e condivisione che lo smartphone, nella sua solitudine, non può offrire. In un mondo iper-connesso, l’evento fisico diventa il vero lusso.

Addio al possesso: la fine dei supporti fisici e dei prezzi pieni

Lo studio evidenzia anche un distacco quasi totale dalla cultura del possesso materiale. La Gen Z è la prima generazione a vivere in un’economia di puro accesso:

  • Il 71% ha smesso di acquistare musica in formato fisico (CD o vinili, se non per collezionismo estremo).
  • Il 70% non possiede più copie fisiche (DVD o Blu-ray) di film e serie TV.
  • Il 62% si rifiuta di pagare il prezzo pieno per i videogiochi, preferendo attendere sconti o usufruire di servizi come il Game Pass, ma con la stessa logica “on-off” dello streaming video.
Slide di un report sul passaggio dal possesso all’accesso nei consumi media, con dati su film, musica e gaming che mostrano il calo degli acquisti fisici a favore dello streaming.
Un nuovo report fotografa il cambio di paradigma nei consumi culturali: per la Gen Z conta sempre meno possedere contenuti, mentre cresce il modello basato su accesso e fruizione temporanea. (Mistergadget.tech)

L’economia del possesso e l’abbonamento “di conforto” hanno lasciato il posto a un’economia dell’accesso puntuale e dell’esperienza vissuta. I brand e gli studi di produzione devono capire che la Generazione Z non è un pubblico acquisito: va conquistata ogni singola settimana creando un evento che valga la pena di essere vissuto fuori dalle mura di casa.

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