Si chiama LockBox, è stata sviluppata da due ventenni — Giulia Violati, 24 anni, e Simone D’Amico, 23 — ed è al momento disponibile per gli studenti dell’Università Federico II di Napoli.
Il meccanismo è più sofisticato di un semplice timer. L’app offre tre modalità: la Hard Mode, che consente solo chiamate e SMS e vale 60 monete all’ora; la Music Mode, che permette l’ascolto di musica durante lo studio per 50 monete all’ora; e la Easy Mode, con blocco personalizzabile delle singole app, che genera 12 monete all’ora. La differenza di rendimento tra modalità è rilevante: chi usa Hard Mode guadagna cinque volte più di chi sceglie Easy Mode per lo stesso tempo di disconnessione.
La soglia per riscattare il primo premio concreto è fissata a 1.500 monete, equivalenti a circa 25 ore di disconnessione totale. A quella quota corrisponde un Open Badge certificato — “Benessere digitale” — che attesta competenze come autodisciplina, gestione del tempo e uso consapevole della tecnologia, inseribile nel profilo LinkedIn. Non è un gadget: i badge digitali sono riconosciuti da molti atenei e aziende come credenziali verificabili.
L’app che paga per restare offline
Il dato di contesto che giustifica il progetto è che gli adolescenti trascorrono in media 350 minuti al giorno sullo smartphone, il 77% si dichiara dipendente e gli effetti negativi si misurano su sonno, rendimento scolastico e salute mentale. LockBox non si rivolge solo a chi studia in aula: l’obiettivo dichiarato è ridurre l’uso del telefono anche nelle sessioni di studio domestico, dove l’autocontrollo è più difficile da mantenere.
L’aspetto contro-intuitivo del progetto è che funziona proprio perché richiede di usare lo smartphone per smettere di usarlo. L’app va scaricata, l’account va creato e autenticato, i blocchi vanno impostati manualmente. L’utente interagisce attivamente con il dispositivo per costruire la propria disconnessione — una logica circolare che, paradossalmente, sembra funzionare meglio dei divieti esterni, dove la compliance tende a essere bassa non appena il controllo cessa.
Il sistema dei partner convenzionati è la vera infrastruttura del progetto. Senza un’offerta di premi credibile, l’accumulo di monete virtuali non avrebbe presa. L’accesso è attualmente limitato agli studenti della Federico II tramite le credenziali universitarie, il che risolve il problema dell’autenticazione e riduce il rischio di abusi, ma limita anche la scalabilità immediata ad altri contesti.
Sul mercato esistono già app simili, ma LockBox si distingue per il modello ibrido tra incentivo economico e certificazione accademica. La maggior parte dei concorrenti si limita a bloccare le app o a tracciare il tempo offline senza corrispettivi concreti. Il badge LinkedIn trasforma il comportamento in una voce di curriculum, spostando la motivazione dal breve al medio periodo.
Governi di tutto il mondo si stanno muovendo per limitare l’uso degli smartphone tra i giovani, con il Giappone che ha già introdotto un limite di due ore giornaliere. LockBox propone un approccio opposto: non il divieto imposto dall’alto, ma il vincolo scelto e remunerato dall’utente stesso. Il modello tiene finché i premi sono abbastanza attraenti da competere con lo scrolling. È quella la variabile da monitorare nel tempo.